Ruffini lascia l’Agenzia delle Entrate: non scendo in campo ma parlare è un diritto
«Non mi era mai capitato di vedere pubblici funzionari essere additati come estorsori di un pizzo di Stato»
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Ernesto Maria Ruffini lascia l’incarico di direttore dell’Agenzia delle Entrate. «Non scendo in campo - dice in un’intervista al Corriere della sera, commentando l’ipotesi di un ruolo di “federatore” dell’area centrista dell’opposizione - ma rivendico il diritto di parlare. Ho letto che parlare di bene comune sarebbe una scelta di campo. E che dunque dovrei tacere oppure lasciare l’incarico. È stata fatta persino una descrizione caricaturale del ruolo di Direttore dell’Agenzia, come se combattere l’evasione fosse una scelta di parte e addirittura qualcosa di cui vergognarsi».
«Non condivido - dice ancora Ruffini, 55 anni, direttore delle Entrate dal gennaio 2020 - il chiacchiericcio che scambia la politica per un gioco di società, le idee per etichette ed il senso civico per una scalata di potere». Si è dimesso, spiega, «perché è l’unico modo per rimanere me stesso. Io federatore? Fatico a pensare che per cambiare le cose bastino i singoli. Per natura tendo più a credere nella forza delle persone che collaborano per un progetto comune. Affidarsi a sedicenti salvatori della Patria non è un buon affare».
«Pizzo di Stato? Inaudito»
«Non mi era mai capitato di vedere pubblici funzionari essere additati come estorsori di un pizzo di Stato. Oppure di sentir dire che l’Agenzia delle Entrate tiene in ostaggio le famiglie, come fosse un sequestratore» dice ancora Ruffini che era già stato direttore dell’Agenzia delle entrate da luglio 2017 a settembre 2018 dopo essere stato amministratore delegato di Equitalia a partire da giugno 2015. «Ho taciuto sinora, per senso dello Stato - aggiunge -. Però se il fisco in sé è demonizzato, si colpisce il cuore dello Stato. Ho sempre pensato che a danneggiare i cittadini onesti siano gli evasori».
Le dimissioni annunciate a Giorgetti
«Mercoledì ho visto il ministro Giorgetti per avvertirlo dell’intenzione di rimettere il mandato».







