Dati Uiv-Ismea

Esportazioni di vino, storico (ma atteso) sorpasso degli spumanti sui rossi

Il trend di aumento delle quantità nei primi 9 mesi dell’anno è destinato a durare, con la produzione di bollicine, prosecco in testa, che è quintuplicata nel giro di vent’anni

di Giorgio dell'Orefice

Colline del Prosecco vicino ad Asolo, tra le denominazioni cresciute di più quest’anno

2' di lettura

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Doveva accadere, ed è accaduto. Nel portafoglio prodotti dell’export di vino italiano in quantità e nei primi 9 mesi dell’anno gli spumanti hanno sorpassato i vini rossi. D’altro canto, sono anni che le bollicine con in testa il fenomeno Prosecco trainano le esportazioni italiane e, sul principale mercato di sbocco del vino made in Italy, gli Stati Uniti, l’Italia già da qualche tempo, in particolare tra le nuove generazioni, è percepita principalmente come un paese produttore di spumanti più che di vini rossi.

Adesso la certificazione arriva anche dai dati di export. Secondo l’elaborazione effettuata dall’Osservatorio dell’Unione italiana vini per la prima volta le bottiglie di spumante dirette all’estero (528 milioni) hanno superato quelle di rossi e rosati (524 milioni) distanziando ancora di più i vini bianchi fermi a 460 milioni.

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Un sorpasso – spiegano all’Osservatorio Uiv-Ismea - destinato a consolidarsi alla luce di una corsa, quella delle bollicine italiane, che ha visto quintuplicare la propria produzione nel giro di vent’anni e si appresta a infrangere la quota record di 1 miliardo di bottiglie entro la fine dell’anno, con 355 milioni di pezzi consumati in Italia e nel mondo solo per le Festività.

«Dei tanti traguardi raggiunti in questi anni dallo spumante – ha commentato il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti – questo è tra i più significativi. Lo sparkling italiano vince sui competitor stranieri perché è pop e si rivolge a target trasversali, e perché in diversi casi è abbinabile a una tendenza cocktail che dagli Usa sta ormai diventando globale. Un successo del metodo Charmat ascrivibile in gran parte alla galassia Prosecco e alla sua gestione, per un’area che pur rappresentando solo il 6% del vigneto Italia oggi sta tenendo a galla il nostro export».

È infatti lo spumante l’assoluto protagonista della crescita dell’export italiano di vino (quasi 6 miliardi di euro) registrata nei primi 9 mesi di quest’anno. Se si eliminasse il contributo degli spumanti (che crescono in doppia cifra) la performance dell’export di vino italiano scenderebbe dal +3,4% ad appena un +0,5%.

Secondo l’Osservatorio, l’Italia si sta quindi sempre più trasformando in uno Sparkling Wine Country, con gli spumanti già in testa rispetto a bianchi e rossi tricolori in numerosi Paesi: non solo più UK, ma anche Francia, Polonia e Repubblica Ceca, Spagna, Russia. E presto anche gli Usa.

Secondo Uiv, la cosa più straordinaria – e che al contempo deve far riflettere - è che se dici spumante, non puoi che fare il nome di “Prosecco”. Non solo perché vale il 75% del totale spumante, ma anche perché il miliardo e 300 milioni di euro generato da gennaio a settembre viene da un fazzoletto di terra: 40mila ettari circa sommando le tre denominazioni (Conegliano Valdobbiadene, Asolo e Prosecco Doc). Il 6% del totale a vigna nazionale che in termini di valore (+12%) rivendica il 22% dei 6 miliardi di export targato Italia.

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