Food waste

Spreco alimentare, in Italia cresce a 14 miliardi. Ecco il cibo che finisce di più nella spazzatura

I dati dell’Osservatorio Waste watcher international di Ipsos e Università di Bologna, in occasione della 12esima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare del 5 febbraio

di Emiliano Sgambato

Le azioni di sensibilizzazione in atto ormai da anni non sono ancora sufficienti per cambiare a fondo i comportamenti antispreco

2' di lettura

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È ancora in crescita la quota di cibo che si butta nella spazzatura e soprattutto - a dispetto delle buone intenzioni e della cresciuta attenzione di media, chef e operatori del settore alla problematica - diminuiscono le buone pratiche per evitare che questo accada.

In totale, considerando tutta la filiera, lo spreco alimentare in Italia rappresenta un controvalore di 14,1 miliardi di euro per 4,5 milioni di tonnellate di prodotti, sfiorando i 140 euro a testa l’anno (139,7) contro i 126 euro di un anno fa. Ed è dalle nostre case che arriva lo spreco più grande, con un costo di 8,2 miliardi sul totale dello spreco di filiera.

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È il quadro tracciato dal Rapporto “Il caso Italia 2025” dell’Osservatorio Waste Watcher International, elaborazione Ipsos/Università di Bologna, in vista della 12esima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, il 5 febbraio, fondata dalla campagna Spreco Zero.

A guidare la poco invidiabile classifica dello spreco sono frutta fresca (24,3 grammi settimanali) e pane (21,2 grammi), che hanno superato verdure (20,5 grammi), insalata (19,4 grammi), cipolle, aglio e tuberi (17,4 grammi). E se da una parte si spreca, dall’altra si allontana l’accesso al cibo sano e sostenibile: l’indice Fies di insicurezza alimentare 2025 sale del 13,95% (era 10,27% nel 2024).

Tra gli Obiettivi Onu 2030 c’è quello di dimezzare lo sperpero di cibo: «Per quella data - spiega il direttore scientifico Waste Watcher e della Giornata, di cui è anche ideatore, Andrea Segrè - lo spreco si dovrà attestare a 369,7 grammi settimanali, e per fare questo dobbiamo tutti tagliare, ogni anno, da qui al 2029, circa 50 grammi di cibo a settimana a testa».

Che tradotto in pratica - spiegano i ricercatori - significa un quarto di mela in meno nel bidone ogni settimana, o un quarto di bicchiere di latte in meno gettato negli scarichi, o una rosetta di pane in meno nell’umido. Un impegno urgente se ogni giorno, rileva il Rapporto, vengono dissipati sul territorio nazionale 88,2 grammi di cibo a testa, pari a 617,9 grammi a settimana pro capite, in crescita rispetto agli 81gr. al giorno e i 566,3gr. a settimana di un anno fa.

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