Jean-Jacques Rousseau e la nascita della disuguaglianza fra gli uomini
Il filosofo ginevrino ricostruisce la parabola dell’organizzazione sociale: da uno stato di natura pacifico all’insorgenza delle società privata, l’origine dei conflitti che distruggono i rapporti
di Vittorio Pelligra
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«Il primo che, cintato un terreno, pensò di affermare, questo è mio, e trovò persone abbastanza ingenue da credergli fu il vero fondatore della società civile». Così scrive il grande ginevrino, Jean-Jacques Rousseau, all'inizio della parte seconda del Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini (1755).
La società civile, dunque, nasce e si fonda sul concetto di proprietà privata, così come sostenevano Locke e Hume. Lo stesso afferma Rousseau. Con una piccola differenza, però.
La proprietà privata come origine della disuguaglianza
Mentre i contrattualisti inglesi associano alla nascita della società civile l'affrancamento dell'umanità dalle pene dello stato di natura, il filosofo svizzero rintraccia nell'abbandono dello stato di natura l'origine della disuguaglianza, della povertà e della miseria.
«Quanti delitti, quante guerre, quante uccisioni, quante miserie e quanti orrori – continua Rousseau - avrebbe risparmiato al genere umano colui che strappando i paletti o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: «Guardatevi dall'ascoltare questo impostore. Se dimenticate che i frutti sono di tutti e che la terra non è di nessuno, voi siete perduti».
La proprietà e tutto ciò che ne conseguirà non ci porterà prosperità e pubblica felicità, ma soltanto conflitto e schiavitù. Nel Discorso Rousseau ci presenta una storia che egli ritiene se non vera almeno verosimile, un resoconto filosofico dello sviluppo antropologico e sociale dell'umanità da una prima fase della vita selvaggia fino allo stadio finale della vita in comune soggetta a leggi positive e ad un governo civile.









