Nordio chiude al ritorno dell’abuso d’ufficio
Il ministro minimizza la recente direttiva anticorruzione: più che sufficiente la normativa attuale
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È un no senza appello a qualsiasi ipotesi di reintroduzione dell’abuso d’ufficio quello espresso dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, rispondendo al question time ieri pomeriggio alla Camera. Neppure la controversa norma contenuta nella nuova direttiva anticorruzione, approvata definitivamente martedì dal Consiglio dell’Unione europea, smuove il ministro. Se quella norma impone un obbligo di incriminazione dell’«esercizio illecito di funzioni pubbliche», nel testo non compare più un riferimento esplicito all’abuso d’ufficio, dopo le richieste di riformulazione, accolte, dell’Italia nella fase di redazione della direttiva.
Arsenale ampio contro la corruzione
E per Nordio, a escludere la necessità di nuovi interventi dopo che la “sua” legge ha cancellato il reato e che la Corte costituzionale ha giudicato infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevata da numerosi uffici giudiziari, c’è l’assai vario arsenale anticorruzione di cui dispone il diritto penale italiano: «Abbiamo addirittura dei reati che gli altri Stati non conoscono: penso, per esempio, alla concussione per induzione, che è difficilissima da spiegare agli stranieri perché non sanno neanche che cosa sia; abbiamo la corruzione propria e impropria, antecedente e susseguente; abbiamo la concussione per coazione; abbiamo, come sapete, anche la turbativa d’asta. Abbiamo, insomma, ben 17 articoli che costituiscono l’arsenale normativo contro la corruzione del quale l’Europa si è detta soddisfatta».
Assenza di tipicità
E quanto alla direttiva Nordio sottolinea che «l’articolo 7 non tipicizza nessuna fattispecie incriminatrice, non individua condotte determinate, mentre, al contrario, il reato di abuso di ufficio è stato abrogato perché su mille ipotesi di reità ne arrivavano a condanna sì e no l’1 o il 2 per cento, ed è stato soppresso proprio perché mancava dalle caratteristiche della tipicità, del principio di legalità e anche del principio di tutela del bene protetto».
La modica quantità
E poi il ministero rivendica l’espressione «modestissime mazzette» utilizzata in più occasioni: «Vorrei ricordare che il concetto di tenuità o di modestia è inserito nel nostro ordinamento giuridico. Si parla di tenuità del fatto addirittura per escludere la punibilità di un reato; si parla di modesta quantità nella detenzione di sostanze stupefacenti e nelle circostanze attenuanti vi sono le particolari esigenze di lievità, di tenuità del fatto».
Sequestro smartphone da rilanciare
Il question time permette poi a Nordio di rilanciare il disegno di legge già approvato al Senato e ora incagliato da settimane alla Camera (ma da Forza Italia arrivano sollecitazioni per una ripresa della discussione) sulla nuova procedura di sequestro dei device elettronici e degli smartphone: «È intollerabile che l’articolo 15 della Costituzione, che tutela la segretezza e la libertà delle conversazioni, venga violato senza l’intervento di un organo giurisdizionale».









