Ucraina

Zelensky: «Sono uno dei pochi che dice a Trump quando ha torto»

Accolta con favore, dal presidente ucraino, la tregua firmata in Medio Oriente: «Ora si torni a parlare del mio Paese»

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky tiene una conferenza stampa in occasione della Giornata del Servizio Diplomatico a Kiev, in Ucraina, il 22 dicembre 2025, nel pieno dell'invasione russa. Durante la conferenza, Zelensky ha risposto alle domande dei giornalisti sui negoziati di pace mediati dagli Stati Uniti.  EPA/SERGEY DOLZHENKO EPA

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«Chi ha un rapporto migliore di me con Trump? Penso che abbiamo buone relazioni perché sono una delle poche persone che gli dice quello che pensa. Non ci sono molte persone che possono dire al presidente degli Stati Uniti che non ha sempre ragione. Abbiamo bisogno di supporto dagli Stati Uniti, non solo militarmente. Anche loro hanno bisogno di noi e della nostra esperienza acquisita in questi anni di guerra». Lo ha detto il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky in una intervista con l’inviato di Radio Rai Marco Barbonaglia.

In quest’ottica Zelensky - questa volta intervistato nel podcast “The Rest is Politics” - ha fatto notare che gli Stati Uniti hanno ignorato prove schiaccianti del fatto che la Russia abbia aiutato l’Iran a colpire le basi statunitensi in Medio Oriente perché «si fidano» di Vladimir Putin. Zelensky ha affermato che i satelliti militari russi hanno fotografato infrastrutture energetiche critiche negli stati del Golfo e in Israele, nonché le posizioni delle basi dell’esercito statunitense in tutta la regione. Il Cremlino - ha aggiunto - ha trasmesso dettagli e immagini al regime iraniano per facilitare i suoi attacchi. «L’ho detto pubblicamente - ha proseguito il presidente ucraino - Abbiamo forse sentito una reazione da parte degli Stati Uniti nei confronti della Russia, una reazione del tipo “devono fermare tutto questo?” Il problema è che si fidano di Putin. Ed è un peccato». Zelensky ha aggiunto che il team di Donald Trump non è riuscito a «comprendere realmente i dettagli di ciò che la Russia vuole».

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Ucraina, 1498° giorno di guerra

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Zelensky però, ai microfoni Rai, si è congratulato con gli Stati Uniti per il risultato raggiunto sul cessate il fuoco in Iran, affermando che questo renderà «più facile affrontare questa crisi energetica». «Il supporto all’Ucraina, con le forniture di armamenti, deve continuare», ha specificato. Gli Usa erano «più concentrati sul Medio Oriente» e per questo «i negoziati a tre con la Russia sono stati posticipati. Ma ripartiremo», ha assicurato.

Il leader ucraino ha poi lodato l’Italia e la presidente del Consiglio. «Giorgia Meloni è una leader forte non solo in tutta Europa ma anche a Bruxelles. È una delle voci più esplicite, soprattutto per aiutare l’Ucraina. Oggi bisogna sbloccare i 90 miliardi di assistenza al nostro Paese. Dipende da tante voci e la voce di Giorgia è molto importante per noi. Giorgia Meloni ha buone relazioni con gli Stati Uniti e gli Stati Uniti devono fare pressione sulla Russia per un cessate il fuoco e poi porre fine a questa guerra. Lo stesso si può dire di Bruxelles», ha auspicato Zelensky.

Cremlino: in attesa di nuovi colloqui con Usa e Ucraina

La situazione sul campo

Sul campo prosegue la conta delle vittime civili: un attacco russo ha ucciso una persona e ne ha ferite quattro nella regione meridionale ucraina di Zaporizhzhia, lo hanno riferito le autorità regionali. «Una persona è stata uccisa e quattro ferite» nell’attacco avvenuto nelle prime ore del mattino, ha scritto Ivan Fedorov, capo dell’amministrazione militare regionale, su Telegram. Ha aggiunto che il numero delle vittime è «in aumento» dopo l’attacco, che ha distrutto alcune case nella cittadina rurale di Balabyne.

