Ritorno alla Casa Bianca

Usa, dopo il voto la corsa ai ruoli chiave nell’amministrazione Trump: i nomi in lizza

Il Trump 2024 Transition Team è pronto a promuovere il programma “America First”. Ma prima deve avviare il processo di selezione dei candidati per dare un volto ai ruoli chiave del suo gabinetto e della sua amministrazione

Donald Trump. (AP Photo/Evan Vucci)  Associated Press/LaPresse

5' di lettura

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Ad urne elettorali appena chiuse in tutti gli Stati Usa, il team della campagna elettorale di Donald Trump è entrato in modalità “transizione”, con una inattesa accelerazione che ha sorpreso sia i collaboratori del presidente eletto, esausti per la lunga maratona elettorale, sia i media. In una riunione convocata a Palm Beach in Florida ad appena 12 ore dalla fine delle elezioni - racconta “Politico”, la bibbia della politica internazionale in generale e statunitense in particolare - i consiglieri di Trump si sono affrettati ad avviare i piani di transizione, in particolare come gestire il processo di selezione su persone e politiche che daranno forma alla seconda Casa Bianca di Trump.

Sullo sfondo, le priorità già annunciate da Trump in campagna elettorale, dalla sicurezza delle frontiere alle trivellazioni petrolifere per far scendere i prezzi dei carburanti e contribuire a garantire l’indipendenza energetica degli Usa. Con il Congresso potenzialmente sotto il pieno controllo dei Repubblicani, la squadra di Trump e i suoi consiglieri per la transizione guidati da Howard Lutnick, presidente e amministratore delegato di Cantor Fitzgerald e co-presidente del Trump 2024 Transition Team, sono pronti a promuovere alcuni aspetti del suo programma “America First”. Senza dimenticare la promessa di risolvere le due guerre, in Ucraina e in Israele, in 24 ore. Ma prima devono avviare il processo di selezione dei candidati per dare un volto ai ruoli chiave del suo gabinetto e della sua amministrazione nel complesso.

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Ft: Bessent in lizza per il Tesoro

Nel ruolo chiave di segretario al Tesoro, la figura incaricata di gestire la politica economica, avanza il nome del miliardario Scott Bessent, uno dei principali finanziatori della campagna di Donald Trump. Bessent, secondo quanto scrive il Financial Times, sta cercando candidati per faqrgli da vice nel ruolo occupato al momento da Janet Yellen. Bessent è un gestore di hedge fund già consigliere economico di Trump quando era presidente.

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l ruolo del mondo degli affari e il lavoro di scouting dei Think tank

La prima grande decisione che Trump dovrà prendere è chi sarà il suo capo di gabinetto. Susie Wiles, la sua principale consigliera per la campagna, è una delle principali candidate, secondo quanto riferito al Washington Post da diversi consiglieri di Trump. Altro nome possibile è quello dell’avvocato Brooke Rollins, presidente e amministratore delegato dell’America First Policy Institute. Il processo di transizione intrapreso dal team Trump si avvale anche del lavoro di scouting dei think tank conservatori, tra cui proprio l’America First Policy Institute, i cui vertici stanno svolgendo un ruolo di primo piano.

Per l’incarico chiave di Segretario di Stato, alcune settimane fa nel corso di un pranzo con i membri conservatori del Congresso Robert O’Brien, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, avrebbe fatto i nomi - riferisce sempre “Politico” - del senatore della Florida Marco Rubio, già in lizza come possibile vicepresidente di Trump. Nella stessa occasione sarebbero circolati anche i nomi del senatore Bill Hagerty , già consigliere economico della Casa Bianca durante la presidenza di George H. W. Bush e dell’ex direttore ad interim dell’intelligence nazionale Rick Grenell. Il senatore Tom Cotton (reduce della guerra in Iraq e in Afghanistan, dove ha servito nella 101ª Divisione aviotrasportata) sarebbe invece un nome possibile per il ruolo di segretario alla Difesa.

