Sovranità tecnologica

Ue punta su Intelligenza artificiale e chip e pensa a fondo sovrano per progetti tech e sostenibili

Bruxelles propone due regolamenti per potenziare microprocessori e AI, accompagnati da un fondo di investimento per sostenere innovazione e infrastrutture digitali

Dal nostro corrispondente Beda Romano

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BRUXELLES – La Commissione europea ha presentato oggi, mercoledì 3 giugno, due testi legislativi, l’uno dedicato alla produzione di microprocessori, e l’altro con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale. Il desiderio è di rafforzare l’autonomia e la sovranità dell’Unione europea nelle nuove tecnologie, tanto che con l’occasione Bruxelles ha lanciato l’idea innovativa di creare un fondo sovrano che avrebbe il compito di investire in settori strategici.

«Questo pacchetto segna una svolta significativa nell’approccio dell’Europa alla sovranità tecnologica – ha detto la vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen -. È giunto il momento che l’Europa assuma il controllo dei propri dati, delle proprie catene di approvvigionamento e del proprio futuro in modo pulito e sostenibile. Stiamo rafforzando l’autonomia e la resilienza digitali dell’Europa, mantenendo al contempo la nostra economia aperta ai partner di tutto il mondo».

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Chips Act 2.0

Come detto, l’iniziativa comprende due testi legislativi. Il Chips Act 2.0, che giunge tre anni dopo il primo Chips Act, deve servire «a promuovere la produzione in Europa dei microprocessori indispensabili per l’Intelligenza artificiale». Il testo legislativo «deve servire ad accelerare il rilascio delle autorizzazioni, a rafforzare la cooperazione con i partner che condividono gli stessi principi e introdurre un nuovo marchio di eccellenza per le regioni europee specializzate nei semiconduttori».

Il secondo regolamento, il nome in inglese è Cloud and AI Development Act, deve permettere di triplicare la capacità dei centri-dati in Europa nel giro di cinque-sette anni. Spiega l’esecutivo comunitario nella documentazione pubblicata oggi: «Il testo legislativo sosterrà la ricerca e l’innovazione nel campo delle tecnologie all’avanguardia e sostenibili, conciliando le ambizioni in materia di intelligenza artificiale con gli impegni sul fronte climatico».

Il fondo sovrano per finanziare l’innovazione

Per rafforzare la sovranità tecnologica, Bruxelles è consapevole che è necessario denaro, molto denaro. In una comunicazione allegata alle due proposte legislative, Bruxelles parla di «debolezza evidente» in questo campo. Propone quindi di dotare l’Unione di una capacità patrimoniale di finanziamento attraverso capitale di rischio (equity capacity, in inglese), ossia di un fondo sovrano che sarebbe chiamato a investire quote in società dell’energia, delle biotecnologie e delle più moderne tecnologie.

Nella sua comunicazione, la Commissione ammette che questo nuovo strumento avrà bisogno almeno all’inizio di un apporto di denaro pubblico. «La dotazione iniziale di tale meccanismo potrebbe provenire dai programmi di finanziamento dell’Unione europea o da contributi nazionali. Tuttavia, si potrebbe prendere in conto anche la possibilità di ricorrere in una certa misura a prestiti per ottenere un effetto leva», senza pesare sul debito pubblico degli Stati Membri, specifica Bruxelles.

La Commissione intende consultare gli Stati membri, la Banca europea per gli investimenti (Bei) e le altre parti interessate «in merito alle modalità di istituzione di tale nuovo meccanismo». Nella sua comunicazione, l’esecutivo comunitario precisa che il nuovo fondo potrebbe anche produrre reddito da riversare nel bilancio comunitario. Bruxelles non dà stime sull’ammontare di questo nuovo fondo, anche se dobbiamo presumere che dovrebbe avere in dotazione decine di miliardi di euro.

A titolo di esempio si calcola che solo per ampliare la capacità dei centri-dati saranno necessari circa 200 miliardi di euro entro il 2036, secondo l’esecutivo comunitario. La proposta della Commissione giunge mentre i Ventisette stanno negoziando il bilancio comunitario 2028-2034 e mentre l’ipotesi di nuovo debito in comune per finanziare beni pubblici europei aleggia nell’aria ed è sostenuta dallo stesso Fondo monetario internazionale.

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