Condanna a Mosca per Memorial, la voce degli ultimi dissidenti
La Corte Suprema russa ha ordinato la chiusura della più antica e autorevole organizzazione per la difesa dei diritti umani, fondata da Sacharov
di Antonella Scott
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«Non potete liquidare Memorial senza rinnegare quanto ha fatto, e sta facendo - aveva avvertito in aula uno degli avvocati dell’organizzazione per la difesa dei diritti umani, Maria Eismont, al termine del procedimento -. La chiusura di Memorial International riporterà il Paese indietro nel tempo, e aumenterà il rischio di una repressione totale».
Non l’hanno ascoltata. La Corte Suprema della Federazione Russa ha ordinato martedì 28 dicembre la chiusura di quello che nel 2016 era stato bollato come “agente straniero”. Dunque, il cerchio può chiudersi: Memorial International era stata creata negli ultimi anni di vita dell’Unione Sovietica da Andrej Sacharov e da altri dissidenti per documentare il Gulag e le repressioni staliniane. Un compito divenuto in questi ultimi anni sempre più arduo, per andare a fondersi con la denuncia delle persecuzioni contro i dissidenti nella Russia di oggi.
La memoria cancellata
L’ultimo di loro, Jurij Dmitriev, 65 anni, responsabile della sezione di Memorial in Carelia, è stato condannato lunedì a 15 anni di colonia penale: al termine di una lunga e tormentata vicenda giudiziaria in cui lo storico di Petrozavodsk - una vita trascorsa a indagare sulle fosse comuni e le vittime di Stalin - è stato accusato di abusi sulla figlia adottiva.
Accuse che i sostenitori di Dmitriev considerano politicamente motivate: «Lo Stato russo - riconosce Elena Zhemkova, direttore esecutivo di Memorial International - ritiene importante commemorare le vittime delle repressioni». Fu lo stesso Vladimir Putin, quattro anni fa, a inaugurare un monumento ai 700.000 morti del Grande Terrore staliniano del 1937-38. «Non dobbiamo cancellare dalla memoria nazionale né giustificare questo terribile passato», disse il presidente davanti al “Muro del Dolore”, figure senza nome scolpite a lato della circonvallazione interna di Mosca. Un po’ fuori mano: quasi a nascondere il disagio del Cremlino. «Nessuna resa dei conti», aggiunse Putin.
La vera ragione della condanna
In questi ultimi mesi l’ambiguità è diventata condanna, nei confronti di chi - accusa l’ufficio del procuratore generale - «crea una falsa immagine dell’Urss raffigurandola come uno Stato terrorista». Questa, fa sapere Memorial International, «è la vera ragione della chiusura», ma lo Stato «è al di sopra di ogni critica».









