Demografia

Sempre meno gente e imprese: allarme rosso in Valle d’Aosta

Istat, nel 2050 in regione 12mila abitanti meno di oggi. Dal 2000 al 2025 crollo delle imprese. Turcato, Confindustria: «Sfida demografica decisiva. Servono decenni per invertire questi fenomeni»

di Carlo Andrea Finotto

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Nel 2050 la Valle d’Aosta potrebbe ritrovarsi con 110.686 abitanti: circa 12mila in meno di oggi. I maschi sarebbero 55.085, mentre le femmine 55.601. Anche il capoluogo potrebbe vedere ridursi la sua popolazione a 30.430 persone: 14.847 maschi e 15.583 femmine.

Non lo dice una sfera di cristallo ma una accurata proiezione dell’Istat, che nella sezione sulla popolazione e le famiglie ha messo di recente a disposizione i dati a livello nazionale e territoriale, ipotizzando la situazione demografica di qui a 25 anni.

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La banca dati Istat spinge le proiezioni fino al 2080, quando la popolazione regionale potrebbe essere di appena 92.597 abitanti nell’ipotesi mediana.

Eppure, pochi giorni fa proprio l’Istituto di Statistica aveva fatto notizia rilasciando i dati sulla natalità nel 2024, dove a fronte di un ormai consolidato calo generale (-2,3% le nascite in Italia) spiccavano in controtendenza Valle d’Aosta (+5,5%), Alto Adige (+1,9%) e Trentino (+0,9%). C’è, quindi, la possibilità di una inattesa quanto auspicata inversione di tendenza che verrà registrata dagli aggiornamenti delle proiezioni statistiche, tuttavia allo stato attuale la situazione è preoccupante. Sul futuro è lo stesso Istituto ad avvertire che c’è un ampio margine di variabilità.

Previsioni a parte, i dati della piattaforma Istat sul censimento permanente della popolazione e delle famiglie (rilasciati ad aprile 2025) dicono che la Valle d’Aosta contava 122.877 abitanti (60.317 maschi e 62.560 femmine) a gennaio 2024. Due anni prima erano 123.360. Sempre nel 2023, il capoluogo Aosta, risultava poco sopra i 33mila abitanti: 33.098 (15.594 maschi e 17.504 femmine).

E il settore produttivo? Nel 2000 si contavano 12.793 imprese attive in tutta la regione - i dati sono ricavabili dalla banca dati Movimprese-Infocamere -: 2.218 appartenevano alle costruzioni, 1.138 erano attività manifatturiere, 2.600 erano le attività commerciali, 1.324 alberghi e ristoranti. Il vasto comparto dell’agricoltura, silvicoltura, piscicoltura assommava 2.967 imprese attive.

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Anche in questo caso, come per la popolazione, i dati aggiornati al secondo trimestre 2025 parlano chiaro: le imprese attive totali sono 10.780. Oltre 2mila in meno rispetto all’anno 2000. Le costruzioni di edifici residenziali ne contano 711, ma, rispetto a 25 anni prima il comparto è stato suddiviso in altre categorie: si aggiungono quindi 1.499 imprese attive nei lavori di costruzione specializzati e 43 nell’ingegneria civile. Complessivamente 2.253 imprese (anche se le voci sono diverse rispetto al 2000). Le attività manifatturiere sono 697. Le attività legate al commercio sono 1.515, quelle di alloggio e ristorazione 1.699. Agricoltura, silvicoltura, piscivoltura si ritrovano con 1.414 imprese.

Al di là di alcuni dati in controtendenza, come nel caso delle attività ricettive, e delle denominazioni non esattamente identiche delle suddivisioni merceologiche, quella che appare è una forte scrematura soprattutto nel settore manifatturiero, del commercio e del comparto agricolo che non può non preoccupare.

Per Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d’Aosta il problema del calo demografico e delle sue ripercussioni economiche e sociali non è circoscritto a un territorio specifico: «Quella anagrafica è la sfida decisiva che affronta tutta l’economia italiana, perché impatta su competenze e produttività ma si riverbera anche sul ricambio generazionale alla guida delle imprese».

Turcato si riallaccia agli ultimi dati dell’Istat relativi al 2023, che «posizionano la Valle d’Aosta all’ultimo posto nel Nord sia per il saldo naturale che come popolazione residente, calata dello 0,2%. Proprio quest’ultimo dato certifica un’attrattività ridotta, soprattutto guardando alle fasce più giovani».

Queste dinamiche si manifestano nonostante « il sistema produttivo sia vivace, il turismo sia un settore in crescita in tutto il mondo, specie quello invernale, e il sistema di welfare della Valle d’Aosta garantisca buone prestazioni» sottolinea il presidente di Confindustria Valle d’Aosta.

Evidentemente gli incentivi a restare o a trasferirsi in regione non sono sufficienti. «Troppo poco per generare anche solo una retention efficace dei ragazzi che nascono e studiano qui - analizza Francesco Turcato –. Non si può pensare che questi andamenti non impattino sulla tenuta del tessuto industriale manifatturiero, proprio come la scarsità di infrastrutture. Perché lavorare qui vuol dire trasferirsi qui con tutta la famiglia, non essendoci collegamenti veloci con Torino o Milano che consentano un pendolarismo sostenibile. Sono problemi che segnaliamo da tempo, Confindustria Vall d’Aosta è molto attiva nel rapporto con le scuole, dalle primarie in poi, con progetti come Eureka Funziona e il Pmi Day, il dialogo con la Regione è costante, ma sono fenomeni che per essere invertiti, richiedono decenni».

carloandrea.finotto@ilsole24ore.com

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