America

TikTok, accuse di censura sui video contro l’Ice dopo la morte di Alex Pretti

Molti utenti americani denunciano malfunzionamenti sospetti. Il social parla di problemi tecnici, ma le disinstallazioni dell’app sono da record

di Biagio Simonetta

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La morte di Alex Pretti, infermiere ucciso a Minneapolis da un agente federale durante una delle tante operazioni legate all’immigrazione, ha acceso un nuovo fronte di polemiche negli Stati Uniti: quello tra contenuti politici, piattaforme social e fiducia negli algoritmi.

Durante il fine settimana, infatti, diversi utenti americani hanno denunciato difficoltà nel pubblicare su TikTok video critici nei confronti delle operazioni condotte dall’Ice, l’agenzia federale per l’immigrazione che nelle ultime settimane è al centro di numerose critiche per la modalità dei loro interventi.

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Tra gli utenti che hanno segnalato il problema, anche la comica Megan Stalter, seguita da centinaia di migliaia di persone tra Instagram e TikTok. Sabato sera, l’artista ha pubblicato un video in cui, facendo riferimento alla morte di Alex Pretti, invitava le persone a prendere posizione contro i raid dell’Ice a Minneapolis. Il video ha superato le 12 mila condivisioni su Instagram, ma non è mai comparso su TikTok. Dopo diversi tentativi falliti di caricamento, Stalter ha cancellato il suo account, in segno di protesta contro il social dei video brevi.

Segnalazioni simili sono arrivate chiaramente anche da altri utenti, che hanno raccontato di video rimasti “in revisione” o mai pubblicati dopo aver affrontato temi collegati alle operazioni federali sull’immigrazione. La vicenda ha attirato l’attenzione anche del senatore democratico Chris Murphy, che ha definito la presunta censura su TikTok una delle principali «minacce alla democrazia».

Dubbi analoghi sono stati sollevati da Jen Hamilton, infermiera e autrice con oltre 4,5 milioni di follower su TikTok. Hamilton racconta che il giorno dell’annuncio del passaggio di controllo della piattaforma, un suo video sulla detenzione di un bambino di cinque anni da parte di agenti federali non è mai stato pubblicato. Dopo aver condiviso un post su Pretti, altri quattro video sarebbero rimasti bloccati. «Non ho prove di una censura diretta», ha detto, «ma trovo significativo che tutto questo accada proprio nel giorno del cambio di gestione».

TikTok US, da parte sua, ha respinto ogni tipo di accusa, spiegando che i problemi di caricamento sono stati causati da un blackout in un data center statunitense. Secondo l’azienda, i disservizi hanno rallentato l’upload e la distribuzione dei video, ma non avrebbero alcun legame con l’attualità politica o con i contenuti sull’Ice.

In tutto questo, però, c’è un dettaglio che rende l’intera vicenda piuttosto equivoca. Proprio la scorsa settimana, infatti, il controllo delle attività statunitensi di TikTok è passato nelle mani di una nuova joint venture a maggioranza americana, dopo pressioni durate anni da parte della Casa BIanca. Tra i nuovi investitori c’è Oracle, società tecnologica guidata da Larry Ellison, magnate molto vicino al presidente Donald Trump. E il punto è che la nuova società ha adesso maggiore autonomia sulle politiche di moderazione dei contenuti e sulla sicurezza dei dati, che vengono archiviati su infrastrutture cloud negli Stati Uniti.

Va detto che dimostrare un’eventuale censura è però estremamente difficile. l’algoritmo di TikTok è opaco per definizione. Senza dimenticare che anche se la piattaforma decidesse di limitare certi contenuti, sarebbe nel suo diritto, trattandosi di un soggetto privato.

Intanto, però, negli Stati Uniti una parte degli utenti sta lasciando l’app. Secondo i dati di SensorTower, le disinstallazioni di TikTok sono aumentate di quasi il 150% negli ultimi cinque giorni rispetto alla media dei tre mesi precedenti. Per molti, la scelta non dipende da un singolo episodio, ma da un clima di incertezza sul futuro della piattaforma.

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