Alloggi

Studentati, crescono i posti letto ma resta il gap con i principali Paesi europei

Per la platea di 650mila universitari tra fuori sede, internazionali ed Erasmus il tasso di copertura è oggi al 12%, con 80mila alloggi attivi tra pubblico e privato. Dalla spinta del Pnrr altre 30mila unità in arrivo nel 2027

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risultati del tortuoso iter delle risorse del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) sono in dirittura d’arrivo: mentre il ministero dell’Università e della Ricerca (Mur) sta finendo di rendicontare la prima metà dei 60mila posti letto attesi entro il 2026, Cassa depositi e prestiti ha iniziato a pubblicare gli interventi ammessi al finanziamento per i restanti 30mila da reperire entro il 15 maggio 2027. In attesa di capire se il doppio target sarà raggiunto, gli operatori cominciano a fare le prime previsioni sui risultati di una macchina operativa che prima in Italia non esisteva.

Secondo le elaborazioni dell’advisor immobiliare Cushman&Wakefield per Il Sole 24 Ore, in Italia sono oggi operativi circa 80mila posti letto tra offerta privata e convenzionata. A fronte di una platea stimata di circa 650mila potenziali utilizzatori tra studenti fuori sede, Erasmus e studenti internazionali (i dati del Mur ne censiscono meno considerando solo chi si sposta da una regione all’altra ed escludendo i pendolari) il tasso di copertura potenziale del fabbisogno abitativo si attesta al 12 per cento. Un punto di arrivo rispetto a una situazione di sostanziale assenza di offerta precedente, anche se «si tratta di un ritardo strutturale rispetto ai principali benchmark europei», osserva Rocco Leone, head of living capital markets di C&W Italy.

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L’OFFERTA DI FASCIA ALTA

Il costo mensile di una stanza prime (singola all-inclusive in struttura privata) per anno accademico. In euro

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Tuttavia, per poter fare un confronto omogeneo con l’estero, gli operatori rapportano l’offerta di alloggi all’intera popolazione universitaria, che in Italia cuba circa 1,65 milioni di studenti (oltre 2 milioni se si considerano anche le telematiche). Pur presentando limiti statistici, «se si calcolano gli attuali 80mila posti letto su questa platea, il tasso di copertura scende drasticamente al 4%, contro una media europea del 15%», spiega Leone. Le prospettive di crescita sono significative ma ancora non sufficienti a colmare il divario. La previsione di C&W Italy per il 2030 - termine per la piena operatività e il consolidamento del mercato - è di 110mila posti letto totali, tra residenze pubbliche, private e religiose. A patto che vi sia anche «una continuità di investimenti privati e una maggiore rapidità nei processi» continua Leone. Nell’ipotesi che tutti gli interventi vengano completati e che il numero degli studenti continui a crescere del 3% (in linea con l’ultimo anno) raggiungendo circa gli 1,91 milioni di iscritti, l’Italia resterebbe comunque lontana dagli standard europei, con un tasso di copertura al 5,7% (sempre sul totale degli studenti).

L’OFFERTA CONVENZIONATA

Le tariffe mensili per posto letto Dsu, comprensivo di servizi/utenze, anno scolastico 2026/2027

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L’offerta attuale

Attualmente, uno studente che non volesse rivolgersi al mercato libero, si trova davanti a due opzioni (tre considerando i collegi religiosi, che sono tuttavia minoritari): gli alloggi gestiti dagli Enti territoriali per il diritto allo studio e le strutture private. I primi hanno costi contenuti – intorno ai 200-300 euro al mese –, e l’accesso è regolato da bandi regionali che prevedono una graduatoria basata solitamente su reddito e merito. I secondi, invece, presentano prezzi molto diversi a seconda della tipologia: gli studentati beneficiari dei finanziamenti Pnrr devono garantire canoni di locazione di almeno il 15% inferiori rispetto ai valori medi di mercato, oltre al 30% obbligatorio assegnato tramite gli Enti di diritto allo studio. Secondo i C&W Italy, nel caso di Milano la rata si aggira in media attorno ai 750 euro al mese. Accanto alle strutture sovvenzionate, c’è il mercato dei capitali privati e degli alloggi di fascia alta. In questo caso le strutture raggiungono prezzi ben diversi, con picchi da 1.600 euro al mese nel caso di Milano. Il target, più che italiano, è internazionale: studenti alto spendenti che richiedono una serie di servizi aggiuntivi che vanno dalla piscina ai campi sportivi, fino a terrazze, deposito biciclette coperto, spazi living. «Questa fascia di mercato non compete con l’offerta convenzionata. Oggi queste strutture prime registrano livelli di occupazione elevati, sostenuti da un’offerta limitata. Con l’aumento dello stock disponibile, è ragionevole attendersi una progressiva normalizzazione dei prezzi», conclude Leone.

L’OFFERTA SUL MERCATO LIBERO

I canoni medi mensili a luglio 2026 per una stanza singola e un monolocale. In euro

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L’attuazione della riforma 

Lo sforzo fatto negli ultimi anni dall’amministrazione, comunque, non è da poco. Prima della mole di risorse sbloccate da Bruxelles, infatti, l’Italia non aveva una cabina di regia unica sulle politiche abitative universitarie. La legge 338/2000, che disciplinava l’edilizia universitaria e che continua a essere operativa, viaggiava su binari molto distanti da quelli del Pnrr: tempi lunghi di realizzazione e nessuna possibilità per i privati di partecipare. Basti pensare che ad oggi, stando ai dati dell’ultima relazione al Parlamento , dei 53.652 posti alloggio cofinanziati tramite la legge, ne sono stati messi in esercizio solo 34.318.

Per non perdere i finanziamenti europei, legati al raggiungimento del target di 60mila posti letto entro il 2026 (poi prorogato al 2027), il Dl 144/2022 (Aiuti-ter) ha cambiato paradigma, modificando la legge 338 e aprendo la strada all’utilizzo di immobili già esistenti o riconvertibili, anche provenienti dal mercato privato. Arriva così, dopo qualche anno di aggiustamenti, il Dm 481/2024, il grande bando Pnrr gestito dal ministero. A novembre 2025, con la revisione del Pnrr, il target viene rimodulato da 60mila a 30mila posti letto ma, parallelamente, viene istituito il Fondo Student Housing. Dotato di 599 milioni di euro e gestito da Cdp, il Fondo affianca il bando ministeriale con un secondo canale di finanziamento.

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