Riscaldamento globale

Von der Leyen risponde a Trump sul clima: «Terremo la rotta». Xi annuncia i nuovi impegni della Cina

La presidente della Commissione al vertice Onu sull’ambiente difende l’impegno europeo sul taglio dei gas serra, ma arriva solo con una dichiarazione di intenti sui nuovi impegni. Pechino annuncia: taglio delle emissioni del 7-10% entro il 2035 rispetto al picco che sarà raggiunto prima del 2030

di Gianluca Di Donfrancesco

La presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen (AFP)

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«Ve lo assicuro: l’Europa manterrà la rotta sull’ambizione climatica. Le nostre emissioni sono diminuite di quasi il 40% dal 1990. Rappresentano ormai solo il 6% delle emissioni globali di gas serra. Siamo sulla strada giusta per raggiungere il nostro obiettivo per il 2030 e ridurle del 55%». Ursula von der Leyen prova a difendere quel che resta dell’impegno europeo contro il riscaldamento globale, con una credibilità e una forza sminuita dalle retromarce sul Green Deal, imposte dal cambio di priorità nella politica internazionale e dai rapporti di forza a Bruxelles e negli Stati membri dell’Unione.

Solo una dichiarazione d’intenti

Al vertice sul clima delle Nazioni Unite di ieri, la presidente della Commissione è arrivata solo una dichiarazione di intenti sugli Ndc, i contributi determinati a livello nazionale da realizzare entro il 2035. L’impegno formale non c’è ancora, perché i Ventisette non hanno raggiunto l’accordo necessario. Anzi, hanno rinviato la decisione sul taglio dei gas serra del 90% entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990, proposto dalla Commissione, in vista del traguardo della neutralità climatica nel 2050. Von der Leyen ha assicurato che gli Ndc dell’Unione (forbice di riduzione delle emissioni compresa tra il 66,25% e il 72,5%), saranno presentati prima della Cop30 di Belém, che si terrà a novembre.

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Il negazionismo trumpiano

Martedì, il presidente Donald Trump, aveva rilanciato sul suo già chiaro negazionismo climatico, che ora determina le politiche adottate dagli Stati Uniti, prima potenza economica mondiale e secondo maggior produttore di anidride carbonica dopo la Cina. Ieri, il dipartimento dell’Energia ha annunciato che cancellerà oltre 13 miliardi di dollari di fondi destinati alle fonti verdi dall’Amministrazione Biden.

Nel suo intervento all’Assemblea generale dell’Onu, Trump ha ripetuto le sue convinzioni: il cambiamento climatico è «la più grande truffa mai perpetrata al mondo», il consenso scientifico sul riscaldamento globale è stato creato da «persone stupide». E ha criticato i Paesi che hanno spinto sulle rinnovabili, in particolare l’Europa, che secondo lui rischierebbe «la rovina». Nulla di nuovo. Come aveva già fatto all’epoca del primo mandato, appena tornato alla Casa Bianca, Trump ha ritirato gli Usa dall’Accordo di Parigi del 2015, quello che traccia la rotta per frenare vicino a 1,5 gradi ed entro 2 gradi l’aumento delle temperature globali a fine secolo, rispetto ai livelli preindustriali. Obiettivi che renderebbero sostenibile l’impatto del climate change, ma che sembrano sempre più fuori portata.

La piccola promessa della Cina

Von der Leyen, ieri, ha assicurato che «il mondo può contare sulla continua leadership dell’Unione Europea sul clima». Subito prima di lei, il presidente cinese, Xi Jinping, ha affermato che la transizione energetica è «un trend globale, malgrado alcuni Paesi si muovano contro corrente». Pechino, nel suo Ndc, si impegna «a ridurre le emissioni di gas serra del 7-10% entro il 2035, rispetto al picco», che dovrebbe essere stato appena raggiunto. Un po’ poco per un Paese che genera il 30% dei gas serra e da solo ha contribuito per circa il 90% della loro crescita nell’ultimo decennio.

Verso la Cop30

Il vertice Onu è stato aperto dall’appello del segretario generale Antonio Guterres a moltiplicare sforzi fin qui insufficienti, ma sembra passato un secolo dal 23 settembre del 2019, quando l’allora sedicenne Greta Thunberg intervenne all’Assemblea generale, mentre una marea di manifestanti invadeva le strade di New York. Era l’apice del movimento per il clima e dei Friday for Future. In pochi anni tutto è cambiato e l’agenda green è sprofondata nella lista delle priorità, un po’ come isole e coste del Pacifico e dell’Oceano indiano, già sommerse dall’innalzamento delle acque.

Tra meno di due mesi, il mondo si riunirà nel gran gala annuale della Conferenza sul cambiamento climatico, la Cop30, organizzata dal Brasile a Belém, a ridosso dell’Amazzonia, la cui foresta continua ad arretrare e bruciare anche sotto il Governo di uno dei paladini del Sud globale, Luiz Inácio Lula. Date le premesse, sono altissime le probabilità di un nuovo risultato inadeguato alla sfida, come gli ultimi tre vertici, in Egitto, Dubai e Azerbaijan.

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