Strategie

Spreco alimentare, tante idee ma troppe rimangono sulla carta

Indagine globale ViewPoint, condotta dall’ente di certificazione DNV solo 44 aziende su 100 gestiscono questa sfida in modo strutturato

di Manuela Soressi

3' di lettura

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Combattere lo spreco alimentare è uno dei mantra delle imprese del food&beverage ma c’è significativo divario tra consapevolezza, parole e azioni, rivela l’indagine globale ViewPoint, condotta dall’ente di certificazione DNV su un campione di 375 imprese del settore in Europa, Americhe e Asia.

Da questo report emerge che 85 aziende su 100 hanno adottato misure concrete per ridurre la perdita e lo spreco di cibo ma solo 44 su 100 gestiscono questa sfida in modo strutturato. Inoltre solamente il 24% la considera una priorità elevata nella propria agenda strategica. E tra quelle che hanno stabilito gli indicatori chiave di performance (KPI), risulta al terzo posto dietro all’efficienza produttiva (41%) e alla qualità e sicurezza (39%). Ci sono molte luci e altrettante ombre nello scenario delineato dall’indagine ViewPoint, da cui emerge che la gestione del food loss non è solo un grave problema per la sostenibilità del sistema alimentare ma anche una mancata opportunità di business. Nonostante il 43% delle imprese riconosca che oltre il 10% delle perdite e degli sprechi alimentari inevitabili potrebbe essere valorizzato attraverso altri impieghi, solo il 19% li trasforma in altri alimenti (come petfood), mentre il 18% li destina all’alimentazione animale, il 12% al compostaggio, il 7% alla produzione di energia e il 5% li dona. Solo il 12% li invia in discarica.

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“Secondo i nostri dati, le aziende riconoscono l’entità del problema delle perdite e degli sprechi alimentari, ma molte sono ancora all’inizio di un percorso verso soluzioni strutturate e sistemiche, necessarie per ottenere riduzioni significative e durature” afferma Barbara Frencia, ceo business assurance di DNV.

L’85% delle aziende sta intervenendo su monitoraggio (61%), formazione (64%) e miglioramento della resa produttiva (55%), scontrandosi con tanti ostacoli, a partire da mancanza di consapevolezza, vincoli di conservazione, previsioni imprecise, budget limitati e sistemi operativi spesso manuali.

Per fare di più servirebbero dati più precisi e informazioni più dettagliate in modo da comprendere meglio perché, dove e come avviene lo spreco alimentare e in che misura incide sul sistema. Ma ottenerli è complesso visto che le cause sono molteplici e distribuite lungo l’intera filiera: inefficienze operative (35%), problemi di qualità (34%) o con le materie prime (33%), errori umani (33%), limiti imposti dalla shelf-life dei prodotti (30%), imballaggi danneggiati (24%) e sovrapproduzione (22%). Dunque, la responsabilità di questo problema appare spesso frammentata e, quindi, difficile da risolvere. Eppure la metà delle aziende intervistate ritiene che si potrebbe evitare una quantità considerevole di perdite e sprechi alimentari, mentre il 28% afferma che potrebbero essere evitati quasi del tutto o in modo significativo.

Tra le imprese che si sono già attivate in questa direzione, quelle che si trovano nelle fasi iniziali del percorso tendono a concentrarsi maggiormente su come aumentare l’efficienza e come ridurre i costi finanziari, mostrando una forte attenzione al monitoraggio, alla consapevolezza e agli aspetti operativi. Invece le realtà più grandi e mature, che hanno compiuto passi più avanzati e sono più avanti in termini di strategie e azioni, sono guidate soprattutto da motivazioni legate alla sostenibilità. Per questo hanno inserito più spesso la lotta alla perdita e allo spreco alimentare negli impegni per la sostenibilità. Ma se il 75% delle imprese include la gestione dello spreco nelle strategie di sostenibilità, solo il 40% li rendiconta pubblicamente. E meno di un’azienda su tre conosce lo standard ISO 20001, di prossima introduzione, pensato per guidare le organizzazioni nella riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari lungo tutta la filiera. “Emerge una chiara motivazione di business per prendere decisioni incisive contro la perdita e lo spreco di cibo, in quanto questo consente di ridurre i costi oltre a contribuire a nutrire il pianeta. Un approccio strutturato, dati affidabili e standard basati su buone pratiche sono elementi fondamentali per permettere alle aziende di trasformare le intenzioni in un impatto misurabile” conclude Frencia.

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