Giustizia penale

Tutela delle vittime in Costituzione, in Aula i dubbi della maggioranza

Legge di revisione costituzionale all’esame della Camera da martedì. Riemergono le perplessità per il possibile contrasto con la presunzione d’innocenza

di Giovanni Negri

Un delle tre copie originali della costituzione italiana esposta all'iniziativa "Montecitorio a porte aperte". Roma 9 novembre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI ANSA

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Approda martedì in aula alla Camera una nuova legge di riforma costituzionale in materia di giustizia, ma questa volta dubbi e perplessità sono tutti interni alla maggioranza. Dopo il largo consenso al Senato, a inizio 2025, l’inserimento in Costituzione del principio di tutela delle vittime di reato è stato ora oggetto di un confronto serrato in commissione Giustizia. Dove però gli inviti alla massima cautela sul punto, poi cristallizzati nel parere approvato, sono arrivati dalle forze politiche che sostengono il Governo Meloni.

A riemergere sono elementi già affrontati nel corso dei lavori del Senato e che però si ripropongono adesso. Soprattutto il punto di reale criticità è determinato dalla possibile frizione del nuovo principio con la presunzione d’innocenza, aspetto che a Palazzo Madama era stato superato grazie a una diversa collocazione della tutela della vittima di reato, dall’articolo 111 della Costituzione sul giusto processo all’articolo 24 sul diritto di difesa e su quello di agire in giudizio.

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La posizione di Forza Italia

A sottolineare la necessità della massima attenzione è stata soprattutto Forza Italia, con gli interventi prima di Davide Bellomo e poi del viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. Il primo ha messo l’accento sulla nozione di «vittima di reato» che si affianca a figure consolidate nell’ordinamento processualpenalistico, come la persona offesa, il danneggiato e la parte civile. La nuova nozione, ha ricordato Bellomo, è più recente e dai contorni più sfuggenti se eccentrica rispetto al settore della giustizia riparativa. Di qui le possibili tensioni con il principio di non colpevolezza. D’accordo il viceministro Sisto, per il quale la piena compatibilità tra i due principi dovrebbe essere oggetto anche dell’approfondimento in aula.

Le opposizioni

Critiche le opposizioni con il capogruppo Pd Federico Gianassi a ricordare che al Senato era stata la medesima Forza Italia, con Pierantonio Zanettin, ad avere seguito l’iter del provvedimento favorendone la diversa collocazione nell’articolo 24, passaggio che aveva permesso di superare lo stallo. Ora rimettere in discussione quella scelta è, per Gianassi, sintomo della confusione della maggioranza.

Alla fine, tuttavia, il testo del parere approvato si fa carico delle perplessità e mette nero su bianco che «dovrebbe valutarsi la congruità del riferimento alla «vittima del reato», anche al fine di evitare profili di contraddizione con il principio costituzionale di non colpevolezza sino alla condanna definitiva».

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