Innovazione

Soluzioni hi tech in agricoltura, investimenti a quota 2,5 miliardi

Secondo l’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano e Rise dell’Università degli Studi di Brescia, nel 2025 crescita del 9% soprattutto per i software che migliorano produttività e sostenibilità. Ma le superfici coperte non vanno oltre il 10%

di Giorgio dell'Orefice

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Nelle incertezze dei mercati internazionali gli agricoltori si aggrappano alla tecnologia. È quello che suggeriscono i dati del rapporto 2025 dell’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano e dell’Osservatorio Rise dell’Università degli studi di Brescia.

Dopo un anno di stop o di semplice rallentamento sono ripartiti quindi gli investimenti in Agricoltura 4.0. Il mercato italiano delle soluzioni tecnologiche per l’agricoltura - dai droni alle macchine agricole di ultima generazione, dalle centraline per la fertirrigazione ai software per la gestione delle operazioni colturali - è arrivato nel 2025 a un valore di 2,5 miliardi di euro con una crescita rispetto allo scorso anno del 9%.

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Crescita nonostante le incertezze sui mercati

«Nonostante il permanere e l’aggravarsi, in alcuni casi, dei fattori di criticità geopolitici, economici e ambientali – commentano dall’Osservatorio Smart Agrifood – nel 2025 il settore globale ha continuato a credere e a investire nell’innovazione digitale. Sono tornate a crescere, a livello mondiale, le risorse raccolte dalle start up, che hanno raggiunto quota 11,5 miliardi di dollari (+21%). Le startup eCommerce food restano le più finanziate (con il 77% dei capitali raccolti). Aumentano le realtà innovative che offrono soluzioni di Agricoltura 4.0, per rispondere alla crescente necessità da parte del settore primario di disporre di tecnologie focalizzate su obiettivi mirati e misurabili, come il sequestro del carbonio, la riduzione delle emissioni di gas serra, l’ottimizzazione delle risorse e l’aumento della produttività».

La crescita ( in linea con il trend europeo) è trainata principalmente dalle soluzioni software: i Farm management information system registrano un incremento del 17%, mentre i Decision support system crescono del 26%. Tornano positivi anche gli investimenti in macchinari connessi (+2%) e in soluzioni di telemetria e controllo (+3%), confermando un progressivo riequilibrio del mercato.

Le superfici aumentano poco

Tuttavia, va sottolineato che col valore degli investimenti non sono cresciute anche le superfici gestite con tecnologie di Agricoltura 4.0 che sono infatti arrivate a una quota del 10% del totale rispetto al 9,5% dello scorso anno. Uno sviluppo molto meno che proporzionale, quindi, rispetto alla crescita del fatturato. In sostanza, rilanciano la scommessa hi-tech le aziende che già hanno investito in passato (il 42% del totale con un 21% che investirebbe anche in assenza di incentivi) mentre resta alla finestra l’altro 58% di imprese.

Tra i fattori che rallentano gli investimenti, la scarsa conoscenza delle opportunità offerte dalle soluzioni 4.0 e la carenza di incentivi. «Il mercato dello smart agrifood – commenta il condirettore dell’Osservatorio, Andrea Bacchetti – conferma segnali positivi, con una ripresa degli investimenti e un tasso di abbandono quasi nullo tra le aziende che hanno già adottato soluzioni 4.0, a dimostrazione del valore concreto generato dalla digitalizzazione. Allo stesso tempo, però, superficie agricola digitalizzata e livello di adozione restano sostanzialmente stabili: a investire sono soprattutto le imprese già mature. La vera sfida è coinvolgere oltre metà del tessuto agricolo che non ha ancora intrapreso questo percorso. Per farlo, è necessario intervenire sui fattori strutturali, come la frammentazione e le ridotte dimensioni aziendali, ma anche rafforzare competenze, cultura dell’innovazione e strumenti di accompagnamento agli investimenti. Solo così la trasformazione digitale potrà diventare realmente sistemica e inclusiva».

Il ruolo dell’Ai

Una riflessione specifica è poi dedicata all’intelligenza artificiale che, nel 2025, ha proseguito la sua diffusione nell’agroalimentare: i progetti che implementano l’Ai sono più che raddoppiati nel mondo, in particolare nell’ambito agricolo. Le soluzioni per l’esplorazione dei dati e i sistemi di visione artificiale e analisi di immagini e video sono utilizzate soprattutto per la gestione di attività in campo aperto (nel 62% dei progetti globali), come il monitoraggio delle colture, la gestione irrigua e la difesa.

In Italia, la diffusione dell’Ai è, invece, ancora limitata, ma emergono segnali di un interesse. L’8% degli agricoltori ha cominciato a utilizzare soluzioni abilitate dall’Ai, beneficiando di supporto nelle decisioni maggiore controllo sui processi. Nell’industria della trasformazione alimentare, il 18% delle aziende ha adottato l’Ai e il 55% ha interesse in sperimentazioni future. Mentre l’80% dei tech provider ha l’intenzione di sviluppare soluzioni che includono tecnologie di Ai per il settore nel prossimo futuro.

«L’Intelligenza artificiale – spiega la direttrice dell’Osservatorio Smart Agrifood, Chiara Corbo – rappresenta un acceleratore strategico per l’evoluzione del settore, ma la sua piena affermazione dipenderà dalla capacità di affrontare con visione e responsabilità temi cruciali come la governance dei dati, il rischio di concentrazione tecnologica e i divari di accesso. Sarà fondamentale colmare il possibile disallineamento tra la velocità di innovazione dei provider tecnologici e la capacità di investimento delle imprese, promuovendo programmi di inclusione digitale, in particolare a favore di agricoltori e Pmi, e adottando strategie che riconoscano nel dato una leva competitiva centrale lungo tutta la filiera, a partire dagli attori a monte».

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