Quando si tratta di iniziative particolarmente a favore di ceti popolari, sulla crisi della casa Walz ha rilanciato le proposte di aiuti e incentivi alla costruzione e all’acquisto di una prima abitazione. Vance ha proposto piuttosto deregulation e l’uso di terreni federali per costruire nuove case, oltre all’espulsione di immigrati.
Sull’aborto, Walz ha difeso il diritto delle donne a decidere e ha denunciato i numerosi casi di mancata assistenza sanitaria a gravidanze difficili che hanno a volte portato anche a decessi. Ha accusato di repubblicani, nella loro foga anti-abortista, di ostacolare la contraccezione e limitare i trattamenti per la fertilità. Vance ha risposto dicendo che la soluzione migliore è lasciare le leggi in mano ai singoli stati e ai loro elettori. Ha ngato che i repubblicani vogliano creare un’agenzia federale di monitioraggio delle gravidanze.
Sul clima, Vance ha evitato di rispondere ai moderatori che gli chiedevano di spiegare la posizione di Trump secondo cui sarebbe una “truffa”. E ha messo in dubbio che le emissioni di anidride carbonica trainino l’efffetto serra. Walz ha sposato le politiche di transizione energetica, pur indicando che tutte le fonti vanno perseguite.
Sulle troppe armi facili e la violenza, Walz ha difeso l’idea di maggiori controlli, Vance ha legato i drammi a una crisi “di salute mentale” nel Paese, ha chiesto più sicurezza nelle scuole e ha ancora una volta accusato la politica democratica ai confini come responsabile di influssi di armi illegali.
Come già per il dibattito tra candidati alla Presidenza, Kamala Harris e Donald Trump, in sala a New York non c’è stato pubblico. Oltre a rispondere alle domande dei moderatori, hanno avuto due minuti per dichiarazioni conclusive. Walz e Vance si sono scontrati negli studi della Cbs, dove due giornaliste della rete Tv, Norah O’Donnell e Margaret Brennan. Pochi i momenti di screzi: hanno zittito i microfoni solo dopo una loro precisazione sugli immigrati haitiani, che sono legali, e invece tacciati di illegalità da Vance. Era del 1960 che New York non ospitava a un dibattito con in gioco la Casa Bianca, allora fu tra John Kennedy e Richard Nixon.