Lo studio

L'interruttore segreto del melanoma: la scoperta che può rivoluzionare le cure

Riuscire a spegnerlo potrebbe dunque fornire una delle strategie più efficaci contro il più aggressivo tra i tumori della pelle

di Maria Rita Montebelli

 (AdobeStock)

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C'è un “interruttore”, dal nome in codice HOXD13, nascosto all'interno delle cellule del melanoma. Quando si accende, accelera la crescita del tumore e, allo stesso tempo, “addormenta” il sistema immunitario. Riuscire a spegnerlo potrebbe dunque fornire una delle strategie più efficaci contro il più aggressivo tra i tumori della pelle. A darne la notizia, attraverso uno studio pubblicato su Cancer Discovery, è un team della NYU Langone Health.

Il doppio gioco del melanoma

HOXD13 appartiene alla famiglia dei “fattori di trascrizione”, molecole che controllano quali geni si devono accendere o spegnere nel nostro DNA. In pratica, sono una sorta di direttori d'orchestra della cellula. Nel melanoma, però, HOXD13 suona una musica pericolosa.

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Quando si attiva, da una parte, accelera la crescita tumorale, stimolando l'angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni, che portano più ossigeno e sostanze nutritive, fornendo così carburante vitale per le cellule cancerose. Ma non solo. HOXD13 aiuta il tumore a nascondersi, riducendo l'attività dei linfociti T citotossici, cioè delle cellule del sistema immunitario specializzate nel riconoscere e distruggere i tumori. Queste cellule del sistema immunitario sono una sorta di sentinelle impegnate in una ronda continua, per individuare e neutralizzare prontamente le minacce. Nei pazienti con livelli elevati di questa proteina, i linfociti T sono meno numerosi e fanno più fatica a penetrare nel tumore. E le due azioni messe insieme, fanno sì che il melanoma cresca più rapidamente e si difenda meglio dagli attacchi del nostro sistema immunitario.

Il muro invisibile che rende impenetrabile il tumore

La scoperta più interessante fatta dai ricercatori americani riguarda il modo in cui HOXD13 riesce a creare una sorta di barriera protettiva attorno al tumore.

La proteina aumenta i livelli di una molecola chiamata CD73, che a sua volta produce adenosina. Questa sostanza funziona come un ‘sedativo' per il sistema immunitario: rallenta i linfociti T e impedisce loro di attaccare le cellule tumorali. È come se il tumore si costruisse intorno una barriera chimica invisibile.

Ma c'è una buona notizia. Gli autori della ricerca sono riusciti a “spegnere” HOXD13 in laboratorio; questo ha prodotto due conseguenze: i tumori si sono ridotti di volume e i linfociti T sono tornati all'attacco.

Una nuova strategia all'orizzonte: colpire il tumore su due fronti

Questa scoperta apre la porta ad un approccio terapeutico double face, più sofisticato ed efficace: bloccare la crescita del tumore e riattivare le difese immunitarie in un colpo solo.

Una serie di strategie terapeutiche di combinazione già in sperimentazione clinica puntano proprio a questi meccanismi; si tratta degli inibitori della via del VEGF (che riducono l'angiogenesi) o dei farmaci che bloccano i recettori dell'adenosina, associati all'immunoterapia.

L'idea adesso è di combinare tutti questi approcci, soprattutto nei pazienti con elevati livelli di HOXD13, per ottenere un effetto “colpo doppio”.

Una scoperta che potrebbe riguardare anche altri tumori

Il lavoro è stato effettuato su oltre 200 campioni di pazienti con melanoma provenienti da Stati Uniti, Brasile e Messico ed è stato corredato da una serie di esperimenti su modelli animali e su cellule umane di melanoma.

Ma questo meccanismo, studiato nel melanoma, potrebbe applicarsi anche ad altre neoplasie. Gli scienziati stanno già indagando se HOXD13 giochi lo stesso ruolo anche in altri tumori aggressivi, come in alcuni tumori cerebrali (glioblastomi) e nei sarcomi.

Perché questa ricerca è importante

Il melanoma è noto per la sua capacità di adattarsi e resistere alle terapie. Per questo è davvero preziosa la scoperta di un master switch che controlla sia la crescita del tumore, che la sua capacità di sfuggire al sistema immunitario. Non siamo ancora alla cura definitiva del melanoma, ma la scoperta del ruolo chiave di HOXD13 potrebbe aprire la strada a trattamenti più mirati e personalizzati.

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