Tra dark kitchen e locali virtuali come cambia la ristorazione
Le tante facce di un fenomeno inarrestabile: il mercato del food delivery che viene alimentato dalla seconda linea di veri ristoranti e da laboratori che producono piatti solo per le consegne
di Maria Teresa Manuelli
4' di lettura
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L'esplosione dei numerosi aggregatori e distributori di cibo a domicilio ha creato nuovi scenari nel mondo della ristorazione, anche in Italia. Il fenomeno si divide tra dark kitchen (cucine fantasma) e ghost restaurant (ristoranti virtuali), ovvero laboratori di produzione di cibo non aperti al pubblico che vivono grazie alle piattaforme di delivery o che appartengono alle piattaforme stesse.
Come riportato dal “Rapporto RistoratoreTop 2019”, il mercato del food delivery – quindi cibo consegnato a domicilio, senza contare il take away – nel 2018 valeva 1,1 miliardi in Italia, mentre globalmente 74,9 miliardi (si prevede saranno 86,4 miliardi a fine 2019).
L’online food delivery, secondo le parole del General Manager di Deliveroo Matteo Sarzana, ha avuto una costante crescita: 121 milioni nel 2016, 207 milioni nel 2017 (+71%), 350 milioni nel 2018 (+69%) e si prevedono 590 milioni per il 2019 (+68%). E in questo trend sempre più spazio avranno proprio le cucine fantasma e i ristoranti virtuali.
Cucine fantasma e ristoranti virtuali: quali sono le differenze
Si parla di “ristoranti virtuali o ghost restaurant” quando un ristorante tradizionale, ovvero che serve cibo ai clienti seduti al tavolo, sceglie di aprire un sotto-ristorante, che esiste solo online. Lo si fa, di solito, per aumentare il business ottimizzando personale e materie prime, oltre che cavalcare le mode - come quella delle poke o del sushi, se già si cucinano pesce o verdure -, grazie a brand “specializzati”. Le spese di apertura sono quasi azzerate.
Da un paio di anni, per esempio, la stessa Deliveroo ha lanciato Virtual Brands, progetto dedicato ai ristoranti che permette di aprire un'attività virtuale per proporre nuovi piatti e nuovi tipi di cucina che difficilmente possono essere abbinati all'attività tradizionale. Secondo la piattaforma, si tratta di una soluzione che in alcuni casi porta ai ristoranti un aumento di fatturato fino a oltre il 400%.








