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Auto
Stellantis, il nuovo piano di Filosa punta su alleanze e controllo dei costi
Il ceo di Stellantis presenterà le strategie giovedì a Detroit al Capital Markets Day. Gruppo in ripresa dopo la pulizia in bilancio, obiettivo incrementare la redditività
Il conto al conto alla rovescia è iniziato. Tra meno di una settimana Stellantis toglierà il velo dal suo nuovo piano industriale per raccontare nel dettaglio su quali basi proseguirà il percorso di «recupero sequenziale» che solo da pochi mesi ha mosso i primi passi, dopo la maxi-pulizia in bilancio che ha portato a fine 2025 a una perdita da 22 miliardi. Ma gli interrogativi e i rumors vanno oltre il conto economico e investono il ruolo e la collocazione futura, in una fase storica di cambiamento strutturale dei rapporti di forza dell’industria dell’auto, di un operatore europeo come Stellantis – ma con un forte radicamento sul mercato nordamericano – alle prese con driver globali (e venti contrari) come l’evoluzione del mercato cinese, il giusto bilanciamento dell’Ev nel portafoglio motori e la gestione dei prezzi.
Nella lunga rincorsa degli ultimi mesi verso l’appuntamento con il Capital Markets Day, fissato per giovedì prossimo ad Auburn Hills, a Detroit, sono stati tre i filoni narrativi principali che hanno monopolizzato l’attenzione degli addetti ai lavori: così, accanto al pressing sulla necessità di ritrovare equilibrio nel conto economico (soprattutto in termini di controllo dei costi e di capacità di tornare a generare cassa con continuità) si sono affiancati prepotentemente anche i temi delle nuove partnership e la pulizia del portafoglio marchi.
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Il primo trimestre dell’anno ha consegnato la fotografia di un’azienda che, per dirla con le parole del ceo, Antonio Filosa, «è tornata su un percorso di crescita sostenibile»; l’obiettivo dichiarato è «incrementare la redditività a seguito delle azioni di reset intraprese nel 2025». La parola chiave, ripetuta a più riprese da Filosa nelle ultime settimane in ogni appuntamento pubblico e occasione di confronto con analisti e giornalisti, è «execution». Il focus è sui prezzi, sui volumi, sul mix e soprattutto sui costi, in una traiettoria di «progressivo miglioramento sequenziale» – altro concetto centrale nei ragionamenti del ceo – trimestre su trimestre. Filosa ha recentemente citato, a questo proposito, il nuovo programma globale di gestione dei costi chiamato Vcp, Value creation program, che si prepara a essere operativo sia sul fronte nordamericano che su quello europeo e che probabilmente agirà anche su alcune componenti di costi fissi. La convinzione è che possa dare risultati concreti già nei prossimi trimestri. «Sarà un focus enorme – ha spiegato Filosa –. Il profitto per unità sarà un punto centrale, così come il miglioramento del mix nei veicoli commerciali leggeri», in un’ottica di argine ai «venti contrari, fondamentalmente legati alle normative e alle emissioni di CO2».
Sul fronte del prodotto invece l’azienda, nel giudizio dei vertici, ha migliorato «drasticamente il mix in Nord America» attraverso alcuni allestimenti di pickup, in particolare quelli equipaggiati con il motore V8 Hemi, che hanno rappresentato il 40% delle spedizioni. «Su questa leva del mix vogliamo continuare a spingere – ha detto Filosa –, poiché vediamo una domanda in crescita, un forte interesse dei clienti e ordini dai concessionari. Poi abbiamo molti nuovi lanci in programma».
Il tema investe la gestione dei marchi e, indirettamente, le speculazioni alla vigilia della presentazione del piano legate all’eventualità che Stellantis scelga di concentrare le risorse su 4 marchi prioritari, definiti «global brands» (Fiat per la mobilità urbana in Europa e Sud America, Jeep per i Suv, Ram, strategico in Nord America, per i veicoli commerciali, e Peugeot come marchio generalista per il mercato europeo) lasciando agli altri marchi «secondari» (Maserati, Alfa, Lancia, Ds, Citroen, Opel-Vauxhall, Dodge, Chrysler, Abarth, Fiat Professional) un ruolo da follower rispetto alle quattro piattaforme principali. Qualche pronunciamento è indubbiamente atteso da questo punto di vista. «Siamo consapevoli – ha messo le mani avanti Filosa pochi giorni fa, parlando con gli analisti – di avere il privilegio di lavorare con così tanti marchi iconici. Portano con sé un’eredità indiscussa».
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La questione principale riguarda come conciliare l’estensione della copertura di mercato di questi marchi con l’efficienza nell’allocazione del capitale. «La soluzione dell’equazione – ha provato ad anticipare il ceo – consiste nel procedere in parallelo su questi due motori e avere la migliore allocazione del capitale che consentirà ai nostri marchi di esprimere il loro potenziale».
L’ultimo tema, che si annuncia come un vero convitato di pietra dell’Investor Day, riguarda le future alleanze. La scorsa settimana Stellantis ha annunciato un nuovo step nella partnership, fino a oggi meramente commerciale, con la cinese Leapmotor. La scelta investe il tema della sovracapacità dei produttori europei. Molti player cinesi stanno esplorando la possibilità di utilizzare capacità inespressa di alcuni impianti, in modo da aggredire direttamente il mercato del vecchio continente. Nei giorni scorsi Stella Li, vicepresidente di Byd, ha confermato di essere in costante contatto con molti player europei, Stellantis compresa, affermando che l’Italia è potenzialmente coinvolta. Ma i contatti tra Stellantis e partner cinesi sono ad ampio raggio, e in questi mesi, secondo i rumors, avrebbero riguardato anche Xiaomi, Xpeng, Faw, oltre all’ultimo annuncio con Dongfeng, relativo alla produzione sul mercato locale. L’appuntamento di Detroit fornirà qualche elemento di lettura in più, tenendo presente che «le partnership – ha precisato Filosa – non devono essere monodirezionali e non riguarderanno solo i cinesi».
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