Diritto allo studio, dalle Regioni agli atenei 40mila alloggi pubblici
Costi tra 150 e 300 euro Sono 15mila gli studenti oltre l’offerta esistente
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Idonei, ma non assegnatari. Sono gli oltre 15mila studenti con i requisiti di reddito e merito per accedere agli alloggi universitari, ma che rischiano di restare senza stanza per la poca offerta disponibile.
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Secondo le rilevazioni dell’Andisu – l’associazione che riunisce gli organismi per il diritto allo studio di tutta Italia – oggi gli enti territorialmente competenti gestiscono circa 40mila posti letto pubblici. Un numero in crescita, ma ancora insufficiente rispetto alla richiesta. «Le domande di studenti fuori sede che possiedono i requisiti Iseeu e Ispe, oltre a quelli di merito per gli anni successivi al primo, superano di oltre 15mila unità la disponibilità dei nostri enti», spiega Emilio Di Marzio, presidente dell’Andisu. In pratica, ogni anno migliaia di studenti avrebbero diritto a un posto letto gestito dal servizio pubblico, ma rischiano di restarne esclusi. In questi casi, spesso la borsa di studio prevede una quota aggiuntiva destinata a coprire parte delle spese di affitto, che sono però più elevate. «Il dato citato - puntualizza Di Marzio - tuttavia è quello relativo alle graduatorie provvisorie degli enti. Nei mesi successivi alla prima graduatoria, sono molti gli studenti assegnatari che non accettano il posto letto e pertanto la graduatoria scorre sensibilmente».
Fare una fotografia unitaria sul territorio delle modalità di accesso alle «case dello studente» non è semplice: dietro il diritto allo studio universitario c’è una mappa amministrativa tutt’altro che uniforme. La competenza sull’organizzazione dei servizi è affidata alle Regioni, che nel tempo hanno scelto modelli diversi. C’è chi si è dotato di un ente unico, incaricato di gestire borse di studio, mense e residenze – come Edisu Piemonte, DiSCo Lazio, Erdis Marche – o di un’agenzia regionale come Dsu Toscana, ER.GO Emilia Romagna, Adisurc Campania, Ardis Fvg e Aliseo Liguria. Chi invece ha optato per strutture articolate per ateneo, come accade in Veneto (con gli Esu di Padova, Venezia e Verona), in Sicilia (con gli Ersu di Palermo, Catania, Messina, Enna) o Sardegna (Ersu di Cagliari e Sassari). E c’è poi chi ha scelto di affidare la gestione degli interventi del diritto allo studio direttamente ai singoli atenei; in questo senso, Lombardia e Calabria rappresentano una particolarità nel panorama nazionale, dal momento che sono le varie università, lombarde e calabresi, a organizzare e gestire l’erogazione dei benefici agli studenti – dalle borse di studio ai servizi collegati – secondo il proprio assetto amministrativo.
Per ridurre le differenze sul lato dell’offerta, Andisu richiama la necessità di nuovi investimenti pubblici e di una maggiore uniformità nella definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, insieme al rafforzamento del fondo statale integrativo e alla costruzione di nuovi studentati nelle aree vicine ai grandi poli universitari. «Il problema vero è immettere nuovi posti sul mercato gestiti dagli enti per il diritto allo studio», evidenzia il presidente di Andisu, perché una maggiore disponibilità consentirebbe di assegnare subito un alloggio a tutti gli studenti idonei, evitando il passaggio obbligato dal mercato privato.
Il Pnrr prevede di destinare il 30% dei 60mila posti letto finanziati agli enti del diritto allo studio. In sostanza, 18mila dovrebbero andare agli studenti capaci e meritevoli privi di mezzi che risultano vincitori dei bandi. Sarebbe dunque possibile, in linea teorica, dare un alloggio a quei 15mila idonei non beneficiari, a patto che il numero rimanga costante negli anni.







