Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ieva Kniukštienė (Delfi, Lituania)
3' di lettura
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Dal petrolio al gas liquefatto passando per il carbone. È una partita che in Europa vale 375,9 miliardi di euro (nel 2024) quella delle importazioni di prodotti energetici per un totale di 720,4 milioni di tonnellate.
I numeri, benché significativi e importanti, indicano però una contrazione rispetto all’anno precedente. A descrivere questo scenario sono le statistiche di Eurostat che, nel confronto tra il 2024 e il 2023, registrano un calo, sia in valore (-16,2%) sia in massa netta (-7,1%).
«Per il petrolio, è stato riportato un calo sia nel valore degli oli di petrolio importati (-4,7%) che nel volume delle importazioni (-2,4%) - si legge nel documento che riassume i dati -. Anche il gas liquefatto importato ha registrato una forte diminuzione del valore (-39,1%) e del volume (-15,1%) rispetto al 2023. Una tendenza simile è stata osservata per il gas naturale allo stato gassoso, che è sceso del 30,2%, mentre il volume è sceso del 4,4%».
Nel 2024, i maggiori partner per le importazioni di petrolio dell’UE sono stati gli Usa (16,1%) seguiti dalla Norvegia (13,5%) e dal Kazakistan (11,5%).
Gli Stati Uniti hanno fornito quasi la metà del gas naturale liquefatto importato (45,3%), davanti alla Russia (17,5%) e all’Algeria (10,7%). «Una parte importante del gas naturale allo stato gassoso proveniva dalla Norvegia (45,6%) - si legge ancora -. L’Algeria ha seguito con il 19,3%, davanti alla Russia con il 16,6%».