Clima

Riserve idriche, Anbi: «Nord sull’orlo di una crisi. Nel Sud si registra sovrabbondanza»

Il direttore generale di Anbi Massimo Gargano: «Se lo scorso anno era il sud a vivere una condizione di emergenza, mentre il nord disponeva di maggiori risorse, oggi lo scenario si è ribaltato». Preoccupano le condizioni del Po

di Pietro Menzani

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Il quadro idrico italiano appare profondamente disomogeneo, ma la situazione sembra essersi ribaltata rispetto al passato. Se il nord è sull’orlo di una crisi, il sud registra invece riserve abbondanti. Lo rivela il report sugli scenari climatici di Anbi (Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e tutela del territorio e acque irrigue) presentato il 22 giugno a Roma. «Il clima - sottolinea Massimo Gargano, direttore generale dell’associazione - ci consegna un’Italia dell’acqua sempre più fragile e imprevedibile. Se lo scorso anno era il sud a vivere una condizione di emergenza, mentre il nord disponeva di maggiori risorse, oggi lo scenario si è ribaltato».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Le risorse idriche

Come si legge nel report di Anbi, l’Italia meridionale ha vissuto una fase di crisi idrica durata oltre due anni fino a dicembre 2025, ma una serie di cicloni mediterranei nei primi quattro mesi del 2026 ha riportato le riserve a livelli storicamente elevati, pur avendo causato danni economici e infrastrutturali: gli aumenti, rispetto al 2025, sono del 65% in Sicilia, del 60% in Puglia, del 59% in Basilicata e del 42% in Sardegna. Anche in Calabria, Campania e Abruzzo le riserve versano in ottime condizioni. Per esempio, il bacino di Conza, in Campania, è pieno al 98%, con il 35% di acqua in più rispetto all’anno scorso.

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Nel nord-est, al contrario, si registra un deficit acuto di precipitazioni: in Trentino-Alto Adige, secondo i dati dell’hub europeo Hypermeteo-Radarmeteo, nei primi cinque mesi del 2026 è piovuto il 39% in meno rispetto alla media degli ultimi 30 anni. In Piemonte nell’anno idrologico 2025-2026 (fino a maggio) le precipitazioni sono state inferiori del 23% rispetto alla media. Anche la Lombardia registra numeri preoccupanti: tra dicembre e maggio sono caduti 360 mm di pioggia, il 29% in meno della media. Lo stesso vale per l’Emilia-Romagna, dove l’anno idrologico corrente ha registrato solo 3 mesi con anomalie positive di precipitazioni - dicembre 2025, gennaio e febbraio 2026 - e 5 mesi con piogge sotto la media.

Secondo il report, il divario tra nord e sud del Paese rappresenta una sfida strutturale per la gestione delle risorse idriche nazionali nel 2026.

Cabina di regia

In ragione delle condizioni critiche rilevate nell’Italia centro-settentrionale, il 22 giugno Anbi Piemonte ha chiesto alla Regione l’attivazione di una cabina di regia che coinvolga tutti i soggetti competenti nella gestione delle acque. L’obiettivo è monitorare da vicino l’evoluzione della stagione irrigua e agevolare il coordinamento delle iniziative necessarie.

L’associazione spiega infatti che «in diversi comprensori stanno emergendo segnali di crescente difficoltà nella gestione della risorsa idrica. Le segnalazioni provenienti dai Consorzi associati indicano una progressiva riduzione delle disponibilità d’acqua e una maggiore complessità nella programmazione e nella distribuzione delle portate necessarie a soddisfare i fabbisogni irrigui delle aziende agricole».

Eventi estremi

L’Italia, come si legge nel report di Anbi, appare poi sempre più esposta a fenomeni climatici estremi. Dall’inizio dell’anno al 20 giugno 2026 in 1.029 località italiane si sono verificati eventi meteorologici di forte intensità come grandine grossa (584), pioggia intensa (365) e tornado (80), segnando un aumento del 40% in un anno.

Il periodo compreso tra novembre 2025 e giugno 2026 è stato caratterizzato da una marcata anomalia climatica: si è infatti verificata una frequente alternanza tra eccesso d’acqua, fenomeni meteorologici violenti, periodi di carenza idrica e ondate di calore estremo. Numerosi episodi di maltempo (piogge intense, alluvioni) hanno causato criticità idrogeologiche in varie regioni, tra cui Liguria, Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzo, Calabria, Molise, Basilicata, Sicilia e Sardegna. Il Paese è stato poi colpito da intense grandinate, forti raffiche di vento, nevicate abbondanti e gelate tardive, con impatti significativi su agricoltura e infrastrutture.

Inoltre, questi mesi sono stati generalmente più caldi della media stagionale, con picchi insoliti interrotti da brevi ma intense fasi di freddo e a maggio e giugno ondate di caldo record si sono abbattute principalmente sull’Italia centro-settentrionale. Oltre alle temperature anomale, è registrata una siccità ricorrente: nonostante un inverno con precipitazioni diffuse, già ad aprile sono state segnalate criticità idriche in alcune aree alpine e appenniniche.

Monitoraggio

Massimo Crespi, climatologo e presidente di Hypermeteo e Radarmeteo, spiega che, per quanto riguarda il bacino del Mediterraneo, siamo davanti a un «vero e proprio cambiamento degli “schemi” meteorologici, con la marginalizzazione verso ovest dell’anticiclone delle Azzorre ed il costante prevalere dell’anticiclone africano, che ha origine nel riscaldamento del polo e che porta con sé, oltre alla sabbia, ondate di calore più consistenti». Al 2040 si prevede infatti un aumento delle temperature nel sud d’Italia e nella costa tirrenica di almeno 2 gradi.

In Italia, però, secondo Crespi, l’assenza di un’infrastruttura di monitoraggio coordinato aggrava l’impatto degli effetti del cambiamento climatico. I dati disponibili sono infatti rilasciati dalle Agenzie regionali per la protezione ambientale (Arpa). Siamo cioè «privi di una visione climatica unitaria in un Paese distribuito tra i climi continentali dolomitici, le steppe montane appenniniche e la macchia mediterranea. Va preso atto che il clima non è più un tema per soli climatologi, esso riguarda l’intero Paese in tutte le sue componenti». 

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