Consumi

Se il cibo è made in Italy, volano le vendite nei supermercati

La bandiera tricolore o simboli simili e le indicazioni geografiche sono stati la variabile più importante nelle scelte di acquisto secondo il monitoraggio dell’Osservatorio Immagino di GS1

di Manuela Soressi

4' di lettura

4' di lettura

Più prodotti “tricolore” nel carrello della spesa degli italiani. Il 39% dei nostri connazionali si è dichiarato intenzionato a comprare più prodotti locali nei prossimi sei mesi, rivela un’indagine internazionale sulle nuove strategie di acquisto condotta da YouGov. Una percentuale superiore del 25% alla media della Ue e che conferma l’attaccamento dei nostri connazionali al territorio e alle sue tipicità. Infatti, nonostante gli italiani affermino di voler prestare più attenzione a non farsi sfuggire le promozioni e a controllare i prezzi (in entrambi i casi con un’incidenza superiore alla media europea) l’orientamento al prodotto made in Italy resta al primo posto tra i comportamenti adottati per far quadrare il piacere della buona alimentazione con i limiti imposti dal carovita.

Già nel 2024 il paniere dei prodotti che richiamano in etichetta la loro italianità (ad esempio riportando la bandiera tricolore, la Igp o il claim “made in Italy) è stato il più importante in termini di vendite tra quelli monitorati dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy. Nella prossima edizione, che sarà pubblicata in giugno e che abbiamo visto in anteprima, tra super e ipermercati il mondo dell’italianità risulta composto da 30mila prodotti, che nel 2024 hanno incassato 11,6 miliardi di euro, in lieve crescita rispetto all’anno precedente a fronte di volumi stabili.

Loading...

Ma di cosa parliamo quando parliamo di prodotti “italiani”? Di quel 17,4% di referenze a scaffale che riporta il tricolore sull’etichetta, di un 9,1% realizzato con almeno un ingrediente 100% italiano, di un 5,7% che viene dichiarato realizzato sul territorio nazionale ma anche (e soprattutto per il consumatore) di quasi 5mila prodotti tutelati da un’indicazione geografica europea. Del resto siamo il paese numero uno nella Ue per numero di alimenti e bevande Doc, Dop, Igp e Igt, con 856 riconoscimenti, il 27%di tutti quelli registrati a Bruxelles, che nel 2023 (ultimo dato disponibile, ndr), secondo il Rapporto Qualivita, hanno sviluppato oltre 9 miliardi di euro di valore alla produzione, che diventano il doppio al consumo, contribuendo per il 19% al fatturato dell’agroalimentare nazionale.

La più conosciuta e “prestigiosa” delle indicazioni geografiche europee è la Denominazione di origine protetta (Dop), assegnata a 410 vini e 174 prodotti alimentari. L’Osservatorio Immagino l’ha cercata nei punti vendita, trovandola su 1.467 prodotti che, rispetto al 2023, hanno aumentato le vendite del 2,7% a volume e del 5,8%, a valore, arrivando a sfiorare un incasso di 803 milioni di euro tra super e ipermercati. Tra le categorie le migliori performance le hanno registrate i formaggi da tavola porzionati, le mele e gli oli extravergine di oliva.

Tra i prodotti spiccano il Gorgonzola, che nel 2024 ha toccato il record produttivo (5,2 milioni di forme), e soprattutto il Parmigiano Reggiano, che ha aumentato del 5,2% i volumi venduti in Italia per un controvalore al consumo di 1,55 miliardi di euro. Continuano a crescere le vendite dirette (+13%), che però rappresentano solo il 5,5% di quelle totali, ben lontane dal 65% della Gdo, che resta il primo canale dove gli italiani lo acquistano. Ed è proprio per far conoscere meglio le caratteristiche e le declinazioni di questo formaggio agli addetti della distribuzione moderna che il Consorzio di tutela ha avviato un’attività di formazione specifica (2mila gli allievi del 2024) a Reggio Emilia.

«Dop e Igp sono un driver decisivo per l’acquisto, perché considerati garanzia di autenticità, provenienza e sicurezza dei prodotti. Anche per questo rappresentano un valore aggiunto per i retailer» spiega Francesco Rosato, category analyst e space allocation del Gruppo Maiora, a cui fanno capo 525 punti vendita nel Centro-Sud. In una fase in cui le famiglie comprano di meno ma più spesso, e l’effetto scorta è out, l’offerta di prodotti freschi ai banchi serviti dei supermercati è ritornata determinante. Soprattutto in prodotti pregiati, come salumi e formaggi Dop e Igp. L’85% delle famiglie italiane li acquista al banco spendendo oltre 180 euro l’anno, stima YouGov.

A convincere è soprattutto l’assortimento, più è ampio e “tipico”, più fa vendere. Un campione dell’italianità come il prosciutto crudo viene comprato al taglio da 16,7 milioni di famiglie che, proprio grazie all’assortimento proposto al banco servito, non si fermano a una sola tipologia ma acquistano in media 2-3 differenti Dop.

Assortimento è la parola d’ordine anche per le linee di private label dedicate alle specialità italiane, che possono essere considerate veri e propri brand, come Italiamo di Lidl e Sapori&Dintorni di Conad, presenti rispettivamente in 10 e 7 milioni di famiglie, stima YouGov. «Siamo alla continua ricerca di prodotti di alta qualità per la nostra linea Fatti Buoni, dove lavoriamo sul numero di referenze e sull’ampiezza di gamma - afferma Matteo di Gregorio, responsabile del progetto in Magazzini Gabrielli, retailer con 320 punti vendita in cinque regioni dell’Italia Centrale – Negli ultimi mesi abbiamo inserito 50 nuove referenze, come i malloreddus e la fregola sarda, che registrano performance importanti soprattutto nel Lazio».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti