Adam Smith e l'idea “residuale” di giustizia
Hume e Smith, amici ma “divisi” su quattro temi principali: il concetto di sympathy, l’idea di utilità, il ruolo della religione ed il concetto di giustizia
di Vittorio Pelligra
5' di lettura
I punti chiave
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David Hume e Adam Smith sono due giganti del pensiero occidentale, oltre che allievo e maestro e protagonisti di una grande amicizia. Abbiamo visto nel Mind the Economy della settimana scorsa quanto il pensiero di Hume abbia influenzato quello di Smith e abbiamo anche iniziato a vedere i punti nei quali, invece, le loro posizioni divergono. Rispetto alle convergenze abbiamo sottolineato, innanzitutto, quella relativa al metodo filosofico. Il tentativo di trovare una fondazione naturalistica della morale. Una fondazione che esuli dal riferimento ad un volere divino e che si incardini, invece, sulla natura convenzionale dei giudizi umani.
La preminenza delle passioni ed emozioni
Il secondo punto di contatto riguarda la preminenza attribuita alle passioni e alle emozioni rispetto alla ragione. Celebre al riguardo la posizione che Hume esprime nel Trattato sulla Natura Umana secondo cui “La ragione è, e deve solo essere, schiava delle passioni, e non può rivendicare in nessun caso una funzione diversa da quella di obbedire e di servire ad esse”. Il terzo punto di contatto tra i due è legato al ruolo che entrambi attribuiscono alla “sympathy”, la capacità naturale attraverso cui può ottenersi l’obiettività dei giudizi necessaria all’elaborazione di un punto di vista imparziale che possa costituire un valido metro di valutazione rispetto alle regole di giustizia.
Le differenze tra Hume e Smith
Per quanto riguarda le principali differenze tra i due amici esse riguardano, invece, quattro temi principali: proprio il concetto di sympathy, che abbiamo a lungo discusso la settimana scorsa, ma anche l’idea di utilità, il ruolo della religione ed il concetto di giustizia. Tema, quest’ultimo, su cui ci concentreremo oggi.
Hume era convinto del fatto che l’idea di giustizia – “virtù artificiale” – come egli la definisce per via della sua natura convenzionale, si fosse evoluta e consolidata grazie all’utilità, ai benefici, cioè, che le conseguenze di una condotta giusta producono per i singoli, in particolare con riferimento alla tutela della proprietà privata. La giustizia, dunque, acquisterebbe la sua natura morale e vincolante in quanto funzionale all’interesse individuale, un “autointeresse illuminato”, per così dire. Smith va oltre questa posizione affermando, invece, che la giustizia nasce da un senso naturale di indignazione - resentment, lo chiama lui. Tale indignazione si genera nel processo di immedesimazione che, attraverso la sympathy, mettiamo in atto nei riguardi delle vittime di atti ingiusti ed è la stessa indignazione che ci spinge a voler punire i responsabili dell’ingiustizia.
Scrive Smith ne La Teoria:“Quando un singolo uomo viene ferito, o ucciso, pretendiamo la punizione del male che gli è stato inflitto, mossi non tanto da una preoccupazione per l’interesse generale della società, quanto da una preoccupazione proprio per quell’individuo che è stato leso (…) Allo stesso modo, come simpatizziamo con la sofferenza del nostro simile ogni volta che vediamo la sua angoscia, allo stesso modo prendiamo parte alla sua ripugnanza e avversione per qualsiasi cosa l’abbia causata (…) Il sentimento di partecipazione indolente e passivo con cui lo accompagniamo nelle sue sofferenze cede subito il posto a quel sentimento più vigoroso e attivo che ci fa condividere lo sforzo che lui fa per respingerle, o per vendicarsi di ciò che le ha procurate. Questo avviene in modo ancor più forte quando chi ha causato quelle sofferenze è un uomo. Quando vediamo un uomo oppresso e offeso da un altro, la simpatia che proviamo per l’angoscia della vittima serve solo a suscitare il nostro sentimento di partecipazione verso il suo risentimento contro chi l’ha offeso (…) la Natura, prima ancora di qualsiasi riflessione sull’utilità della punizione, ha stampato nel cuore umano, a caratteri nettissimi e indelebili, un’immediata e istintiva approvazione per la sacra e necessaria legge del taglione”.









