Allargamento

Ucraina e Moldavia nella Ue, lunedì negoziati al via

Importante vittoria simbolica per Zelensky, anche il processo potrebbe durare anni, la svolta dopo il venir meno del veto ungherese con la nomina del nuovo governo. Intanto Kiev incassa un primo via libera dell’Fmi a una nuova tranche di aiuti

di Michele Pignatelli

 Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky reagisce durante una conferenza stampa al termine di un incontro dei primi ministri degli otto paesi nordici e baltici (NB8) a Tallinn, in Estonia, il 9 giugno 2026.   EPA/VALDA KALNINA EPA

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L’Unione europea avvierà i primi capitoli negoziali per l’adesione dell’Ucraina e della Moldavia lunedì. E se la notizia - arrivata dopo una riunione degli ambasciatori dei Ventisette Paesi - è importante anche per Chișinău, è per Kiev che l’avvio del processo acquista un forte significato, soprattutto simbolico considerati i tempi che può comportare l’ingresso effettivo nell’Unione europea. A più di quattro anni dall’inizio dell’invasione russa, infatti, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha fatto dell’appartenenza alla Ue un vero e proprio obiettivo strategico.

«Oggi - hanno dichiarato in un comunicato congiunto il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen - l’Unione europea ha fatto un grosso passo avanti. Lunedì, nella prima conferenza intergovernativa, apriremo il cluster dedicato agli aspetti fondamentali, la spina dorsale del processo di adesione». Nello specifico, si tratta di ambiti in cui i Paesi devono riformare le loro leggi per adeguarsi agli standard comunitari, dallo Stato di diritto a solide istituzioni democratiche. «Questo riconoscimento - concludono i due presidenti - testimonia la determinazione, il coraggio e l’impegno dimostrati da entrambi i Paesi nel portare avanti le riforme, anche di fronte a immense sfide».

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«L’apertura del primo cluster rappresenta un sostegno politico e morale significativo per il nostro Stato e il nostro popolo» - ha commentato a sua volta, sempre su X, Zelensky. Ringrazio tutti i nostri partner nella Ue e personalmente ogni leader per questo importante passo compiuto per il bene dell’Europa».

Le tappe dal 2023

I leader europei avevano concordato già nel 2023 di avviare colloqui per l’ingresso dell’Ucraina, ma l’inizio dei negoziati è stato poi ritardato dalla ferma opposizione dell’ex premier ungherese, Viktor Orban; la nomina di un nuovo governo, guidato da Peter Magyar, ha segnato una svolta, soprattutto dopo l’accordo raggiunto tra Budapest e Kiev sui diritti della minoranza ungherese in Ucraina.

Nel corso del processo di adesione, i Paesi candidati negoziano i «capitoli» politici, raggruppati in sei blocchi tematici: principi fondamentali; mercato interno; competitività e crescita inclusiva; agenda verde e connettività sostenibile; risorse, agricoltura e coesione; relazioni esterne. Blocchi che a loro volta contengono diversi capitoli per un totale di 32.

Un processo lungo

Si tratta dunque di un processo lungo, che può richiedere anni o anche arenarsi, come è già accaduto con la Turchia. A meno che per l’Ucraina, come alcuni Paesi membri hanno suggerito, non venga messa a punto una sorta di adesione “light” per accorciare i tempi.

Intanto Kiev ha incassato un altro risultato importante: il Fondo monetario internazionale ha completato la prima revisione del programma di prestiti da 8,1 miliardi di dollari a suo favore. L’intesa, soggetta all’approvazione del board del Fmi, aprirebbe la strada a un nuovo esborso di circa 690 milioni di dollari, portando il totale dei fondi erogati all’Ucraina nell’ambito del programma a 2,2 miliardi.

Secondo l’Fmi, tutti i criteri quantitativi e gli obiettivi indicativi di fine marzo sono stati rispettati, ma i progressi sulle riforme strutturali hanno rallentato: due benchmark del primo trimestre sono stati attuati in ritardo e uno non è stato raggiunto. Per mantenere il programma in carreggiata dunque, lo staff dell’Fmi e le autorità ucraine hanno concordato un calendario rivisto per l’attuazione delle riforme, misure correttive per far fronte agli scostamenti e ulteriori impegni politici. 

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