Innovazione

Agritech, per la prima volta frenano gli investimenti

Calo dell’8% nel 2024 a 2,3 miliardi totali, secondo l’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano e del Laboratorio Rise dell’Università di Brescia

di Giorgio dell'Orefice

4' di lettura

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Battuta d’arresto per il processo di rinnovamento tecnologico in agricoltura. Le penalizzazioni sul piano produttivo e dei redditi impresse dai cambiamenti climatici unite ai complessi scenari geopolitici hanno infatti penalizzato nell’ultimo anno gli investimenti nelle tecnologie di Agricoltura 4.0. Inoltre, le iniziative comunque intraprese, si sono concentrate più sui software quindi sugli strumenti di supporto alle decisioni e di efficientamento dei fattori della produzione (dai concimi gli agrofarmaci e alla risorsa acqua) che sugli acquisti di macchinari veri e propri.

È quanto emerge dall’edizione 2025 dell’Osservatorio Smart Agrifood sull’innovazione tecnologica in agricoltura realizzato dal Politecnico di Milano e dal Laboratorio Rise (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia i cui risultati saranno presentati il 13 febbraio a Milano.

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I dati, quindi, confermano (già al salone Eima di novembre scorso era emerso un calo nelle vendite di macchine agricole tradizionali) che il settore sta attraversando una fase di difficoltà: il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 ha segnato per la prima volta un rallentamento: -8% rispetto al 2023, assestandosi a 2,3 miliardi di euro. Il forte calo degli investimenti in macchinari (29% del totale del mercato) e attrezzature (26,5% del totale), non è stato compensato dalla crescita delle soluzioni software come Fmsi (Farm Management Information System, 13,5 % del totale), Decision Support System (Dss, 9,5% del totale), sistemi di monitoraggio e mappatura dei suoli (9% del totale) e delle colture (9% del totale).

Più software che robot

Nonostante il rallentamento della spesa, nel 2024 la superficie italiana coltivata con soluzioni 4.0 è leggermente cresciuta dal 9% del totale del 2023 al 9,5% del 2024. Il 41% delle aziende agricole italiane adotta oggi almeno una soluzione di Agricoltura 4.0, il 30% due o più. 

Decisivi sono la dimensione aziendale o almeno il “gioco di squadra”. Il livello di digitalizzazione, infatti, aumenta con le dimensioni aziendali e quando le aziende fanno parte di gruppi di produttori, consorzi o cooperative (il 38% delle aziende agricole “semplici” utilizza soluzioni di Agricoltura, contro il 44% di quelle che sono parte di cooperative e il 55% di organizzazioni di produttori).

«Nel 2024, abbiamo assistito ad un rallentamento del mercato dovuto perlopiù ad un calo negli investimenti in macchinari agricoli, anche se è significativo osservare una crescita delle soluzioni software - spiega il condirettore (con Chiara Corbo) dell’Osservatorio Smart Agrifood, Andrea Bacchetti -. È ormai evidente che la sfida della digitalizzazione delle filiere agroalimentari passa in primis dal settore primario, con un ruolo importante di consorzi, cooperative e aziende della trasformazione. Le aziende “capo-filiera” dovranno infatti guidare le varie realtà della produzione agricola nell’adozione di soluzioni digitali, attraverso incentivi e valorizzazione della qualità delle produzioni realizzate».

«Il cambiamento climatico – ha aggiunto la condirettrice, Chiara Corbo - rimane in cima alle principali preoccupazioni degli stakeholder del settore agroalimentare italiano, seguito dalla volatilità dei prezzi, dalla bassa redditività dell’agricoltura e dallo stato dei suoli e della biodiversità. In uno scenario così articolato, l’innovazione digitale si conferma strumento chiave di resilienza e sostenibilità. Le analisi di casi di applicazione in campo di soluzioni digitali in diversi Paesi europei evidenziano chiari benefici per gli agricoltori in termini di sostenibilità. Ad esempio, se l’utilizzo di Dss (sistemi di supporto delle decisioni) sul grano duro in Turchia ha consentito di diminuire del 35% l’azoto apportato alla coltura e incrementarne la resa del 6%. In Italia, invece, sul pomodoro da industria è stato ottenuto un beneficio netto di 400 euro per ettaro, frutto di un aumento di resa e di un risparmio di input agronomici».

Mancano le competenze interne

Da un’analisi più approfondita emerge inoltre che il processo di digitalizzazione è stato rallentato soprattutto da due fattori: la scarsa interoperabilità delle soluzioni e la carenza di competenze.

D’altro canto, è invece crescente il livello di consapevolezza da parte delle aziende dei benefici (a tutto tondo e non solo in campo) legati alle tecnologie di Agricoltura 4.0. Tuttavia – secondo l’indagine dell’Osservatorio - solo l’8% delle aziende agricole è effettivamente “maturo” dal punto di vista digitale, mentre il 35% è “in cammino” e ben il 57% è in ritardo. Tra le aziende in ritardo, più del 90% è completamente fermo, cioè non ha ancora investito in soluzioni digitali e non è nemmeno sicuro di farlo nei prossimi anni.

Cresce il ruolo dell’Ai

Infine, uno specifico capitolo viene dedicato dall’Osservatorio Smart Agrifood all’intelligenza artificiale nel settore agroalimentare. È cresciuto il numero di startup che offrono soluzioni abilitate da Intelligenza Artificiale e Machine Learning (+24%), così come il numero di soluzioni di Agricoltura 4.0 presenti sul mercato italiano basate su tali tecnologie (circa 1/3 del totale delle nuove soluzioni proposte sul mercato nel 2024). In agricoltura l’AI viene sfruttata per la gestione delle attività in campo, la protezione delle colture e il controllo dei fattori di produzione (come agrofarmaci e acqua). Nella trasformazione, l’AI trova applicazione soprattutto nel monitorare e gestire la sostenibilità e la qualità dei prodotti.

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