Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
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Oltre 6 medici su dieci pure se con importanti “distinguo” sono favorevoli all’eutanasia nei pazienti oncologici e intanto il 90% ritiene sia necessaria una legge sul fine vita anche per mettere fine alle incertezze che quotidianamente i clinici si trovano ad affrontare. In queste percentuali nette, c’è un 32% che dichiara di “non sentirsi abbastanza preparato” ad assistere il malato oncologico nell’ultima fase del percorso di cura mentre 6 camici bianchi su dieci affermano di portare avanti trattamenti anti cancro nell’ultimo mese di vita.
Sono i risultati - parzialmente choc - di un sondaggio promosso su 562 clinici dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e da Fondazione Aiom e presentati a Lecce in occasione di un convegno sulle Giornate dell’Etica, dedicato al “Fine vita: la cura oltre la malattia”.
«Il fine vita è al centro del dibattito parlamentare negli ultimi mesi, per questo abbiamo promosso il sondaggio per analizzare l’opinione dei clinici – spiega Francesco Perrone, Presidente Aiom -. Emerge con forza la necessità che il legislatore definisca quanto prima una norma sul tema, anche chiarendo il ruolo dell’idratazione e nutrizione artificiale, che per il 50% dei clinici costituiscono trattamenti medici e per l’altra metà terapie di supporto. Siamo di fronte a ‘zone grigie’, che contribuiscono ad alimentare incertezze».
Per analizzare l’opinione dei clinici e le modalità organizzative messe in atto in tema di cure palliative precoci, pianificazione condivisa delle cure, sedazione palliativa, desistenza terapeutica, aiuto medico nel morire, Aiom e Fondazione Aiom hanno promosso un’indagine che ha coinvolto anche le altre società scientifiche con interesse a questi temi: l’Associazione di Radioterapia e Oncologia clinica Airo, la Società di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia intensiva Siaarti, la Società di Chirurgia oncologica Sico, la Società di Cure palliative Sicp e la Società italiana di Psico-Oncologia Sipo.
L’attuale testo unificato del disegno di legge in materia di morte medicalmente assistita (“Modifica all’articolo 580 del Codice penale e ulteriori disposizioni esecutive della sentenza n. 242 della Corte costituzionale del 22 novembre 2019”) contiene secondo gli oncologi diverse criticità, evidenziate da Aiom e dalle società scientifiche degli anestesisti e dei palliativisti. «La proposta normativa – continua Perrone – esclude il Servizio sanitario nazionale dalla fase attuativa della procedura e non viene indicato il soggetto chiamato ad assistere la persona, prescrivere o fornire i farmaci, o supervisionare la sequenza degli eventi, esponendo a una potenziale selezione per censo dei pazienti e a disparità inaccettabili. Le spese per queste pratiche non devono essere a carico dei cittadini. Solo il Servizio sanitario nazionale può garantire tutte le competenze ed i percorsi integrati, incluse le cure palliative simultanee».