Stati Uniti

Usa verso dazi al 10-12,5% sull’import da Paesi coinvolti in lavoro forzato

L’amministrazione Trump intende penalizzare con tariffe aggiuntive Stati come Canada, Messico, Cina e Svizzera per non aver bloccato prodotti realizzati con lavoro forzato, quindi a basso costo, puntando a tutelare il lavoro americano.

FOTO D'ARCHIVIO: Il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer parla con i giornalisti alla Casa Bianca a Washington, D.C., Stati Uniti, il 2 aprile 2026. REUTERS/Evan Vucci Reuters

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Il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha annunciato che l’amministrazione Trump sta proponendo dazi del 10% o più per decine di importanti partner commerciali a seguito di un’indagine su presunti casi di lavoro forzato.

Il report pubblicato dall’Ustr (U.S. Trade Representative) afferma che Canada, Messico, Taiwan e Regno Unito sarebbero soggetti a dazi del 10% - in totale circa 15 Paesi - per non aver applicato il divieto di importazione di prodotti realizzati con lavoro forzato. Un dazio aggiuntivo del 12,5% verrebbe imposto a circa 45 Paesi tra cui Cina, Giappone, India, Corea del Sud, Brasile e Svizzera.

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“L’incapacità dei nostri partner commerciali più importanti di affrontare il problema dell’importazione di beni realizzati con il lavoro forzato è inaccettabile. Ciò crea una situazione in cui i lavoratori americani sono costretti a competere a livello globale in condizioni di disparità”, ha dichiarato Greer, aggiungendo che “ognuno dei nostri partner commerciali deve fare di più per garantire che il commercio non incoraggi e rafforzi in modo perverso il lavoro forzato a livello globale”.

La definizione di lavoro forzato

Il report definisce il lavoro forzato come “lavoro o servizio prelevato da una persona sotto la minaccia di una qualsiasi sanzione per la sua mancata esecuzione e per il quale il lavoratore non si offre volontariamente”.

I nuovi dazi non entrerebbero in vigore immediatamente, sono soggetti a consultazione pubblica e revisione. 

 L’indagine sulla presunta mancata prevenzione delle importazioni di beni presumibilmente realizzati con il lavoro forzato è stata condotta ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974. La strategia consentirebbe al presidente Usa Donald Trump di aggirare i limiti imposti dalla Corte suprema ai suoi dazi.

La Corte Suprema ha stabilito a febbraio che Trump aveva oltrepassato la sua autorità utilizzando una legge diversa, l’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) del 1977, per imporre dazi di ampia portata ai partner commerciali degli Stati Uniti.

La risposta della Svizzera

Il governo federale e la Seco (Segreteria di Stato dell’economia) hanno respinto formalmente lo scorso 1° aprile le accuse definendole infondate, inaccettabili e non giustificate. Le autorità svizzere e i rappresentanti (come il consigliere federale Guy Parmelin) hanno avviato colloqui a Washington per trovare un’intesa commerciale.

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