Vino, ecco come le cantine possono superare il ciclo negativo. La svolta già nel 2026?
Ricerca dell’Università di Bordeaux e Università di Verona con l’analisi del «caso Masi». La ripresa dopo il ciclo negativo seguirà nuovi modelli: fascia premium e brand, sostenibilità ed enoturismo tra i fattori su cui investire
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I punti chiave
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Marchi più forti che sappiano investire sui nuovi trend di consumo e consolidamento di nuovi modelli di business, come quelli legati ad esempio all’enoturismo, cresciuto enormemente negli ultimi anni. Sono tra le chiavi che permettono di individuare le aziende vitinicole che saranno capaci di affronatre le sfide dei cambiamenti in atto, nel medio e lungo periodo più importanti dei dazi di Trump. E con una stabilizzazione dei prezzi e il recupero del potere d’acquisto delle famiglie il cambio di direzione del ciclo economico potrebbe avvenire già nel 2026.
Sono tra le conclusioni dello studio “Resilienza e preparazione al prossimo ciclo di consumo globale di vino. Masi: Un caso studio originale”, a cura di Jean-Marie Cardebat - tra gli altri incarichi professore di economia all’Università di Bordeaux e direttore della Cattedra Wines & Spirits di Parigi - e Davide Gaeta, professore e docente di economia dell’impresa vitivinicola e dei mercati agroalimentari e competitività all’Università degli Studi di Verona.
La ricerca: i cicli di consumo e gli investimenti anticiclici
Secondo la ricerca, «se pur il clima economico è al momento sfavorevole al consumo di vino, essendo per per sua natura questa tendenza ciclica, come dimostra l’esperienza passata, con l’inflazione sotto controllo possiamo aspettarci un periodo più favorevole in futuro». Tuttavia «il futuro ciclo di consumo vedrà uno spostamento verso vini e consumatori diversi da quelli del ciclo appena concluso. Dobbiamo quindi prestare particolare attenzione ai segnali deboli che potrebbero guidare questo consumo futuro». Inoltre, «il consumo mondiale di vino in volume negli ultimi sessant’anni circa sottolinea una tendenza fondamentale verso la “premiumisation” del consumo». Le strategie devono dunque «essere orientate a offrire ai consumatori una proposta di alto valore. Ed è il marchio che trasmette il valore. La premialità va quindi a vantaggio dei marchi forti che, per loro stessa natura, offrono ai clienti una proposta di alto valore».
Un’ulteriore lezione è di natura «prettamente strategica» e riguarda «la tempistica e la natura delle decisioni da prendere a livello di settori vitivinicoli nazionali e di aziende vinicole». L’errore strategico classico - secondo i ricercatori - è quello di prendere decisioni procicliche (che accentuano il calo dei consumi), mentre bisognerebbe prendere decisioni anticicliche (che cercano di invertire la tendenza del ciclo). In parole povere, in una fase di flessione ciclica come quella vissuta dal settore vitivinicolo, occorre prepararsi al prossimo ciclo di crescita dei consumi (strategia anticiclica). È quindi indispensabile investire in ciò che potrebbe costituire la base del nuovo ciclo di crescita».
Il cambio dei modelli di riferimento
Non a caso tutti gli osservatori concordano sul fatto che i giovani non hanno lo stesso rapporto con il vino o con l’alcol e anche la sua distribuzione sta cambiando. Così come diminuisce il consumo tradizionale durante i pasti. In questo contesto è inutile continuare a proporre gli stessi modelli di prodotto e consumo. E infatti la crisi non colpisce tutti allo stesso modo.









