Secondo suicidio assistito in Lombardia, in Italia sono quattordici
Ancora dieci le persone che chiedono la morte volontaria. Resta al palo il disegno di legge governativo che, se approvato, impedirebbe l'aiuto al suicidio
2' di lettura
2' di lettura
Con il secondo caso di aiuto alla morte volontaria in Lombardia, fornito dal Servizio sanitario nazionale, sale a quattordici il numero di persone che in Italia hanno chiesto e ottenuto l'accesso al suicidio assistito, sulla scia della sentenza della Corte costituzionale che ha dettato le condizioni per la non punibilità di chi fornisce l'aiuto al suicidio assistito. Dopo “Serena”, cittadina lombarda, affetta da sclerosi multipla progressiva, che ha posto fine alle sue sofferenze a gennaio 2025, un'altra persona ha ottenuto l'accesso. E sono ancora dieci le persone in tutta Italia che chiedono il supporto per la morte volontaria.
In assenza di una legge nazionale, le regioni applicano i criteri dettati dalla Consulta, con la sentenza 242/2019 sul caso Cappato Dj Fabo. Al momento in Senato è stata, infatti, nuovamente rinviata la discussione sulla proposta di legge sulfine vita promossa dalla maggioranza.
La raccolta di firme per «Liberi Subito»
A muoversi è invece l'Associazione Luca Coscioni che si prepara a raccogliere le firme in Lombardia, insieme a Lazio, Piemonte e Calabria sulla proposta di legge regionale di iniziativa popolare «Liberi Subito», per garantire l'applicazione delle sentenze della Corte costituzionale sul suicidio assistito.
In questi giorni è partita la mobilitazione nazionale dell'Associazione Luca Coscioni per chiedere al Governo il ritiro definitivo del testo, presentato nove mesi fa e da allora fermo all'esame del Senato senza alcun avanzamento. Fino al 19 aprile, in tutta Italia ci saranno banchetti informativi, dove volontarie e volontari informeranno i cittadini e raccoglieranno adesioni all'appello pubblico. L'iniziativa coinvolge oltre 100 appuntamenti in più di 80 città italiane.
La richiesta al Governo di ritirare il testo
«Mentre il Parlamento resta fermo, è partita la nostra mobilitazione nazionale con oltre 100 iniziative in più di 80 città italiane per chiedere il ritiro definitivo di un testo che indebolisce diritti già riconosciuti. Dopo l'ennesimo rinvio a data da destinarsi del dibattito in Senato - dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato, Segretaria nazionale e Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni - chiediamo alla Presidente del ConsiglioGiorgia Meloni di fare un passo indietro e lasciare il Parlamento libero di discutere una legge che non cancelli i diritti già stabiliti dalla Corte Costituzionale e che garantisca davvero la libertà di scelta delle persone. Se il testo del Governo fosse già stato in vigore, ad esempio, la persona che ha ottenuto l'aiuto alla morte volontaria in Lombardia si sarebbe vista opporre un rifiuto, così come le altre 13 persone che sono finora state aiutate a morire».








