L'interruttore segreto del melanoma: la scoperta che può rivoluzionare le cure
Riuscire a spegnerlo potrebbe dunque fornire una delle strategie più efficaci contro il più aggressivo tra i tumori della pelle
di Maria Rita Montebelli
3' di lettura
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C'è un “interruttore”, dal nome in codice HOXD13, nascosto all'interno delle cellule del melanoma. Quando si accende, accelera la crescita del tumore e, allo stesso tempo, “addormenta” il sistema immunitario. Riuscire a spegnerlo potrebbe dunque fornire una delle strategie più efficaci contro il più aggressivo tra i tumori della pelle. A darne la notizia, attraverso uno studio pubblicato su Cancer Discovery, è un team della NYU Langone Health.
Il doppio gioco del melanoma
HOXD13 appartiene alla famiglia dei “fattori di trascrizione”, molecole che controllano quali geni si devono accendere o spegnere nel nostro DNA. In pratica, sono una sorta di direttori d'orchestra della cellula. Nel melanoma, però, HOXD13 suona una musica pericolosa.
Quando si attiva, da una parte, accelera la crescita tumorale, stimolando l'angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni, che portano più ossigeno e sostanze nutritive, fornendo così carburante vitale per le cellule cancerose. Ma non solo. HOXD13 aiuta il tumore a nascondersi, riducendo l'attività dei linfociti T citotossici, cioè delle cellule del sistema immunitario specializzate nel riconoscere e distruggere i tumori. Queste cellule del sistema immunitario sono una sorta di sentinelle impegnate in una ronda continua, per individuare e neutralizzare prontamente le minacce. Nei pazienti con livelli elevati di questa proteina, i linfociti T sono meno numerosi e fanno più fatica a penetrare nel tumore. E le due azioni messe insieme, fanno sì che il melanoma cresca più rapidamente e si difenda meglio dagli attacchi del nostro sistema immunitario.
Il muro invisibile che rende impenetrabile il tumore
La scoperta più interessante fatta dai ricercatori americani riguarda il modo in cui HOXD13 riesce a creare una sorta di barriera protettiva attorno al tumore.
La proteina aumenta i livelli di una molecola chiamata CD73, che a sua volta produce adenosina. Questa sostanza funziona come un ‘sedativo' per il sistema immunitario: rallenta i linfociti T e impedisce loro di attaccare le cellule tumorali. È come se il tumore si costruisse intorno una barriera chimica invisibile.


