Prevenzione dei tumori cutanei: perché è fondamentale
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La prevenzione dei tumori cutanei è uno strumento fondamentale per ridurre il rischio di sviluppare il melanoma. Il controllo regolare della pelle, associato alla conoscenza dei propri fattori di rischio e all’osservazione dei nei, consente di individuare precocemente eventuali lesioni sospette e intervenire tempestivamente.
Ne parliamo con il professor Franco Rongioletti, primario della Dermatologia Clinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano di Gruppo San Donato, struttura che dal 2025 è riconosciuta come Comprehensive Cancer Center.
Visita dermatologica e mappatura dei nevi: le differenze
Quando si parla di prevenzione dei tumori cutanei è essenziale distinguere tra visita dermatologica e mappatura dei nei.
«La visita dermatologica è una valutazione clinica effettuata in un determinato momento: il dermatologo osserva la pelle a occhio nudo e con il dermatoscopio per identificare eventuali lesioni sospette. Si tratta di una fotografia istantanea dello stato cutaneo – spiega il prof. Rongioletti -.
La mappatura dei nevi rappresenta, invece, un livello più avanzato di controllo: integra la visita con la documentazione fotografica dell’intero corpo e dei nevi più significativi, creando un archivio digitale che consente confronti nel tempo. Questo approccio dinamico è particolarmente efficace nella prevenzione del melanoma».
L’ABCDE dei nei per l’autovalutazione
Un metodo semplice, ma efficace per riconoscere precocemente lesioni sospette è la regola dell’ABCDE:
• A - Asimmetria: una metà del nevo non corrisponde all’altra; eventuali cambiamenti nella simmetria nel tempo sono rilevanti;
• B - Bordi: margini irregolari, frastagliati o poco definiti;
• C - Colore: presenza di più colori o tonalità non uniformi;
• D - Dimensione: diametro superiore ai 6 mm (anche se lesioni più piccole possono essere sospette);
• E - Evoluzione: cambiamenti nel tempo (forma, colore, dimensione o sintomi come prurito o sanguinamento).
In presenza di uno o più di questi segnali, è importante rivolgersi al dermatologo per una valutazione approfondita.
L’importanza del monitoraggio nel tempo
La mappatura consente di individuare variazioni anche minime nella forma dei nei, spesso impercettibili al paziente, ed effettuare una diagnosi precoce, che è fondamentale: intercettare la lesione nelle fasi iniziali permette, nella maggior parte dei casi, una guarigione completa. Il monitoraggio nel tempo è quindi centrale nella strategia preventiva.
«La frequenza dei controlli dipende dal profilo di rischio individuale – spiega lo specialista -. In assenza di fattori predisponenti, una visita annuale è generalmente adeguata. Diverso è il caso di soggetti con numerosi nevi, fototipo chiaro, capelli biondi o rossi, occhi chiari, oppure con una storia di esposizione intensa ai raggi ultravioletti o precedenti personali e familiari di melanoma; in questi casi, il dermatologo può indicare controlli più ravvicinati, spesso semestrali, e l’utilizzo sistematico della mappatura digitale per un follow-up più accurato».
Come si svolgono gli esami
Dopo una valutazione completa della superficie cutanea, il dermatologo utilizza il dermatoscopio per analizzare le strutture più dettagliate dei nevi, migliorando la capacità di distinguere lesioni benigne da quelle sospette.
Nella mappatura digitale si aggiunge la registrazione di immagini ad alta risoluzione, archiviate e confrontate nelle visite successive. Questo confronto nel tempo aumenta sensibilmente la precisione diagnostica e riduce il rischio di sottovalutare lesioni in evoluzione.
I fattori di rischio principali
I principali fattori di rischio per il melanoma includono:
• esposizione ai raggi ultravioletti, soprattutto con scottature in età infantile o adolescenziale;
• presenza di numerosi nevi o di nevi atipici;
• caratteristiche fenotipiche come pelle chiara, capelli chiari e occhi chiari;
• uso di lampade abbronzanti: l’esposizione a UV artificiali, soprattutto in giovane età, aumenta significativamente il rischio.
Anche una precedente diagnosi di tumore cutaneo o condizioni di immunodepressione contribuiscono ad aumentare il rischio.
Il ruolo della familiarità e della genetica
La familiarità rappresenta un elemento di particolare rilievo; avere parenti di primo grado affetti da melanoma comporta un incremento significativo del rischio individuale e richiede un approccio preventivo più rigoroso. In questi casi, è opportuno iniziare i controlli in età più precoce e mantenerli con maggiore regolarità.
Accanto ai fattori clinici, anche la genetica contribuisce alla predisposizione. «Mutazioni in geni come CDKN2A e CDK4 sono associate a un rischio aumentato di sviluppare melanoma», spiega Rongioletti. Nei contesti di forte familiarità, lo specialista può proporre test genetici per definire il profilo di rischio individuale e pianificare programmi di sorveglianza personalizzati.
«Integrare controlli dermatologici periodici con l’auto-osservazione, attraverso la regola dell’ABCDE, e - quando indicato - con la mappatura digitale dei nevi significa adottare una strategia realmente efficace per la tutela della pelle», conclude Rongioletti.


