Al Vinitaly

Vini dealcolati, in Italia prevista una crescita del 90% (se si supera la burocrazia)

La produzione (oggi effettuata all’estero) potrebbe raddoppiare. In Germania, Uk e Usa vendite a 1,2 miliardi di euro e 160 milioni di bottiglie. Cresce l’attenzione alla qualità del prodotto

di Giorgio dell'Orefice

Vino dealcolato, crescita stimata 8%: le attese dei produttori

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Sui vini dealcolati made in Italy grandi potenzialità se solo la produzione - ancora bloccata da iter complessi - riuscisse a decollare. È quanto è emerso a Vinitaly nel corso dell’incontro “Vini dealcolati: consumi, consumatori e mercato” organizzato dall’Unione italiana vini. 

La produzione di questa categoria di prodotti è infatti ancora bloccata da dubbi normativi e si spera che in tempi brevi si possa superare lo stallo. Perché le potenzialità sono significative. L’Italia, che sino a ora ha destinato la produzione (effettuata all’estero) di vini dealcolati ai mercati internazionali ha quote di mercato ancora limitate - attorno al 2,5% - in particolare in Germania e Regno Unito ma il contesto è destinato a cambiare.

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Stime a +90% per Uiv-Vinitaly

Secondo un’indagine dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly sulla quasi totalità delle imprese tricolori che fanno o stanno organizzando linee di vini dealcolati, i numeri si annunciano in forte crescita: +90% di aumento produttivo previsto nel 2026, con una quota export attestata al 91% e il grosso delle vendite fatte sul canale retail (77%). Già la metà del campione intende inoltre attivare la produzione in Italia. Le tipologie a listino vedono una leggera prevalenza dei no-alcohol (54%), con un aumento significativo dell’opzione “bevanda a base vino”, balzata dal 3% del 2025 al 27% odierno.

Sbocchi in Usa, Germania, Austria e Svizzera

Tra i mercati tradizionali, prevale il Nordamerica (Usa e Canada) ma anche i Paesi Dach (Germania, Austria e Svizzera). Tra le piazze nuove ed emergenti, le risposte convergono su alcuni Paesi (Messico, Polonia ma anche Cina) e areali, con in testa Medioriente e Africa.

Nel 2025 in Germania, Regno Unito e Stati Uniti i vini Nolo (no e low alcohol) hanno realizzato un valore delle vendite nella grande distribuzione di oltre 1,2 miliardi di euro e l’equivalente di 160 milioni di bottiglie commercializzate.

Tornando alla domanda globale di Nolo (che comprende anche i dealcolati), l’analisi dell’Osservatorio su base Nielsen-IQ e Iwsr ha rilevato andamenti piuttosto diversificati, sia per titolo alcolometrico, sia per tipologia di prodotto, con gli alcohol-free in marcia positiva rispetto agli arretramenti dei low alcohol. In particolare, gli spumanti - nella categoria “zero” - dimostrano di intercettare meglio degli altri le dinamiche positive di mercato: in Uk (+24%, +17% per i prodotti italiani) e negli Usa (+15%, con l’Italia a +200%).

È anche una questione di qualità

Tra i consumatori cresce l’attenzione alla qualità del prodotto che risulta in decisa crescita. «Il tema del gusto - ha detto il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti - rappresenta ancora un freno al consumo per il 25% dei potenziali clienti, quota che sta via via diminuendo in maniera direttamente proporzionale alla qualità di produzioni che possono solo migliorare, e su questo l’Italia gioca la propria partita decisiva. Un segmento di offerta, quello dei vini dealcolati, che rimane aperto sia tra consumatori astemi - con i GenZ (under 28 anni) che in Uk e negli Usa già li preferiscono alla birra - sia tra gli user enologici abituali, che in certe situazioni preferiscono non consumare alcolici».

In Italia mercato tutto da costruire

In Italia i consumi sono ancora fortemente ancorati al vino tradizionali. Un mercato quindi tutto da costruire: il 94% dei non consumatori di alcolici dichiara di non aver acquistato un no-alcohol negli ultimi sei mesi, quota che sale al 98% tra i più giovani e scende all’89% tra i più maturi.

Tra le motivazioni al consumo, la “guida” è al primo posto (50%, 56% tra i GenZ). E anche guardando al fuori casa non è ancora scattata la scintilla. Il 71% dei ristoranti, interpellati dall’Osservatorio Fipe-Uiv “Vino & Ristorazione” in collaborazione con Vinitaly, dichiara di non essere interessato a inserire in carta i vini dealcolati, mentre solo il 3% dice di averli già in lista con successo.

«Per Vinitaly è importante cogliere ogni potenzialità di business – ha dichiarato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo –. Per questo, assieme a Unione italiana vini, abbiamo sviluppato NoLo Vinitaly Experience, un’area dedicata proprio ai vini no e low alcol, con espositori specializzati e un calendario strutturato di degustazioni e masterclass».

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