Il co-presidente della transizione, Howard Lutnick, ha fatto nomi e curriculum di uomini d’affari noti a Wall Street come Steve Schwarzman, Chuck Schwab e Ross Perot Jr., a cui è stata chiesta una mano a individuare nomi candidabili per le posizioni di vertice. Il team di transizione di Trump ha anche richiesto memo politici a potenziali funzionari dell’amministrazione, mentre Linda McMahon, ex amministratrice delle piccole imprese e co-presidente della transizione di Trump, è stata incaricata di elaborare politiche su questioni che vanno dall’intelligence alla politica economica, dall’immigrazione alla politica energetica.

Gli outsider vicini alla Casa Bianca

A giudicare dalla vicinanza politica e finanziaria al candidato Trump dimostrata negli ultimi mesi, e alla loro presenza a Mar-a-Lago il giorno dopo l’elezione, sono in molti a scommettere in un ruolo di primo piano nella nuova amministrazione per il conduttore di media conservatori Tucker Carlson e dell’amministratore delegato di Tesla e miliardario Elon Musk. Per lui, in particolare, sarebbe allo studio un ruolo come riformatore dell’organizzazione dell’amministrazione federale, con un occhio soprattutto al taglio delle spese e dei costi amministrativi.

Robert F. Kennedy Jr, leader del movimento anti vaccini ed ex candidato alla presidenza che fa parte del team di transizione di Trump, ha sottolineato di aver fatto il giro dei media annunciando di non voler “togliere i vaccini a nessuno”, anche se ha confermato la sua raccomandazione a Trump perché elimini il fluoro dall’acqua pubblica. Secondo diversi osservatori della politica Usa, riferisce il Washington Post ennedy potrebbe avere un ruolo di punta nell’amministrazione Trump, in particolare nel settore della Sanità.

Su questo fronte, DeSantis sarebbe invece il principale sponsor di Joseph Ladapo, medico di origine nigeriane che attualmente guida la Sanità della Florida, perchè ricopra il ruolo di Segretario per la Salute e i Servizi Umani. John Fleming, ex funzionario dell’amministrazione Trump e vice capo dello staff nel 2020 e attuale tesoriere della Luisiana, sarebbe invece in trattativa con i consiglieri di Trump per una posizione di rilievo al ministero del Commercio.

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L’attesa per l’accordo con la General Services Administration

Rimangono numerosi interrogativi su come la squadra di Trump gestirà il suo ritorno al controllo del ramo esecutivo, tra cui se e quando firmerà un accordo con la General Services Administration per ottenere risorse federali per aiutare gli sforzi di transizione. La Gsa èun’agenzia indipendente del governo Usa fondata nel 1949 per aiutare a gestire e supportare il funzionamento di base dell’amministrazione stunitense. Il 6 novembre il dipartimento ha ribadito di essere “pronto a lavorare con il team di transizione del presidente eletto Trump per completare l’accordo richiesto per ricevere i servizi amministrativi e il supporto della GSA”. Un funzionario della Casa Bianca ha confermato che il team di transizione di Trump non ha ancora stipulato l’accordo, anche se il co-presidente della transizione Lutnick ha dichiarato alla CNN che “probabilmente” lo farà.

Rifiutare il sostegno della Gsa - una mossa senza precedenti da parte di una transizione presidenziale - significherebbe che la transizione di Trump potrebbe raccogliere privatamente una quantità illimitata di denaro da donatori non dichiarati per la transizione ed eludere i requisiti federali di impegno etico. Ma potrebbe anche complicare o addirittura impedire al team di transizione di accedere a elementi come gli indirizzi e-mail del governo o le tecnologie informatiche per la protezione informatica.

Trump e la sua squadra devono anche decidere se, come e quando mantenere la lunga lista di promesse fatte in campagna elettorale, dalla realizzazione della “più grande deportazione” di immigrati nella storia americana, alla promulgazione di nuove tariffe doganali sulle importazioni, al radicale riassetto dell’amministrazione e il governo federale. Alcune delle sue promesse più importanti potrebbero rivelarsi difficili da realizzare, come ad esempio il taglio di molte tasse, tra cui quelle sugli straordinari, le mance e i sussidi della previdenza sociale.

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