Energia

Dal petrolio al carbone, l’Ue ha importato prodotti energetici per 375,9 miliardi di euro

Il dato, comunque, è in calo rispetto al 2023, sia in termini di valore con un -16,2%, sia per massa netta con un -7,1%

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore) e Ieva Kniukštienė (Delfi, Lituania)

(AdobeStock)

3' di lettura

3' di lettura

Dal petrolio al gas liquefatto passando per il carbone. È una partita che in Europa vale 375,9 miliardi di euro (nel 2024) quella delle importazioni di prodotti energetici per un totale di 720,4 milioni di tonnellate.

I numeri, benché significativi e importanti, indicano però una contrazione rispetto all’anno precedente. A descrivere questo scenario sono le statistiche di Eurostat che, nel confronto tra il 2024 e il 2023, registrano un calo, sia in valore (-16,2%) sia in massa netta (-7,1%).

Loading...

Calano le importazioni di petrolio e oli

«Per il petrolio, è stato riportato un calo sia nel valore degli oli di petrolio importati (-4,7%) che nel volume delle importazioni (-2,4%) - si legge nel documento che riassume i dati -. Anche il gas liquefatto importato ha registrato una forte diminuzione del valore (-39,1%) e del volume (-15,1%) rispetto al 2023. Una tendenza simile è stata osservata per il gas naturale allo stato gassoso, che è sceso del 30,2%, mentre il volume è sceso del 4,4%».

Ancora in calo il mercato dei veicoli commerciali

I partner dell’Ue

Nel 2024, i maggiori partner per le importazioni di petrolio dell’UE sono stati gli Usa (16,1%) seguiti dalla Norvegia (13,5%) e dal Kazakistan (11,5%).

Gli Stati Uniti hanno fornito quasi la metà del gas naturale liquefatto importato (45,3%), davanti alla Russia (17,5%) e all’Algeria (10,7%). «Una parte importante del gas naturale allo stato gassoso proveniva dalla Norvegia (45,6%) - si legge ancora -. L’Algeria ha seguito con il 19,3%, davanti alla Russia con il 16,6%».

La relazione dell’Unione dell’energia

A ricostruire lo scenario dei Paesi dell’Ue in fatto di energia è la Relazione sullo stato dell’Unione dell’energia 2024. «Negli ultimi anni l’UE è riuscita a far fronte a rischi critici per la sicurezza del suo approvvigionamento energetico - si legge -, a riportare sotto controllo il mercato e i prezzi dell’energia e ad accelerare la transizione verso la neutralità climatica». Dall’esame dei dati emerge che l’importazione del gas russo è sceso dal 45% del 2021 al 18% del 2024, mentre sono aumentate le importazioni da partner “fidati” come Norvegia e Usa.

Il mix energetico dell’Italia

In Italia il sistema energetico nel 2021 dipendeva per il 77% da importazioni dall’estero e per il 23% da produzione nazionale. Un dato sottolineato nel rapporto di Italy for Climate che ha evidenziato, sino all’avvio del conflitto in Ucraina, le forti importazioni dalla Russia. La situazione è poi cambiata. In Italia si importano prodotti per la produzione di energia da Algeria, Azerbaijan, Libia, Usa, Qatar, Iraq e Arabia Saudita. Il 2024 ha registrato, come emerge da uno studio dell’Ispi, «gli effetti legati all’abbandono repentino e traumatico del gas russo, principale fornitore del paese, con sostituzione via Gnl e via punti d’ingresso meridionali» e inoltre «la forte riduzione della domanda, dovuta alle spinte concorrenti della decarbonizzazione della generazione elettrica, del maggior efficientamento e della contrazione macroeconomica».

Consumi ed export di olio d'oliva sopra le aspettative

Il caso lituano: addio all’energia russa e boom delle rinnovabili

Tra i Paesi europei che hanno operato un deciso cambio di rotta in tema di approvvigionamento energetico figura la Lituania. Dal 2022, Vilnius ha interrotto completamente le importazioni di gas, petrolio ed elettricità dalla Russia, puntando su una strategia di indipendenza energetica basata su diversificazione e sviluppo delle rinnovabili. La svolta ha coinvolto infrastrutture come il terminale GNL di Klaipėda, che consente l’importazione di gas da diversi fornitori, inclusi gli Stati Uniti, e gli interconnettori con Polonia e Finlandia. Nel 2024, circa il 70% dell’elettricità lituana proviene da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di raggiungere il 100% entro il 2030.

Negli ultimi giorni, il sistema elettrico lituano ha registrato risultati significativi: nella settimana tra il 12 e il 18 maggio il Paese ha coperto con la produzione interna il 94% del proprio fabbisogno, grazie soprattutto all’energia eolica. Contestualmente, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è sceso da 91,1 a 62,8 euro/MWh, inferiore sia alla media settimanale europea del 2024 (70,2 €/MWh) sia a quella del 2023 (78,5 €/MWh). A sostenere il percorso verso l’autonomia contribuiscono anche investimenti infrastrutturali e finanziamenti UE, come i 194 milioni di euro stanziati dal piano REPowerEU per potenziare la resilienza del sistema energetico nazionale.

* Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti