Tracciabilità

Ecco come le certificazioni fanno crescere il valore dell’agroalimentare made in Italy

I bollini di qualità sono il secondo criterio di scelta dei clienti dopo prezzi e promozioni:i più apprezzati sono il 100% italiano (71%) e la sostenibilità del prodotto nel rispetto ambientale (73%)

di Maria Teresa Manuelli ed Emiliano Sgambato

I marchi Dop e Igp sono rilevanti per il 70%  dei consumatori

4' di lettura

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In un mercato sempre più competitivo, le certificazioni nel settore agroalimentare rappresentano non solo un elemento di garanzia per il consumatore, ma anche un importante strumento di valorizzazione per le imprese italiane, soprattutto sui mercati esteri. «La certificazione è ormai un aspetto recepito sia dal mondo delle aziende che dai consumatori come un elemento di garanzia – spiega Giuseppe Liberatore, consigliere delegato Industry Food di Conforma, l’associazione che riunisce gli enti di certificazione italiani –. Il fatto che ci sia un ente terzo che verifica l’esattezza di quanto viene apposto in etichetta è sempre più visto come un valore aggiunto».

Le priorità nei criteri di scelta

L’importanza delle certificazioni appare chiara dall’edizione 2024 del focus “Il valore delle certificazioni nel percepito di produttori e consumatori” di Nomisma Wine Monitor, secondo cui “i bollini” sono il secondo criterio di scelta dopo prezzi e promozioni: in particolare quelli “100% italiano” (71%) e quelle sulla sostenibilità e del “prodotto nel rispetto dell’ambiente” ( 73%). Il marchio Dop/Igp è rilevante per il 70% dei consumatori, molto di più di quello bio (51%) che fa segnare lo stesso valore della marca del produttore nota e conosciuta.

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Si tratta di un sistema complesso e articolato che comprende certificazioni regolamentate o volontarie. Il primo tipo riguarda produzioni sottoposte a precise normative stabilite da Stato o Unione Europea, come le Dop (Denominazione d’origine protetta) e le Igp (Indicazione geografica protetta). Il valore della produzione della cosiddetta “Dop economy”, secondo Ismea, supera ormai i 20 miliardi di euro, con un impatto significativo sull’export nazionale. Particolarmente in crescita (+3,5%) proprio il comparto del cibo che oltrepassa i 9 miliardi di euro, mentre il vino imbottigliato si attesta sugli 11 miliardi.

«Alcuni sistemi di certificazione sono molto apprezzati e rappresentano un valore aggiunto», spiega Liberatore. Un esempio concreto è la fascetta sui vini Dop italiani: «Sul collo delle bottiglie c’è un contrassegno di stato con un codice alfanumerico. Attraverso questo codice o QR code, qualsiasi consumatore nel mondo può verificare l’autenticità del prodotto. È un elemento di grande valore per la garanzia e la tracciabilità che offriamo all’estero».

Il censimento di Gs1 Immagino

Nella Gdo 3.186 prodotti recavano a giugno 2024 il marchio di conformità europea CE e 7.991 quello bio “Eu Organic” (biologico): sono tra le informazioni in etichetta monitorate dall’Osservatorio Gs1 Immagino, che registra anche la maggior parte delle certificazioni volontarie di Csr (Corporate social responsibility). Queste hanno la finalità di testimoniare l’impegno delle aziende su alcuni fronti, da quello ambientale a quello sul benessere animale. Gs1 ha censito 15.717 referenze che veicolano questo tipo di informazioni, pari a più di un prodotto su 10 tra quelli che troviamo nei supermercati (11,4% del paniere esaminato) per un giro d’affari di 6,9 miliardi (+2,9% annuo ), anche se a volume però la loro performance è leggermente calata (-1,6%), ma coerentemente alla congiuntura negativa dei consumi in generale.

La certificazione Fsc (Forest Stewardship Council, che garantisce una gestione forestale sostenibile per la provenienza di legno e carta) è la più importante sia per giro d’affari sviluppato (4,9 miliardi di euro) sia per diffusione (9.466 prodotti) e ha aumentato del 4,7% le vendite a valore e dell’1,2% quelle a volume. Si piazza inoltre al secondo posto assoluto nella classifica di tutti i claim presenti sulle confezioni. Per i prodotti Cruelty free (cosmetici compresi) le vendite in quantità sono rimaste sostanzialmente stabili (+0,6%) mentre il giro d’affari è avanzato del +4,2 per cento. Calo annuo del -10,5% a volume e del -3,3% a valore per i 691 prodotti certificati Friend of the sea (pesca sostenibile), che hanno chiuso i 12 mesi finiti a giugno 2024 superando i 593 milioni di euro di giro d’affari. A penalizzarli – secondo l’Osservatorio – sono stati l’andamento negativo dell’offerta di questi prodotti e quello delle vendite di tonno e delle altre conserve di pesce. Anche le certificazioni Utz sulla provenienza del cacao hanno pagato il caro prezzi e quindi una discesa degli acquisti.

Crediti di carbonio e biodiversità le nuove frontiere

Ma, al di là dei trend congiunturali, il sistema resta fondamentale per competere sul fronte qualità ed è in continua evoluzione. «Ci sono certificazioni sui fertilizzanti, sui crediti di carbonio, sull’acqua, sulla biodiversità. C’è un portafoglio di proposte non indifferente e diversi enti si cimentano in queste nuove certificazioni che prendono sempre più piede», spiega Liberatore. Tra queste, la “water footprint”, una certificazione legata alla gestione dell’acqua, testimonia come il settore stia ampliando i propri orizzonti verso una visione sempre più integrata della sostenibilità.

Tra le tendenze emergenti, proprio le certificazioni di sostenibilità stanno acquisendo un’importanza crescente. «Equalitas, che certifica la sostenibilità dei vini, riguarda ormai il 20% delle etichette italiane di qualità – dice Liberatore –. Ci sono Paesi che apprezzano molto questo tipo di certificazione, come i monopoli del Nord Europa, Canada e Regno Unito, dove queste produzioni ottengono premialità concrete: scaffali dedicati nei punti vendita o preferenza nei tender di approvvigionamento».

Un altro segmento rilevante è quello del commercio equo e solidale: gli italiani spendono 518 milioni di euro in prodotti Fairtrade, certificazione che garantisce il rispetto di standard etici nella filiera produttiva. Secondo Gs1 il giro d’affari dei 376 prodotti Fairtrade in Gdo è cresciuto dell’11,4%, sostenuto dalla crescita del +16,1% della componente di offerta, ma dall’altro i volumi sono calati del 5,9%, a causa del trend negativo di merendine, zucchero, caffè macinato, tavolette e barrette di cioccolato.

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