Intelligenza artificiale

Il software che prevede il melanoma: così l'IA può cambiare la prevenzione

In una ricerca gli scienziati svedesi hanno analizzato i dati sanitari relativi ad oltre sei milioni di adulti

di Maria Rita Montebelli

 (AdobeStock)

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Un software in grado di predire, con anni di anticipo e grande precisione, se una persona è a rischio di sviluppare un melanoma. È la nuova frontiera dell'intelligenza artificiale applicata alla prevenzione, nell'ottica di una medicina che non rincorre la malattia, ma la anticipa sui tempi. E che riesce a prevedere chi svilupperà un melanoma, fino a cinque anni prima. Non è fantascienza, ma i risultati di una ricerca svedese, che potrebbe rivoluzionare la prevenzione dei tumori della pelle.

Lo studio, pubblicato su Acta Dermato-Venereologica, ha vagliato le performance di un software di intelligenza artificiale sviluppato da ricercatori della University of Gothenburg (primo autore, Sam Polesie, professore associato di Dermatologia) insieme alla Chalmers University of Technology. E i risultati non lasciano certo indifferenti.

Loading...

Chi si ammalerà tra 6 milioni di milioni di persone?

Gli scienziati svedesi hanno analizzato i dati sanitari relativi ad oltre sei milioni di adulti svedesi. In questo enorme campione, circa lo 0,64% (pari ad oltre 38 mila persone) ha sviluppato un melanoma nell'arco dei cinque anni dell'indagine.

Gli algoritmi di machine learning hanno studiato con attenzione una serie di informazioni (età, sesso, diagnosi mediche, farmaci assunti, condizioni socioeconomiche) presenti nell'enorme database del registro svedese. In questo modo, l'IA ha imparato a riconoscere degli schemi nascosti, segnali deboli ma decisivi che precedono lo sviluppo del melanoma, invisibili ad occhio nudo, ma ben riconoscibili dall'occhio indagatore dell'IA.

Il modello più avanzato di IA ha raggiunto una precisione di circa 73% nel prevedere chi avrebbe sviluppato un melanoma, mentre un modello base, addestrato su un minor numero di elementi (età e sesso) si fermava al 64%. Gli algoritmi più istruiti, integrando più dati, hanno mostrato un salto netto di qualità, riuscendo anche ad individuare piccoli gruppi di persone ad altissimo rischio, nei quali la probabilità di sviluppare melanoma arrivava fino al 33% entro cinque anni. In pratica, 1 persona su 3.

Fine dello screening “a tappeto”?

Oggi la prevenzione del melanoma si basa su controlli dermatologici periodici dei nei, spesso generalizzati. Ma questo approccio, per quanto prezioso (è ancora l'unico disponibile in clinica), presenta evidenti limiti: è costoso e time-consuming e porta a tanti esami inutili (tra i quali le biopsie).

Ma con strumenti come l'IA, il futuro potrebbe essere diverso. L'idea è quella di usare l'IA come filtro iniziale per selezionare i pazienti ad alto rischio, indirizzarli a controlli dermatologici più frequenti, intervenire prima che il tumore si sviluppi o nelle sue fasi iniziali. In altre parole, potrebbe aiutare a mettere in atto una prevenzione personalizzata, cucita su misura del singolo paziente.

È la logica della medicina di precisione, applicata alla prevenzione.

Non solo previsione: l'IA migliora anche la diagnosi

Ma la rivoluzione degli algoritmi di IA non si limitano alla previsione. Un'altra ricerca, coordinata dal Karolinska Institutet in collaborazione con la Yale University, ha dimostrato che l'IA può rendere più affidabile anche la diagnosi.

In questo caso, gli algoritmi si sono focalizzati sull'analisi dei cosiddetti linfociti infiltranti il tumore (TILs), indicatori importanti dell'aggressività del melanoma. Messi alla prova sul campo hanno prodotto valutazioni più affidabili e prognosi più accurate. Tradotto nella pratica clinica, questo potrebbe portare a minori errori nella diagnosi e a decisioni terapeutiche più efficaci.

Le possibili ricadute di questo studio

Il melanoma è il tumore della pelle più aggressivo e mortale e la sua incidenza è in crescita nei Paesi occidentali. Strumenti predittivi come quelli basati sull'IA potrebbero aiutare a ottimizzare le risorse, riducendo i costi della prevenzione e della diagnosi e, fatto ancora più importante, ad aumentare le diagnosi precoci.

Ma è dagli stessi autori di queste ricerche che arriva un invito alla cautela: questi strumenti non sono ancora pronti per un impiego clinico su larga scala. Restano infatti da sciogliere dei nodi cruciali: gli algoritmi di IA andranno validati su altre popolazioni (questi sono costruiti su database svedesi) e integrati nelle flowchart diagnostiche. Resta poi sempre il convitato di pietra delle questioni etiche e della privacy dei dati. Ma la direzione sembra ormai tracciata.

Il vero cambio di paradigma: il futuro della medicina è predittivo

Questa ricerca si inserisce in uno snodo storico molto importante: dalla medicina reattiva a quella predittiva. L'idea di fondo è che non bisognerà aspettare più che il tumore compaia. Andrà costruito un profilo di rischio personalizzato, che permetterà di intervenire prima.

Il tutto grazie ad algoritmi ben istruiti che, silenziosamente, leggeranno i numerosi dati che definiscono il profilo sanitario di una persona, avvertendo anni prima che qualcosa non sta andando nel verso giusto. L'IA potrebbe andare ben oltre la diagnosi precoce, traghettandoci verso la prevenzione intelligente con gli screening selettivi.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti