Elezioni Usa

Trump, al via le nomine: la veterana Susie Wiles prima donna chief of staff. Al Commercio favorito il super falco dei dazi Lighthizer

Ha diretto la campagna ed è nota per nervi d’acciaio e professionalità. Tra le prime azioni, Trump promette l’espulsione di migranti, «non è questione di costi»

di Marco Valsania

Spazio, auto, dazi: cosa cambia dopo la vittoria di Trump

4' di lettura

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La prima nomina di Donald Trump è arrivata: sarà Susie Wiles la sua chief of staff, capo della staff della Casa Bianca, una delle posizione più delicate e che richiede completa fiducia del Presidente. E Wiles, che diventa la prima donna a ricoprire l’incarico, ha sicuramente le carte in regola per la missione: da anni è il vero cervello organizzativo delle campagne di Trump. A lei più di tutti è attribuita l’inedita disciplina della campagna, che nonostante le uscite estemporanee del candidato, ha messo a punto ed eseguito senza errori una strategia premiata dal successo alle urne. Tanto che Wiles era considerata la chiara favorita per la posizione: «Quel posto è suo se lo accetta», aveva detto un consigliere di Trump.

Passi fondamentali, quale co-chair della campagna 2024: la creazione di uno staff snello e affidabile, senza tensioni interne. E decisioni eterodosse che si sono rivelate azzeccate: il risparmio di risorse per un blitz pubblicitario finale e l’affidamento di una mobilitazione degli elettori sul terreno a organizzazioni parallele, quali quella di Elon Musk ma non solo. Nonostante il ruolo cruciale, ha sempre evitato i riflettori: non ha preso il microfono sul palco neppure nella notte in cui Trump ha celebrato la vittoria. Trump l’ha pubblicamente ringraziata definendola la Ice Maiden, la signora di ghiaccio, per la sua calma imperturbabile, la determinazione e l’attenzione alla professionalità.

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«Tosta, intelligente e innovativa»

«Susie è tosta, intelligente, innovativa e universalmente ammirata e rispettata. Continuerà a lavorare senza sosta per Fare l’America Grande – ha fatto sapere Trump -. È un onore del tutto meritato la nomina a prima donna chief of staff nella storia degli Stati Uniti. Il Paese potrà essere orgoglioso di lei». Ancora: «Mi ha aiutato a ottenere una delle più grandi vittorie politiche nella storia americana». Dagli stessi confidenti di Trump è stata ritenuta la singola persona più importante nella campagna, con sotto controllo ogni dettaglio compresi appuntamenti e viaggi di Trump. In una recente e rara intervista al Wall Street Journal aveva detto, parlando della cerchia di voci attorno all’ora candidato: «Forse sono la prima del villaggio, ma è un villaggio».

A 67 anni, immancabili occhiali da sole a specchio, Wiles vanta una lunga carriera in politica. Le ossa, da consulente, se le è fatta per anni nelle battaglie in Florida, oggi residenza preferita di Trump e che è stata il quartier generale della campagna. Alla corte di Trump è arrivata nel 2016, con la sua prima campagna presidenziale, concentrandosi proprio sulla Florida. I due si erano visti alla Trump Tower nel 2015 dando vita alla collaborazione. Wiles è passata a fianco di Ron DeSantis quando questo si è candidato a governatore dello Stato, guidandolo al successo nel 2018. Ha tuttavia definito in seguito il legame con DeSantis, divenuto rivale di Trump nelle ultime primarie repubblicane, il «più grande errore» della sua vita. E nella campagna fallita del 2020 era nuovamente con Trump.

Nel 2021 è stata messa a capo dell’organizzazione di raccolta fondi Save America creata sotto l’egida di Trump e ha risalito i ranghi, scelta tra gli esponenti senior dell’ultima campagna fin dal suo lancio. Ha tenuto a bada quasi sempre personaggi che potevano danneggiare il candidato. E la sua scelta di rimanere dietro le quinte nonostante il ruolo cruciale svolto è stata particolarmente apprezzata dal Presidente eletto che non ama che gli fa ombra.

«Clown non ammessi»

Per diventare chief of staff avrebbe posto anzitutto una condizione, controllo su chi ha accesso al Presidente e allo Studio Ovale. «I clown non possono entrare a piacere», avrebbe fatto sapere secondo un collaboratore. Avrebbe già mostrato di essere tra i pochi che sa tenere testa a Trump, se lo ritiene necessario: nel 2016 ripose a dure critiche sulla sua performance rispondendo che se voleva vincere Trump doveva lasciarla lavorare. Alla fine Trump vinse lo stato che era stato conquistato da Barack Obama nelle due elezioni precedenti.

La descrizione formale del nuovo incarico dice tutto sulla sua importanza: «Responsabile per dirigere, gestire, e supervisionare tutti gli sviluppi delle politiche, le operazioni quotidiane e l’attività dello staff per contro del Presidente. Coordina e comunica con tutti i ministeri e le agenzie dell’amministrazione».

Dovrà in questa veste facilitare l’esecuzione delle priorità di Trump, spesso controverse e prive di dettagli: parlando alla Nbc, il Presidente eletto ha messo in chiaro in queste ore che in vetta ci sarà rendere il confine «forte e potente». E espulsioni di massa di migranti, ha aggiunto, «non hanno alternative», qualunque il costo economico. «Non è questione di costi», ha detto. Ha però aggiunto allo stesso tempo di «volere che la gente venga in America». Una simile iniziativa di espulsione potrebbe coinvolgere cooperazione tra molteplici ministeri, dalla Giustizia al Pentagono.

Trump rivuole il super falco dei dazi Lighthizer

Sul delicato capitolo del commercio estero Donald Trump ha chiesto a Robert Lighthizer di essere il rappresentante per il Commercio (U.S. Trade Representative), ruolo che aveva già ricoperto nella precedente amministrazione Trump. Lo scrive il Financial Times, che ricorda che Lighthizer è conosciuto per essere un protezionista e un ’falco’ sui dazi. Durante il primo governo Trump, è stato una delle figure principali nella guerra commerciale contro la Cina e nella rinegoziazione del trattato commerciale (Nafta) con Messico e Canada.

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