Beverage

A Copenaghen male Carlsberg, deludono primo semestre e prospettive incerte

Ha messo a segno un utile operativo pari a 7,233 miliardi di corone danesi mentre il margine operativo è diminuito di 40 punti base al 15,8%. Non basta il miglioramento delle stime sull'Ebit 2025

di Stefania Blasioli

Foto: Carlsberg

2' di lettura

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Scivolone di Carlsberg alla Borsa di Copenaghen dopo la diffusione dei risultati finanziari del primo semestre, nonostante la revisione al rialzo delle stime sull'ebit per l'intero anno. Il produttore di birra danese ha lasciato sul terreno oltre il 7% del suo valore. Il gruppo brassicolo che produce Kronenbourg 1664, Tuborg e Somersby ha annunciato di aver conseguito nei primi sei mesi dell’anno un utile operativo pari a 7,233 miliardi di corone danesi mentre il margine operativo è diminuito di 40 punti base al 15,8%. L'utile netto è risultato pari nel periodo a 3,562 miliardi di corone (-4,7%), a causa dell'aumento dei costi finanziari netti, delle imposte e dell'integrazione della britannica Britvic.

L'utile netto rettificato è risultato in aumento del 3,9% a 4,023 miliardi di corone a fronte di un utile per azione rettificato in aumento del 4,7% a 30,4 milioni di corone. Contestualmente, il gruppo stima ora che l’ebit crescerà nel 2025 in una forchetta compresa tra il 3% e il 5% quest'anno, rispetto a una precedente stima di crescita dell'1%-5%. Tuttavia, secondo Edward Mundy, analista di Jefferies, il mercato si aspettava già una crescita del 4%, quindi questo cambiamento non ha influito in modo significativo.

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Si tratta di una tendenza di risultati deludenti nel primo semestre che, come sottolinea James Edwardes Jones, analista di Rbc Capital Markets, è stata già tracciata da Anheuser-Busch InBev (-0,84% a Bruxelles) e Heineken (-0,23% ad Amsterdam). Le nuove previsioni beneficiano di un clima estivo più caldo in gran parte dell'Europa, che ha stimolato le vendite dopo un'estate piovosa lo scorso anno, e della ripresa della domanda di birra premium, anche in Cina. Nello specifico, in Cina, dove Carlsberg e i birrifici concorrenti hanno risentito del calo della fiducia dei consumatori, che ha portato un maggior numero di clienti a bere a casa, si è registrata una crescita nel segmento premium, mentre le birre tradizionali hanno subito un calo. I volumi cinesi sono aumentati dell'1%, dove Carlsberg si sta espandendo nelle grandi città. La performance di Carlsberg nel Paese, dove ha mantenuto la sua quota di mercato, è in contrasto con quella dei concorrenti, tra cui ad esempio Anheuser-Busch InBev, che il mese scorso ha riportato risultati inferiori alle aspettative del mercato.

Complessivamente, i volumi organici sono diminuiti dell'1,7%, un risultato leggermente peggiore rispetto alle previsioni degli analisti, e aggravato dall’avvertimento dell'azienda che non vede un miglioramento del contesto dei consumi nel resto dell'anno. Il ceo di Carlsberg, Jacob Aarup-Andersen, ha dichiarato che la performance del produttore di birra è stata “forte in un anno difficile” e che si prevede una «crescita dei volumi leggermente migliore nella seconda metà dell'anno». Tuttavia, non si è mostrato ottimista riguardo alla spesa dei consumatori, frenata dall'aumento dei prezzi e dall'incertezza, aggiungendo: “Non ci sono indicazioni che la situazione cambierà nella seconda metà dell'anno”. L'azienda, che sta integrando il produttore britannico di bevande analcoliche Britvic dopo la sua acquisizione all'inizio dell'anno, ha dichiarato che l'integrazione «sta procedendo bene» e ha aumentato la quota di mercato di marchi come Pepsi Max e 7UP.

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