Clima

Caldo, nel Padovano morte al lavoro sotto il sole. Milano anticipa apertura cantieri alle 6

I tre centri urbani che sabato rimangono in giallo, infine, sono Cagliari, Catania e Messina.

aggiornato alle 18:20

Caldo torrido a Torino, Italia - la gente cerca refrigerio nelle fontane giovedi 25  giugno 2026 ( foto Daniele Solavaggione/LaPresse)  LAPRESSE

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Confermato l’aumento dei bollini rossi dai 17 di oggi ai 18 di venerdì 26 giugno, mentre sabato 27 rimarranno stabili. Questo quanto emerge dal bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute, che prende in considerazione 27 centri urbani.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

I bollini rossi, che indicano il massimo livello di rischio caldo per tutta la popolazione, oggi sono Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo. All’elenco, domani e dopodomani, si aggiungerà come previsto Genova. 

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Che il caldo sia in aumento lo conferma la comparsa nel bollettino, sabato, di 6 nuovi bollini arancioni che indicano il rischio solo per bambini, anziani, disabili e in generale per i più fragili: si tratta di Campobasso, Civitavecchia, Napoli, Palermo, Reggio Calabria e Trieste.

Questi centri urbani oggi e venerdì sono in giallo (stato di pre-allerta per una possibile ondata di calore). I tre centri urbani che sabato rimangono in giallo, infine, sono Cagliari, Catania e Messina.

Morto al lavoro sotto il sole, si indaga per omicidio colposo

Si indaga per omicidio colposo sulla morte di Stefano Tonin, l’operaio 57enne stroncato da un malore mercoledì scorso mentre era al lavoro in un cantiere a San Martino Lupari, nel Padovano. Il fascicolo aperto dalla Procura di Padova, al momento a carico di ignoti, punta a chiarire in primo luogo quale ruolo abbia giocato il caldo estremo di questi giorni sulla morte dell’uomo, che per tutta la mattina avrebbe lavorato sotto al sole con temperature anche fino ai 36 gradi.

Da capire, poi, perché si trovasse in servizio nella fascia oraria vietata dalla normativa regionale. A quanto emerso dai primi accertamenti, infatti, Tonin si sarebbe sentito male intorno alle 14.30, subito prima di finire il turno e tornare a casa dalla sua famiglia. Ma l’ordinanza firmata nei giorni scorsi dal presidente del Veneto Alberto Stefani per “tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori maggiormente esposti” al caldo e al sole, vieta i lavori all’aperto dalle 12.30 alle 16.00 nei giorni in cui il sistema Worklimate indica un alto livello di rischio. E mercoledì, proprio per via delle elevate temperature, il lavoratore avrebbe dovuto fermarsi.

Tonin, che nelle ore e nei giorni precedenti alla tragedia stava lavorando a un impianto idrico destinato ad alcune villette in costruzione, si è accasciato a terra improvvisamente, senza nemmeno fare in tempo a comunicare ai colleghi che si sentiva male. Chi si trovava vicino a lui in quel momento ha provveduto immediatamente a soccorrerlo e ad allertare il 118, così che il 57enne venisse portato in ospedale al più presto. Ma nonostante il tempestivo arrivo dell’ambulanza e dell’elisoccorso, non c’è stato niente da fare. Tonin non ha più ripreso conoscenza e circa un’ora e mezza più tardi il medico non ha potuto fare altro che dichiararne il decesso.

Fondamentale, per chiarire le cause della morte e la natura del malore che l’ha colpito al termine della giornata lavorativa sarà l’autopsia, già disposta sul corpo dell’uomo dal pm di Padova Sergio Dini. Sul caso, indaga poi anche lo Spisal (Servizio di prevenzione degli infortuni sul lavoro) dell’Ulss 6 euganea, che dovrà verificare gli orari di lavoro di Tonin, le sue mansioni e le direttive che la ditta di Castelfranco Veneto (Treviso) presso la quale era impiegato gli aveva dato.

Per il caldo a Milano anticipata alle 6 l’apertura dei cantieri

Fino al 23 settembre i cantieri all’aperto di opere pubbliche o di pubblica utilità a Milano potranno iniziare l’attività alle 6. Complice il caldo e l’ordinanza regionale che vieta il lavoro fra l’altro nei cantieri dalle 12:30 alle 16 nei giorni a rischio per le alte temperature, il Comune di Milano ha autorizzato infatti una deroga ai valori limite acustici per questo tipo di attività. Si chiede però a imprese e operai nei cantieri di seguire alcuni accorgimenti: le macchine e le attrezzature rumorose dovranno essere accese solo per il tempo strettamente necessario e dovranno essere posizionate, se possibile, nelle aree del cantiere più lontane da case e “ricettori sensibili” e a vere schermature idonee e le macchine e le attrezzature essere in modo da evitare che l’onda sonora vada verso le abitazioni e chi è più esposto, inoltre le lavorazioni particolarmente rumorose dovranno essere fatte a fasi in temi diversi, limitando i rumori non strettamente connessi al lavoro del cantiere.

Siccità: fiume Po in affanno, decisivi i Grandi Laghi alpini

I grandi Laghi alpini restano l’ultima garanzia per la disponibilità d’acqua nel bacino del Po, ma la situazione idrica continua a peggiorare sotto la spinta del caldo eccezionale e della persistente assenza di precipitazioni significative. È il quadro emerso dalla riunione straordinaria dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, che oggi a Milano ha fatto il punto sull’evoluzione della crisi lungo l’intero Distretto padano.

Le condizioni più difficili si registrano in alcune aree del Piemonte, dove la disponibilità d’acqua per l’irrigazione è in forte diminuzione e in alcuni comprensori i prelievi sono stati completamente sospesi. Misure di contenimento e di allerta sono state attivate anche in Emilia-Romagna e Veneto. Proprio in Emilia-Romagna si segnalano inoltre forti riduzioni dei deflussi e, in diversi casi, torrenti appenninici ormai in secca.

Particolarmente preoccupante la situazione nel Delta del Po, dove continua ad avanzare il cuneo salino proveniente dall’Adriatico. Nei rami di Pila-Venezia e di Goro l’intrusione dell’acqua marina ha raggiunto rispettivamente i 16-18 e i 18-20 chilometri dalla foce, costringendo alla sospensione delle attività irrigue per l’agricoltura.

In questo quadro, la Lombardia mantiene una parziale capacità di gestione delle risorse idriche grazie anche al contributo atteso delle colature irrigue, pur all’interno di uno scenario che resta complessivamente critico.

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