Vino, il grande mercato africano è la nuova frontiera dell’export
I volumi sono ancora bassi, anche a causa di difficoltà logistiche e culturali, ma il trend medio negli ultimi anni è stato del +11%, spinto dall’aumento generale dei consumi e del turismo
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Il potenziale è quello di un mercato enorme, in senso fisico, con popolazione e capacità di spesa in crescita. Il rischio, paradossalmente, lo stesso: le dimensioni di un Continente frammentato in oltre 50 economie diverse, irto di ostacoli burocratici e tecnici sulla via dell’export.
L’Africa, soprattutto subsahariana, offre uno sbocco appetibile per le vendite delle cantine vitivinicole italiane, attratte da un orizzonte tanto esteso quanto acerbo nei flussi del commercio enoico. Secondo dati elaborati per il Sole 24 Ore da Vinitaly, l’Africa vitivinicola incide su circa l’1,4% delle importazioni globali di vino, con un valore di poco meno di mezzo miliardo di dollari Usa e una crescita cumulata del 6,2% fra 2019 e 2023. L’impulso è impresso soprattutto dalla spumantistica, in salita del 10% ed equivalente a oltre il 25% delle importazioni nel Continente.
Francia e Spagna al top fra gli esportatori
I numeri lievitano se si guarda al mercato nel suo complesso, con ricavi proiettati dal portale Statista a un picco di 10 miliardi di dollari Usa nel 2025. La spinta ai consumi, si legge in un report del portale, è un riflesso dell’evoluzione sociale in alcune economie: «La crescita economica, l’urbanizzazione e l’aumento della classe media – si legge nel testo – hanno portato a un aumento della capacità di spesa dei consumatori, che possono permettersi e apprezzare il vino». Fra i Paesi più interessanti indicati da Vinitaly compaiono Costa d’Avorio, Camerun, Ghana e lo stesso Sudafrica: primo esportatore, terzo importatore e outsider nella produzione continentale con 3,5 milioni di ettolitri venduti all’estero nel 2023 secondo una ricostruzione dello stesso Statista.
In cima alla graduatoria dei Paesi fornitori, stando a Vinitaly, compaiono Francia e Spagna, fonti di importazioni pari a rispettivamente 190 milioni di dollari e il 34% del mercato e 117 milioni di dollari e una quota del 21 per cento. Il terzo gradino del podio è occupato dal Sudafrica, culla del 20% del totale vino commercializzato in Africa, mentre la top 5 si completa con Portogallo (avvantaggiato dal suo «feudo» lusofono in Angola) e appunto l’Italia. Le importazioni dalla Penisola si sono attestate a un controvalore di 20 milioni di dollari nel 2023, con un rialzo medio dell’11% nei quattro anni precedenti. I primi nove del 2024 hanno segnare secondo l’Istat vendite nel continente per oltre 15 milioni di euro.
L’Africa «potrebbe rivelarsi un mercato emergente nel medio-lungo termine, sostenuto dalla crescita del turismo», spiega Adolfo Rebughini, direttore generale di VeronaFiere, aggiungendo che Vinitaly ha «intensificato le relazioni con gli attori del Continente»: nell’ultime edizione si sono contati 400 professionisti dal Continente, in quella del 2025 si prospettano inviti a «top buyer e distributori» di Sudafrica, Ghana, Kenya, Mozambico, Nigeria e Rwanda.









