Ucraina, Meloni critica l’asse franco-tedesco: serve inviato autorevole Ue per il negoziato. Affondo contro Vannacci: vota con la sinistra
La premier contro l’iniziativa degli E3 (Francia, Germania e Regno Unito) con Zelensky: «Meno riunioni ridondanti». L'affondo contro Vannacci e lo scontro con il M5S
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I punti chiave
- Ucraina, linea non cambia: sostenere Kiev, ma serve visione di lungo periodo
- L’attacco all’E3: formati variabili inefficaci
- Il ruolo degli Usa: coordinamento, non delega
- «Serve un rappresentante autorevole Ue»
- Kiev nella Ue? Parità di trattamento con Balcani e Moldova
- Medio Oriente, i paletti per missione a Hormuz
- G7, confronto con Trump sulla crisi
- Libano, puntare a disarmo di Hezbollah e ritiro di Israele
- Sì a sanzioni a coloni e Ben Gvir, no alla sospensione dell’accordo Ue-Israele
- Energia, finito lo scambio tra flessibilità e immigrazione
- L’attacco ai burocrati europei e all’Ets: va cambiato
- Commercio, l’appello all’Ue: rafforzare strumenti di difesa
- Le partnership “larghe”: dalla Nato a Giappone, India e Corea
- Bilancio Ue, Pac e Coesione non si toccano. E apre su Digital tax
- «Fondi Ue non siano vincolati a relazione sullo stato di diritto»
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Prima di arrivare a Montecitorio per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18-19 giugno, Giorgia Meloni riserva un pensiero allo storico segretario del Pci Enrico Berlinguer nel giorno dell’anniversario della scomparsa. Da un lato c’è il ricordo «con rispetto» di «una figura che ha rappresentato un punto di riferimento per la sinistra italiana e uno dei protagonisti della storia politica della Repubblica»; dall’altro, però, c’è la memoria del gesto di Giorgio Almirante, il leader del Movimento sociale, «che volle rendere omaggio al feretro del suo avversario politico. Un segno di rispetto umano e istituzionale che ancora oggi richiama il valore di un confronto politico fermo negli ideali ma rispettoso delle persone. Perché si può fare politica secondo visioni diverse, anche diametralmente opposte, senza per forza demonizzare l’avversario». E perché «le idee forti non temono il confronto».
Parole che risuonano come un monito nell’Aula dove la premier entra alle 9, seduta tra i suoi vice Antonio Tajani e Matteo Salvini e consapevole che l’attende un altro round con le opposizioni, antipasto della campagna elettorale che verrà. In agenda ci sono i temi più caldi dell’attualità internazionale, dall’Ucraina al conflitto in Iran, ma anche le sfide della competitività europea e della sicurezza energetica, la difesa comune, il nuovo Quadro finanziario pluriennale per la Ue 2028-20234. Tutto in un momento di passaggio, per il Governo italiano e per la stessa presidente del Consiglio, stretta tra i distinguo con l’Europa e il tentativo complicato di una ricucitura con Donald Trump dopo gli attacchi alla premier.
L'affondo contro Vannacci
Come sempre, è nella replica che la premier si scalda, distribuendo dardi. Il primo, una novità, è quello diretto contro il generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale che sta lavorando da destra ai fianchi della coalizione di governo. Al deputato Fn Emanuele Pozzolo, noto per la vicenda degli spari di Capodanno, ricorda che “per ben sei volte avete votato contro la fiducia a questo Governo, insieme collega Schlein, collega Conte, collega Renzi e compagnia”. “La vera destra - aggiunge, riferendosi alle parole di Vannacci di ieri sera ospite di Lilli Gruber su La7 - non è mai funzionale alla sinistra”.
Lo scontro con il M5S
Con i Cinque Stelle lo scambio più duro. Francesco Silvestri le rimprovera di non aver rialzato la schiena con Donald Trump dopo la sconfitta al referendum, ma di aver “semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda”. La premier si inalbera: “Vi dà fastidio che la prima donna sia arrivata dalla destra perché voi non siete stati capaci di proporla. Non ho mai indossato ginocchiere”. Poi, mentre lascia la Camera per dirigersi al Senato, sibila con i cronisti: “Lavorano sempre per noi...”.
Ucraina, linea non cambia: sostenere Kiev, ma serve visione di lungo periodo
La premessa sulla guerra in Ucraina è chiara: la linea italiana non cambia, «sostenere Kiev, mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora oggi, a nostro avviso, l’unico modo concreto di creare condizioni che possano costringere all’apertura di una seria stagione negoziale». Sì, dunque, al 20° pacchetto di sanzioni e condanna ferma dei ripetuti attacchi della Russia contro la popolazione civile «così come degli ultimatum rivolti a Kiev per le ripetute violazioni dello spazio aereo dell’Unione Europea e della Nato che hanno addirittura coinvolto obiettivi civili in Romania, comportamenti inaccettabili che l’Italia ha condannato e condanna con fermezza». Ma c’è un ma. La premier lo mette in chiaro: «La fermezza da sola non basta più se non è accompagnata da visione di lungo periodo. Fermezza non deve trasformarsi in cecità».








