Automotive

Giù Stellantis, promossa l'intesa con Dongfeng ma dubbi su prospettive del gruppo

La società ha firmato con il gruppo cinese un accordo di cooperazione strategica da 1 miliardo di euro

di Stefania Arcudi

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Stellantis in ribasso a Piazza Affari nel giorno in cui il gruppo italo-francese ha siglato con la cinese Dongfeng Group un accordo di cooperazione strategica da 1 miliardo di euro (circa 130 milioni la quota di Stellantis) con l’obiettivo di espandere la loro partnership, che dura da 34 anni, attraverso la produzione congiunta di nuovi modelli Peugeot e Jeep in Cina per il mercato cinese e per l’esportazione in altri mercati.

Sebbene la notizia sia considerata positiva dagli analisti, il mercato guarda già oltre, alle prospettive future, che mostrano segnali di miglioramento ma con risultati non ancora consolidati, e al piano industriale che sarà presentato il 21 maggio. «Non ci sono soluzioni semplici o rapide. Nonostante segni di miglioramento in Nord America, il resto delle aree, che rappresenta circa il 60% dei ricavi, registra cali dei profitti. Il management si mostra fiducioso sul lavoro fatto finora e sul fatto che siano state gettate basi per la ripresa, ma il timore è che servano ulteriori azioni, soprattutto in Europa», spiegano gli analisti di Hsbc, che hanno confermato la valutazione "hold", ma hanno abbassato l'obiettivo di prezzo da 6,5 a 5,5 euro.

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Come detto, però, le notizie su Dongfeng sono state bene accolte: «In generale riteniamo che l’accordo con Dongfeng sia positivo, in quanto delinea una strategia più chiara e credibile rispetto al precedente approccio asset-light», dicono gli esperti di Intermonte, sottolineando che «l’impatto finanziario sarà limitato nel breve, come è naturale che sia dato il profilo progettuale, ma l’iniziativa potrebbe consentire a Stellantis di rilanciarsi sul mercato cinese e sfruttare i vantaggi di una base produttiva locale, sia in termini di costo sia di rapidità di time-to-market, anche per l’export». In questo senso va anche il rafforzamento della partnership con Leapmotor, annunciata di recente. Tra l'altro, secondo alcuni media cinesi, Stellantis sarebbe in trattative con i cinesi di Huawei e Jac Motors per sviluppare nuovi modelli elettrici per Maserati. Il primo modello potrebbe arrivare già nel 2027 in due versioni: una con marchio Maextro di Huawei per il mercato cinese e una con marchio Maserati per i mercati internazionali. Huawei fornirebbe software, cruscotti digitali e sistemi di guida assistita, Jac si occuperebbe della produzione e Maserati contribuirebbe con design e posizionamento premium.

«La notizia non ci sorprende alla luce di altri articoli di stampa e delle dichiarazioni delle ultime settimane e la riteniamo realistica. Se confermata permetterebbe di accelerare i tempi per il rilancio di Maserati che da troppi anni è stata di fatto trascurata (nel 2025 ha venduto solo 11.000 veicoli), sfruttando i benefici di una piattaforma condivisa». Intanto, sale l'attesa per l'Investors Day del 21 maggio, dove il gruppo alzerà il velo sulla nuova strategia per i prossimi anni e darà indicazioni - o almeno così si aspetta il mercato - sul futuro dei 14 brand del gruppo: il Ceo Antonio Filosa ha più volte ribadito che sono tutti fondamentali e che saranno valorizzati, ma alcuni osservatori ritengono che siano troppi e che, perlomeno, serva che siano «trattati» in modo più efficiente.

Secondo gli analisti di Ubs, «l'appuntamento della settimana prossima è un momento 'make or break', decisivo, per il gruppo», che presenterà il suo nuovo piano aziendale, che include obiettivi finanziari e azioni strategiche (investimenti, prodotti e marchi, riduzione dei costi) per le principali regioni, in particolare il Nord America. «Dopo il grande riassetto di febbraio, la nostra ipotesi di una ripresa positiva negli Stati Uniti finora non si è concretizzata nella misura in cui noi (e il consenso di mercato) ci aspettavamo e, di conseguenza, il Capital Markets Day è diventato ancora più determinante per il caso di investimento», dice Ubs, secondo cui «il posizionamento sul titolo è diventato più negativo nelle ultime settimane (risultati del primo trimestre inferiori alle attese in Nord America, dati di vendita più deboli negli Stati Uniti ad aprile, crisi in Medio Oriente)».

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