Un civile è stato ucciso dai detriti di un drone ucraino caduti su un condominio nel distretto di Krymsk, nel Territorio di Krasnodar, in Russia. Lo ha dichiarato il governatore della regione, Veniamin Kondratyev. «Purtroppo, è stata segnalata una vittima. I detriti di un drone hanno ucciso un uomo che si trovava sul balcone di un condominio nel villaggio di Sauk-Dere, nel distretto di Krymsk», ha scritto Kondratyev sulla piattaforma di messaggistica Max.

La Russia ha consegnato all’Ucraina le spoglie di 1.000 soldati ucraini morti in cambio dei corpi di 41 soldati russi, secondo quanto riporta il quotidiano online RBC, che cita il parlamentare Shamsail Saraliyev.

Il presidente russo Vladimir Putin non ha ancora deciso in merito ad una possibile tregua pasquale, ha dichiarato oggi il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Domenica 12 aprile si festeggerà la Pasqua ortodossa. «Ad oggi, il Comandante Supremo non ha preso alcuna decisione», ha dichiarato Peskov ai giornalisti, rispondendo a una domanda su una possibile tregua pasquale.

Ex giornalista arrestato in Russia per tradimento

Il Servizio di sicurezza federale russo (Fsb) con l’accusa di tradimento ha arrestato nel Territorio della Transbajkalia un ex corrispondente freelance di Radio Free Europe, considerata organizzazione indesiderabile nella Federazione Russa. Lo ha riferito l’ufficio stampa dell’Fsb, citato dalle agenzie russe. Le autorità, che non hanno rivelato l’identità dell’uomo, riferiscono che si tratta di un residente della città di Chita, nato nel 1960. Secondo gli inquirenti, allo scopo di sostenere il governo di Kiev, l’ex giornalista si era unito a un gruppo Telegram e aveva trasmesso al Servizio di sicurezza ucraino informazioni su un organo di stampa locale. I dati trasmessi sarebbero stati utilizzati da Kiev per attacchi informatici.

A processo Memorial, l’ong Nobel per la Pace che denuncia i crimini sovietici

La Corte suprema esamina oggi, in un processo a porte chiuse e basato su un fascicolo classificato come «segretissimo», la richiesta del ministero della Giustizia per designare come organizzazione estremista Memorial, per la precisione un inesistente «Movimento internazionale Memorial», proprio come inesistente è il Movimento internazionale Lgbtq bollato «estremista» già nel 2023. L’organizzazione, che nel 2022 era stata insignita del Premio Nobel per la pace, era stata costretta a chiudere fra il 2021 e il 2022. Da allora, opera principalmente all’estero. Ci sono però attivisti rimasti in Russia e piccole sezioni locali ancora aperte che svolgono lavoro di archivio, ricerca storica e organizzano escursioni nei luoghi del terrore, portano avanti il lavoro dell’organizzazione negli strettissimi limiti imposti dalle leggi introdotte dal governo russo dopo l’inizio della guerra su larga scala all’Ucraina.

Il caso per estremismo in discussione oggi è un ulteriore passo verso la persecuzione dei suoi attivisti, delle poche attività rimaste in piedi in Russia e il sequestro dei beni dell’associazione. Memorial era nata alla fine degli anni Ottanta per documentare le repressioni politiche in epoca sovietica e in seguito anche le violazioni dei diritti umani nella Russia contemporanea. Mantiene aggiornato un elenco di prigionieri politici, che a ora conta più di mille persone, quando erano 46 nel 2015. Proprio quell’anno, Memorial era stata inserita nell’elenco delle organizzazioni considerate come «agente straniero» Lo scorso febbraio Memorial Internazionale era stata designata come «organizzazione indesiderabile», impedendo così ai russi di cooperare o fare donazioni all’organizzazione.

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