Emergenza clima

Ecco perché il Patto verde non convince più l’Europa

I ministri dell’Ambiente hanno rinviato ai capi di Stato e di governo la decisione finale sul target di riduzione delle emissioni entro il 2040

dal nostro corrispondente Beda Romano

Wopke Hoekstra, commissario europeo per il clima, parla ai media durante il Consiglio dei ministri europei dell'Ambiente a Bruxelles

2' di lettura

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BRUXELLES - Per anni, l’Unione europea ha mostrato la via sul fronte ambientale. Oggi è alle prese con non pochi ripensamenti, tanto il Patto Verde è ormai argomento controverso e oggetto di correzioni. Riuniti ieri a Bruxelles, i ministri dell’Ambiente hanno deciso di rinviare ai capi di Stato e di governo la decisione sull’obiettivo di riduzione delle emissioni nocive per il 2040. In attesa, i ministri si sono accordati su una mera dichiarazione di intenti incentrata sul 2035.

Prima della pausa estiva la Commissione europea aveva proposto un obiettivo di riduzione delle emissioni, del 90% entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990, in vista di raggiungere la neutralità climatica nel 2050. Nella sua proposta, Bruxelles aveva introdotto elementi di flessibilità, che (per ora) non si sono dimostrati sufficienti. In queste settimane i Ventisette non sono riusciti a trovare un compromesso.

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Ieri, i ministri dell’Ambiente si sono limitati ad approvare una lettera di intenti incentrata sul 2035. La dichiarazione di due pagine prevede una forbice di riduzione delle emissioni compresa tra il -66,25% e il -72,50% rispetto al 1990, che sarà perfezionata cammin facendo. L’obiettivo è di non giungere «a mani vuote», per usare l’espressione di un diplomatico, nei due summit internazionali previsti nelle prossime settimane (il primo a New York a fine mese, il secondo in Brasile in novembre).

Ha spiegato in una conferenza stampa il ministro danese dell’Ambiente Lars Aagaard, che ieri ha presieduto la riunione ministeriale: «Continuiamo a rimanere uniti. Parleremo con una sola e chiara voce alle Nazioni Unite. L’accordo di oggi dimostra la volontà dell’Unione europea e dei suoi Stati membri di trovare soluzioni e promuovere l’azione globale per il clima».

Il commissario all’Ambiente Wopke Hoekstra ha parlato di strategia che comunque rimane «ambiziosa».

Tornando all’obiettivo del 2040, l’Ungheria e la Repubblica Ceca si oppongono fermamente. Altri rumoreggiano come la Francia e l’Italia. La Germania difende ufficialmente la proposta comunitaria (ma quanto tenacemente?). La presidenza danese dell’Unione europea ha preso la decisione di mettere la questione in agenda in uno dei prossimi vertici europei. In ottobre i capi di Stato e di governo si riuniranno in due occasioni, il 1° a Copenaghen e il 23-24 a Bruxelles.

L’obiettivo è di ottenere dai leader indicazioni sul da farsi. Successivamente Copenhagen organizzerà una nuova riunione dei ministri dell’Ambiente per adottare formalmente l’obiettivo europeo per il 2040, prima della riunione internazionale in Brasile (dal 10 al 21 novembre a Belém). Il ministro Aagaard si è detto «ottimista», nonostante tutto (anche se, come fa notare il centro-studi ECCO, la polarizzazione del dibattito è forte in tutti i Paesi e anche nel Parlamento europeo).

Commentava ieri il ministro dell’Ambiente italiano Gilberto Pichetto Fratin: «Su temi così importanti (...) è fondamentale che si esprimano i capi di Stato e di governo. Siamo infatti convinti che spetti ai leader definire il livello di ambizione, così come tutte le condizioni abilitanti e le necessarie flessibilità per i propri territori. Senza queste premesse, gli Stati membri rischiano ancora una volta di trovarsi di fronte a obiettivi inapplicabili e a costi insostenibili per i propri cittadini e le proprie imprese».

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