Un cerotto made in Italy per curare il tumore cerebrale più letale
Un film sottile biodegradabile rilascia immuno-chemioterapie contro il glioblastoma. La ricerca è coordinata da Humanitas su tecnologia dell'Istituto italiano di tecnologia
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Rilasciare i farmaci direttamente nella cavità chirurgica, nel cervello, grazie a una sorta di “cerotto” nanostrutturato frutto della tecnologia made in Italy: verte su questo un'innovativa linea di sviluppo dedicata al glioblastoma, il tumore cerebrale maligno più diffuso, con un'incidenza fino a 4 casi ogni 100mila adulti e una sopravvivenza media dalla diagnosi di appena 20 mesi.
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A complicare le cure ci sono l'eterogeneità intra-tumorale, per cui cellule differenti del tumore rispondono diversamente alle terapie, e il micro-ambiente immunosoppressivo, che neutralizza sia le difese naturali sia le immunoterapie.
Per di più, la barriera emato-encefalica impedisce ai farmaci somministrati per via sistemica di raggiungere in modo efficace il tessuto cerebrale, rendendo anche la chemioterapia poco adatta.
Il risultato è che nell'80% dei casi la recidiva, locale, si origina dal margine di tessuto non rimosso in sala operatoria.
«Anche quando la resezione chirurgica è ampia e le terapie standard vengono applicate correttamente, il rischio di recidiva rimane elevatissimo. È un compromesso difficile: più si rimuove, maggiore è il rischio di danneggiare aree che governano linguaggio, movimento e memoria», spiega Marco Riva, neurochirurgo all'IRCCS Istituto Clinico Humanitas.







