Il piano

Il Fisco scrive ai contribuenti: partono 3 milioni di lettere per correggere gli errori. Nel 2023 recuperati così 4,2 miliardi

Focus su cinque fronti: dalle mancate comunicazioni Iva alle omesse dichiarazioni, dagli Isa alle incongruenze fra incassi e dichiarazioni delle partite Iva

di Jean Marie Del Bo

Aggiornato il 23 novembre 2024 alle ore 12

Fisco, nel 2025 tre milioni di lettere ai contribuenti per mettersi in regola

3' di lettura

  • Nel 2025 al via 3 milioni di lettere
  • Un modello consolidato
  • Il confronto su «Etica & Fisco»

3' di lettura

Il Fisco rilancia la sfida della compliance anche per il 2025. Lo fa con la previsione dell’invio, ormai imminente, di 3 milioni di lettere ai contribuenti. Muovendosi su più fronti e provando a giocare sempre più d’anticipo. Ma andiamo con ordine.

Nel 2025 al via 3 milioni di lettere

Nel 2025 la convenzione fra Mef e agenzia delle Entrate prevede l’invio di circa 3 milioni di comunicazioni ai contribuenti. Cinque i fronti principali di intervento. In primo luogo, il caso dell’omessa presentazione delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva in presenza di fatture elettroniche o corrispettivi telematici trasmessi. Per ogni trimestre verrà effettuata una verifica per capire se il contribuente ha realizzato operazioni attive e, in caso di omessa presentazione delle comunicazioni, verrà inviata una lettera in modo che i contribuenti possano regolarizzarsi direttamente nella dichiarazione.

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A questo si aggiungeranno le comunicazioni in caso di omessa o infedele dichiarazione da parte delle persone fisiche e per le anomalie riscontrate nella dichiarazione dei dati Isa. Oppure nel caso di anomalie che derivano dal confronto fra pagamenti elettronici ricevuti dai titolari di partita Iva e i corrispettivi che sono stati certificati o riportati in dichiarazione.

Nel 2025 infine partirà un ulteriore alert in “anticipo”: le persone fisiche che sono titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati oppure di redditi derivanti da locazioni che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi nei termini riceveranno un richiamo che ricorderà loro che potranno mettersi in regola nei 90 giorni successivi alla scadenza ordinaria della dichiarazione.

IL BILANCIO

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Un modello consolidato

L’operazione 2025 si colloca in continuità con una tradizione di alert ormai consolidata e in espansione. Basti pensare che nel 2015 sono state inviate poco più di 300mila lettere con recuperi per 300 milioni mentre nel 2023 le lettere sono state, a consuntivo, più di 3 milioni con recuperi per 4,2 miliardi.

Le modalità di intervento vengono, dunque, rilanciate anche per il 2025 dall’amministrazione finanziaria che punta attraverso questi strumenti a giocare sempre di più la carta di un rapporto meno conflittuale fra Fisco e contribuente. Dando la possibilità a quest’ultimo di raccogliere le segnalazioni che arrivano dall’amministrazione e mettersi in regola con sanzioni ridotte da ravvedimento. E all’amministrazione di concentrare le proprie risorse su situazioni di maggior rischio fiscale.

Il confronto su «Etica & Fisco»

L’aspetto del rapporto fra Fisco e contribuente è stato al centro del convegno «Etica & Fisco» che si è svolto ieri a Pistoia ed è stato aperto dal presidente della Lafis, Vieri Ceriani.

Il presidente emerito della Corte costituzionale, Franco Gallo, in particolare ha sottolineato come «il tributo possa essere uno strumento per superare le disuguaglianze, come prevede la stessa Costituzione. Linea che caratterizzava per esempio anche la riforma fiscale del 1971. Quanto alla riforma che il Governo sta realizzando – secondo Gallo – restano dubbi. Se, per esempio, vanno valutate positivamente le nuove regole su sanzioni, contraddittorio e autotutela, non convincono, d’altro canto, l’abbandono della riforma del Catasto e la mancata revisione delle regole sulla successione».

Dal canto suo anche il direttore dell’agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha sottolineato come «il patto fiscale è alla base del patto costituzionale proprio perché l’imposizione è un mezzo per realizzare i diritti sociali». Ruffini si è poi domandato «come potrebbe essere una società senza tasse? Sarebbe una società senza servizi, non in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini». Quanto all’evasione «quasi impossibile per 37 milioni di pensionati e dipendenti - secondo Ruffini - è un modo per tradire il patto che sta alla base della nostra società, di fare concorrenza sleale nei confronti di chi non evade e scaricare su chi paga il costo dei servizi. O peggio, a parità di servizi, di generare nuovo debito che pagheranno le prossime generazioni».

Lorenzo Franchini, ordinario di diritto romano, ha ripercorso, poi, la storia delle regole fiscali nei secoli passati mentre Pietro Tommasino, divisione Finanza pubblica di Bankitalia, ha certificato il calo del tax gap, tranne che per l’Irpef degli autonomi, e Sofia Cecconi, avvocato dell’Agi Toscana, ha analizzato i rapporti fra lavoro irregolare ed evasione.

Il convegno è stato anche l’occasione per le testimonianze sull’educazione alle regole fiscali. Franco Fichera, ordinario di diritto tributario, ha illustrato le esperienze di lezione giocosa con i bambini delle quinte elementari; Giovanni Calì, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Roma, ha raccontato gli incontri svolti dalle scuole primarie all’università a Roma e Mauro Banchini, dell’associazione «Pistoia nessuno si salva da solo», le esperienze di solidarietà dal basso che coinvolgono la città toscana.

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