Stati Uniti al voto

Trump apre la sfida su tasse e inflazione. Da Harris piano «per la classe media»

Kamala svelerà in Pennsylvania la sua proposta sui temi economici

di Luca Veronese

La candidata democratica alla casa Bianca, Kamala Harris

2' di lettura

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Donald Trump promette di «deportare in massa» gli immigrati per ridare lavoro agli americani e frenare gli aumenti nei prezzi delle case. Anche Kamala Harris ha messo il diritto alla casa al centro dei suoi comizi, insistendo sul sostegno alla classe media, in continuità con le politiche economiche dell’amministrazione Biden. Trump insiste sui tagli alle tasse e sui dazi al commercio per proteggere l’America e spaventare la Cina. Harris prosegue sul rilancio delle infrastrutture per stimolare la crescita, sulle tasse per le fasce più ricche della popolazione e per le grandi imprese.

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A meno di cinquanta giorni dalle elezioni del 5 novembre, i due candidati alla presidenza fanno campagna sui temi economici più caldi, sfidandosi su misure popolari, di sicuro impatto. Entrambi hanno annunciato, tra le tante cose, anche la detassazione della mance nei ristoranti, aprendo la discussione su un sistema di retribuzione tanto radicato nella cultura americana, quanto iniquo per i lavoratori e fuori controllo per i consumatori.

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Il repubblicano Trump si è spinto oltre arrivando a prospettare «l’esenzione fiscale per gli straordinari e i sussidi della previdenza sociale»: misure che comporterebbero - secondo la Tax Foundation - una spesa aggiuntiva fino a 5mila miliardi di dollari nei prossimi dieci anni.

Ma anche Harris sa bene che senza una maggioranza al Senato e alla Camera molte delle sue proposte sono destinate a restare sulla carta. «C’è altro che possiamo fare per investire nelle aspirazioni e nelle ambizioni del popolo americano affrontando al tempo stesso le sfide che dobbiamo affrontare», ha detto, anticipando il piano economico che svelerà domani a Pittsburgh, in Pennsylvania, in uno degli Stati in bilico e quindi decisivi. «Sono cresciuta come ragazza della classe media e - ha aggiunto per chiarire la sua visione - non dimenticherò mai da dove vengo».

Un sondaggio realizzato poche settimane fa da Financial Times-Michigan Ross ha mostrato che il 44% degli elettori registrati si fida della gestione economica di Harris rispetto al 42% che sostiene Trump. E anche in agosto un sondaggio Reuters/Ipsos aveva segnalato il recupero di Harris sui temi economici.

Ma i responsabili della campagna democratica sono preoccupati, per un piano che dovrà essere spiegato agli americani in tempi ridottissimi: «Solitamente - dice un esperto collaboratore della vicepresidente - una campagna viene conclusa convincendo gli elettori entro settembre per poi passare alla mobilitazione delle persone, ma questa non è una campagna tipica, siamo partiti a luglio, e quindi dobbiamo continuare a convincere e mobilitare le persone allo stesso tempo fino alla fine».

I sondaggi e molti analisti politici sostengono che l’unica vera questione economica che interessa gli americani in questa fase è l’inflazione, o meglio gli strascichi dell’inflazione, ormai scesa sotto il 3%, ma ancora viva e preoccupante nella percezione degli elettori, dopo i picchi sopra il 9% del 2022.

E così Kamala Harris ringrazia la Fed che tagliando i tassi di riferimento, la scorsa settimana, ha dato quantomeno un segnale di cessate pericolo sui prezzi. Mentre Donald Trump bada al sodo anche in economia, batte e ribatte sugli aumenti della spesa al supermercato, soffermandosi con cura, in ogni comizio sul prezzo del bacon.

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