Fisco

Concordato, altre 700mila lettere a chi dichiara meno dei dipendenti

Nuovo invio massivo di Pec alle partire Iva con redditi inferiori a 15mila euro. Con il via libera della Camera al Dl, riapertura del patto con il Fisco al 12 dicembre

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Quali novità per il Concordato Preventivo Biennale con la proroga al 12 dicembre 2024?

3' di lettura

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Fisco non molla la presa e questa volta non vuole fare sconti a quelle 700mila partite Iva che dichiarano meno dei propri dipendenti fermandosi sotto i 15mila euro e soprattutto sotto il limite minimo di reddito per categoria preso a base di riferimento per l’adesione al concordato preventivo biennale.

Dalla notte tra martedì 3 e mercoledì 4 dicembre la Sogei, il braccio operativo dell’amministrazione finanziaria guidata da Cristiano Cannarsa, ha rilasciato in rete una nuova ondata di Pec come secondo avviso ai naviganti e soprattutto a quei contribuenti che agli occhi del Fisco si fingono dei finti poveri.

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Il primo invio massivo

Il primo invio massivo effettuato la scorsa settimana ha riguardato 2 milioni di contribuenti che non hanno aderito entro il 31 ottobre al concordato preventivo biennale. Anche in quell’occasione nell’andare a incrociare i dati dell’Anagrafe tributaria la Sogei aveva evidenziato circa un milione di soggetti che hanno dichiarato meno di 15mila euro senza accettare il patto biennale con fisco, ricordando a tutti, comunque, che sono ancora in corso i tempi supplementari per aderire sfruttando la finestra aperta fino al 12 dicembre con l’approvazione definitiva della Camera attesa per giovedì 5 dicembre del decreto fiscale, su cui il governo ha incassato mercoledì 4 dicembre la fiducia (192 sì, 112 no e 3 astenuti).

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La selezione mirata

Proprio all’interno di questa platea si concentrano ora le ulteriori attenzioni dell’amministrazione finanziaria che ha individuato, con una nuova selezione mirata, quei contribuenti che hanno uno o più specifici fattori di anomalia. A partire dall’aver denunciato al Fisco redditi inferiori a quelli dei dipendenti dello stesso settore economico.

L’altro dato incrociato è il reddito minimo di settore di riferimento rispetto agli Indici di affidabilità della categoria di appartenenza. A chiudere il cerchio per finire nella nuova black list è il reddito indicato nell’ultima dichiarazione presentata entro il 31 ottobre e che risulta inferiore contemporaneamente ai 15mila euro e al reddito minimo di riferimento.

Da questa seconda scrematura è emersa, come detto, una platea complessiva di 700mila partite Iva, che rappresentano quindi un segmento importante delle circa 900mila con redditi sotto i 15mila euro. A queste imprese e professionisti il Fisco ricorda che possono ancora integrare la dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2023 presentata a fine ottobre. Infatti l’integrativa sarebbe a favore del Fisco avendo i contribuenti dichiarato importi anomali e inferiori rispetto alle attese dell’amministrazione. Non solo.

Il pressing

La nuova lettera rappresenta un pressing per ricordare che per gli anni d’imposta 2024 e 2025 è ancora aperta la porta fino a giovedì 12 dicembre per aderire al concordato biennale. Una strategia per massimizzare gli incassi e alzare l’asticella di 1,3 miliardi incassati a fine ottobre e destinati, come promesso e scritto dal Governo nel decreto fiscale, al taglio delle aliquote Irpef.

La decisione di aderire al concordato consentirebbe ai contribuenti di sfruttare, tra l’altro, anche lo scudo per il passato, usufruendo del ravvedimento speciale per i periodi d’imposta 2018-2022 che consente una sanatoria particolarmente conveniente chiudendo i conti con il passato senza pagare sanzioni e interessi e versando un minimo di mille euro per periodo d’imposta per quanto riguarda l’Irpef e l’Ires.

Infine, come chiarito in un question time in commissione Finanze della scorsa settimana dal ministero dell’Economia, per i soggetti Isa che godono dei benefici del regime premiale, e quindi della riduzione di un anno dei termini di accertamento, l’anno d’imposta 2018 non è più accertabile da parte del Fisco e dunque, in questi casi, è superfluo versare importi per la sanatoria.


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