Vino

Vino, indagine Mediobanca: vendite e redditività in tenuta nonostante l’incertezza

Analisi sulle 255 principali società di capitali italiane del vino con fatturato superiore ai 20 milioni di euro e ricavi aggregati per 11,7 miliardi

di Giorgio dell'Orefice

Le bollicine continuano a trainare il mercato del vino, nella foto i vigneti di Cartizze, nella zona del Prosecco superiore di Valdobbiadene Docg

4' di lettura

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Un settore che nonostante le incertezze sui mercati resta vivace con buone performance di vendita trainato ancora dal driver degli spumanti, buone le performance in termini di redditività. È il comparto del vino italiano come emerge dall’Indagine 2025 sul settore vitivinicolo italiano realizzata dall’Ufficio Studi di Mediobanca, indagine che riguarda le 255 principali società di capitali italiane del vino con fatturato 2023 superiore ai 20 milioni di euro e ricavi aggregati per 11,7 miliardi pari al 94,9% del fatturato del settore.

Traino dall’estero, bollicine in testa

Un segmento produttivo che vede ancora rafforzarsi la propria internazionalizzazione: oggi - spiegano a Mediobanca - quasi una bottiglia su due viene consumata in un Paese diverso da quello che l’ha prodotta (il rapporto tra export e consumi passato dal 27% del 2000 al 46,6% del 2024).

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Nel 2024 la produzione mondiale di vino è stimata in 226 milioni di ettolitri, in calo del 4,8% mentre i consumi si attestano a 214 milioni di ettolitri (-3,3%). L’Italia appare in controtendenza: la produzione è cresciuta del 15,1% nella produzione rispetto al 2023 (che era stata un’annata tra le più scarse degli ultimi 70 anni) e +0,1% nei consumi (con 37,8 litri pro-capite all’anno).

In attivo anche il saldo commerciale: in 20 anni è cresciuto a un tasso medio annuo del 5,5%, passando da 2,6 miliardi di euro del 2004 ai 7,5 nel 2024. L’Italia è, inoltre, il primo esportatore di vino per quantità (21,7 milioni di ettolitri nel 2024) e il secondo per valore (8,1 miliardi di euro dietro solo agli 11,7 miliardi della Francia).

Nonostante le incertezze sui mercati secondo quanto emerge dall’Indagine Mediobanca i maggiori produttori di vino si attendono per il 2025 una crescita delle vendite complessive del +1,7% e del 2% per l’export.

A trainare le esportazioni, come del resto accade da qualche anno a questa parte, le bollicine (che si attendono un +4,4% nei ricavi complessivi), soprattutto oltreconfine (+6,1% l’export atteos), mentre i vini fermi si aspettano un +0,9% (+1,2% l’export).

Il 2024 dei maggiori produttori italiani di vino ha chiuso senza variazioni significative (+0,3% sul 2023) con un maggiore aumento sul mercato estero (+0,7%). Spiccano le buone performance oltreconfine dei vini frizzanti (+9,1%).

L’Ebit margin ha riportato un aumento di 0,5 punti percentuali sul 2023, il rapporto tra il risultato netto e il fatturato di 0,2 punti.

Nel 2024, in diminuzione del 2,5% i quantitativi venduti su tutti i canali; ancora una volta fanno eccezione (+4,1%) gli spumanti. Perdono quota le vendite on premise: -4,9% sul 2023 il valore dell’horeca che raggiunge il 17,6% del mercato e -8,4% enoteche e wine bar (market share al 5,7%). In leggero aumento le vendite dirette (+1,3% sul 2023) che si attestano all’8,2% del mercato.

Altro dato positivo registrato nel 2024 la buona crescita dell’enoturismo con un +9% sul 2023 nei ricavi. Le visite in cantina sono oggi offerte dai tre quarti delle aziende.

Le cantine leader

L’Indagine Mediobanca sul settore vitivinicolo italiano stila anche una classifica delle migliori performance delle aziende vinicole italiane. Al primo posto si conferma come leader di fatturato il Gruppo cooperativo Cantine Riunite-GIV con un giro d’affari di 676,6 milioni di euro (+0,6% sul 2023). Al secondo posto il polo vinicolo Argea (464,2 milioni, +3,3%), seguita da IWB con 401,9 milioni (-6,3% sul 2023).
Fatturato 2024 superiore ai 300 milioni di euro anche per la cooperativa romagnola Caviro (385,2 milioni) in calo del 9% sul 2023.

Dieci società si collocano nella fascia di ricavi compresi tra i 200 e 300 milioni di euro: la toscana Antinori (fatturato 2024 pari a 261,6 milioni di euro, in aumento del 7,4% sul 2023), la cooperativa trentina Cavit (253,3 milioni di euro, -5,2%), La Marca, specializzata nella produzione di spumanti, con fatturato 2024 pari 251 milioni di euro (+11%), la veneta Herita Marzotto Wine Estates (248,2 milioni di euro, -2,8%), il Gruppo Collis (219,3 milioni di euro, +4,7%), la trentina Mezzacorona (212,3 milioni, -2,5%), la cooperativa Terre Cevico (211,3 milioni, +7,4%), la Zonin 1821 (209,3 milioni, +7,8%), la Mack & Schühle (205,6 milioni, +19,3%) e la piemontese Fratelli Martini (200,1 milioni, -8,3%).

Osservando la redditività (rapporto tra risultato netto e fatturato), il 2024 vede in testa la veneta Herita Marzotto Wine Estates (17,8%), seguita dalla toscana Antinori (12%) e da un’altra veneta, Mionetto, che registra un utile su fatturato del 9,2%.

Alcune aziende hanno una quota di export molto elevata, in alcuni casi quasi totalitaria: Fantini Group tocca il 96,1%, Ruffino il 93,3%, Argea e Pasqua superano il 90%.

Le differenze territoriali

L’Indagine Mediobanca offre inoltre una classifica delle migliori performance su base territoriale, tra le regioni. Classifica che al vertice conferma il Veneto che concentra un quarto dei quantitativi di vino italiano prodotto. Un primato che si riflette anche sul valore che supera il 20% del totale nazionale. Segue la Puglia (volume pari al 16,1% del totale, valore 12,6%). Per Piemonte e Toscana il peso in volume, compreso tra il 4 e il 5% del totale, raddoppia in valore (per entrambe le regioni prossimo al 10% di quello italiano); di contro, la Sicilia è la regione con il maggiore distacco della quantità rispetto al valore.

Il Veneto guida anche le esportazioni (più del 35% dell’export italiano) doppiando il Piemonte e la Toscana ferme al15% ciascuna.

I primati regionali emergono anche dai bilanci delle aziende: alle toscane tocca il più alto Ebit margin (16,4%), il miglior Roi alle abruzzesi (7%), con il Piemonte in seconda posizione (6,4%). Grandi esportatori i produttori piemontesi (63% del fatturato), toscani (59,5%) e abruzzesi (58,7%).

Per Roe brillano Puglia e Lombardia (6,6% in entrambi i casi); quest’ultima eccelle anche in termini di Ebit margin (seconda posizione con il 10,9%), ma con una modesta apertura oltreconfine (export pari al 24,3%). Nel 2024 sono in crescita soprattutto le imprese friulane (+8,2% le vendite complessive e +7,1% oltreconfine) e toscane (+2,3%; +4,6%).

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