Rousseau e la “volontà generale”. Perché giustizia e utilità non devono essere separate?
Rousseau propone una mossa radicale: rinunciare alla propria libertà individuale assoggettandosi totalmente alla comunità
di Vittorio Pelligra
6' di lettura
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“Sono per inclinazione naturale un ricercatore. Sento tutta la sete del conoscere e l'irrequieta brama di progredirvi o la gioia che desta ogni acquisizione. Ci fu un tempo in cui credevo che solo questo costituisse l'onore dell'umanità, e sprezzavo il volgo che nulla sa. Rousseau mi ha aperto gli occhi (…) ho imparato a rispettare gli uomini; e troverei me stesso più inutile di un comune lavoratore, se non credessi che questo mio lavoro di ricerca può dare un valore a tutti gli altri, a ristabilire i diritti dell'umanità”. Questo scriveva Immanuel Kant nelle sue Annotazioni alle “Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime” a proposito di Jean-Jacques Rousseau, il primo filosofo moderno a tematizzare l'idea di disuguaglianza sociale come conseguenza del progresso.
Uno stato di cose che si determina attraverso il processo di civilizzazione nel quale si passa dall'originaria indipendenza e autosufficienza alla totale dipendenza dagli altri, dalle loro capacità, dalla loro stima. È in questo contesto che le naturali differenze diventano un fardello, perché si creano gerarchie e dominanze che nel primo stato di natura non avrebbero ragione di essere. Per affrancarsi da tale nuovo, civilizzato, stato di natura e liberarsi del peso della dipendenza Rousseau propone una mossa radicale: rinunciare alla propria libertà individuale assoggettandosi totalmente alla comunità.
In questo modo, perché tale assoggettamento avviene nella reciprocità e riguarda tutti i membri della comunità stessa, nessuno avrà interesse a sfruttare la volontaria sottomissione a proprio vantaggio e a svantaggio di qualcun altro. Incontriamo qui un vero e proprio paradosso secondo cui individui liberi scelgono liberamente di rinunciare alla propria libertà per accettare la soggezione ad un corpo di leggi vincolanti per ritrovare in esse una nuova sorgente di libertà civile e morale.
È questo il primo atto di nascita della società politica. “Una forma di associazione – scrive Rousseau - che protegga e difenda con tutta la forza comune la persona e i beni di ciascun associato, mediante la quale ognuno unendosi a tutti non obbedisca tuttavia che a sé stesso e resti libero come prima”. Dare vita a una siffatta società politica è - continua Rousseau “il problema fondamentale cui il contratto sociale dà la soluzione”. Il Contratto Sociale (1762), dunque, idea fondamentale e opera originale. Quello del filosofo ginevrino si discosta dal contrattualismo di Hobbes e Locke, che pure utilizzano la stessa espressione, unendo però aspetti di entrambe le prospettive precedenti e dando vita ad una posizione nuova: come per Hobbes, il contratto tra gli uomini rappresenta l'atto attraverso il quale si accede ad un ordine politico e alla pacifica convivenza in virtù dei benefici reciproci che tale condizione garantisce e al contratto viene demandato il compito di rendere possibile per gli uomini accedere all'ordine sociale; ma come in Locke, il contratto non può limitarsi a garantire l'assenza di conflitto; esso deve promuovere valori morali che nel caso di Rousseau sono la libertà e l'uguaglianza; quegli stessi valori messi in discussione dal processo di civilizzazione che ha portato dal primo, al secondo stato di natura.
Il primo passo per la stipula del contratto, lo abbiamo accennato nel Mind the Economy della settimana scorsa, è il processo di “alienazione” attraverso cui “ciascuno di noi – scrive il filosofo - mette in comune la sua persona e tutto il suo potere sotto la suprema direzione della volontà generale; e noi, come corpo, riceviamo ciascun membro come parte indivisibile del tutto”. Senza questo primo passaggio il contratto risultante sarebbe caratterizzato da termini iniqui, riflesso delle diseguaglianze e delle ingiustizie che caratterizzano la posizione di partenza. Un contratto ingiusto, dunque, che gli stessi cittadini non tarderebbero a rinnegare o un contratto impossibile da stipulare già in partenza, sul quale sarebbe impossibile far convergere il consenso.









