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Energia rinnovabile in Europa: la Danimarca in testa, la Repubblica Ceca all’ultimo posto

A descrivere questo quadro è il rapporto dell’Eurostat relativo proprio alla produzione di energia da fonti rinnovabili nell’ambito nei Paesi Ue

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ieva Kniukštienė (Delfi, Lituania)

3' di lettura

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Quasi la metà dell’elettricità generata nell’Ue nel 2024 proveniva da fonti di energia rinnovabile. E in questo panorama, a primeggiare è la Danimarca, mentre all’ultimo posto si posiziona la Repubblica Ceca. A descrivere questo quadro è il rapporto dell’Eurostat relativo proprio alla produzione di energia da fonti rinnovabili nell’ambito nei Paesi Ue. L’88,4% dell’energia prodotta in Danimarca è generata principalmente dal vento. C’è poi il Portogallo che ha una produzione da rinnovabili pari all’87,5% grazie alla somma tra eolico e idroelettrico. Al terzo posto la Croazia con una percentuale del 73,7% «per lo più idroelettrico».

Eolico e idroelettrico valgono oltre 2/3

«L’energia eolica e idroelettrica rappresentano più di due terzi dell’elettricità totale generata da fonti rinnovabili (rispettivamente 39,1% e 29,9%) - si legge nella nota di Eurostat -. Il restante terzo dell’elettricità proveniva dal solare (22,4%), dai combustibili combustibili (8,1%) e solo circa lo 0,5% dall’energia geotermica». Le quote più basse di energie rinnovabili sono state registrate in Lussemburgo (5,1%), Malta (15,1%) e Repubblica Ceca (15,9%). In mezzo alla classifica c’è l’Italia che non raggiunge il 60%.

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Nell’arco di 19 anni (dal 2004 al 2023) la quota di energia rinnovabile è quasi triplicata. «L’Ue ha raggiunto una quota del 24,5% del suo consumo finale lordo di energia da fonti rinnovabili nel 2023, circa 1,5 punti percentuali superiore rispetto al 2022 e quasi 3 volte superiore rispetto al 2004 (9,6%) - si legge nella nota di Eurostat -. La direttiva UE 2023/2413 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili ha rivisto verso l’alto l’obiettivo dell’UE per le energie rinnovabili del 2030 dal 32% al 42,5% (con l’obiettivo di aumentarlo al 45%)».

Il quadro italiano

In Italia, secondo le rilevazioni di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, le fonti rinnovabili «hanno registrato il dato più alto di sempre di copertura della domanda, pari al 41,2% (rispetto al 37,1% del 2023)». «Il valore - aggiunge - è in aumento grazie al contributo positivo, in particolare, della produzione idroelettrica e fotovoltaica». A livello territoriale la variazione della domanda elettrica è risultata ovunque in aumento: +2,2% al Nord, +2,3% al Centro e +2,1% al Sud e nelle Isole.

Relativamente all’offerta, scrive Terna a gennaio, «nel 2024 si è registrata una crescita rilevante della produzione rinnovabile (+13,4%) e una lieve flessione del saldo netto con l’estero (-0,5%), come conseguenza di un forte aumento dell’export (+47,9% rispetto al 2023) e di uno più modesto dell’import (+2,4%)».

Aumenta la produzione netta

Nel dettaglio, «la domanda di energia elettrica italiana nel 2024 è stata soddisfatta per l’83,7% con produzione nazionale e per la quota restante (16,3%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero». Non solo: «La produzione nazionale netta (264 miliardi di kWh) è in aumento del 2,7% rispetto al 2023 con la seguente articolazione per fonti - spiega la nota -: crescita a due cifre della produzione idroelettrica (+30,4%) e fotovoltaica (+19,3%), che nel 2024 ha raggiunto il record storico arrivando a superare i 36 TWh. In flessione la fonte eolica (-5,6%) e geotermica (-0,8%). In calo rispetto al 2023 anche la fonte termica (-6,2%): in tale contesto si distingue la forte riduzione della produzione a carbone (-71%), ormai sostanzialmente azzerata a eccezione della Sardegna, cui corrisponde una riduzione delle emissioni di CO2 stimabile in oltre 8 Mt».

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Energia verde protagonista in Lituania: produzione in forte crescita nel 2024

Nel 2024, la Lituania ha segnato un traguardo storico nel settore dell’energia elettrica: la produzione domestica è cresciuta del 37% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quasi 8 terawattora (7,761 TWh). Per la prima volta dalla chiusura della centrale nucleare di Ignalina nel 2009, il Paese ha coperto con la produzione interna il 63% della domanda totale. A guidare questo cambiamento è stato il massiccio incremento della generazione da fonti rinnovabili, che ha rappresentato quasi il 70% dell’intera produzione elettrica. Secondo Litgrid, il gestore della rete di trasmissione lituana, il contributo delle centrali solari è più che raddoppiato (+101%), mentre quello dell’eolico è aumentato del 38,3%, con una crescita assoluta di quasi 1 TWh.

La spinta delle rinnovabili non ha solo rafforzato l’autosufficienza energetica, ma ha anche inciso sensibilmente sui prezzi. Nella settimana tra il 28 aprile e il 4 maggio 2025, la Lituania ha soddisfatto il 100% del proprio fabbisogno elettrico attraverso la produzione interna, grazie a una forte generazione eolica. Questo surplus ha permesso al Paese di esportare energia verso Lettonia, Svezia e Polonia. Secondo l’Agenzia per l’Energia lituana, i prezzi all’ingrosso sono crollati del 39%, attestandosi a 57,6 €/MWh – il valore più basso tra gli Stati baltici. La transizione energetica del Paese baltico si conferma quindi non solo un successo ambientale, ma anche un vantaggio economico tangibile.

* Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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