Governance

Ricambio generazionale lento nelle aziende familiari dell’agroalimentare

Secondo l’Osservatorio Aun (Aidaf, Unicredit Bocconi) i passaggi al vertice avvengono a un’età media elevata e la governance è più chiusa agli esterni. Ritardo nel colmare il gender gap e solo il 18% degli eredi ha lavorato per almeno un anno fuori dall’impresa di famiglia

di Maria Teresa Manuelli

Solo nel 35,6% dei consigli di ammnistrazione delle aziende familiari del food & beverage conta almeno un terzo di donne

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Il food italiano guadagna, ma in azienda non passa il testimone. È quanto emerge dall’analisi di conti e governance di 1.137 imprese o gruppi alimentari a controllo familiare – dai salumifici veneti ai pastifici del Sud, dai vini del Nord-Est alle conserve campane – che rappresentano il 66% delle oltre 1.700 aziende agroalimentari con fatturato superiore ai 20 milioni censite dall’Osservatorio Aub (Aidaf, UniCredit, Bocconi). I numeri dell’elaborazione condotta uin esclusiva per Food24 disegnano un ritratto contraddittorio: aziende solide, ma sempre più esitanti quando si tratta di cambiare la guardia al vertice.

Fatturato e redditività

Dopo il rallentamento del biennio 2021-2022, il 2023 e il 2024 segnano un recupero evidente. La crescita media del fatturato torna sostenuta: +4,9% nel 2023 e +3,2% nel 2024, pur restando nel 2024 leggermente sotto le non familiari food (+4,1%). Il rapporto tra posizione finanziaria netta e la marginalità (Ebitda) scende a 3,7, al di sotto delle non familiari (4,3). Tuttavia il Roi (ritorno sull’investimento) raggiunge il 9,6%, quasi il doppio del 5,5% delle non familiari, mentre il Roe (ritorno sul capitale proprio) si attesta al 10,4% contro il 4,5 per cento.

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«Un risultato rilevante perché controtendenza rispetto alla media nazionale, dove l’ultimo biennio ha visto invece un calo della redditività» osserva Fabio Quarato, docente e managing director della Cattedra Aidaf-Ey in Strategia delle Imprese Familiari dell’Università Bocconi.

Successione complicata

È quando si sposta lo sguardo sulla successione che il ritratto si complica. Le familiari food hanno al vertice un membro della famiglia nel 79,3% dei casi (76,9% la media Aub) e il 28,5% dei leader ha oltre 70 anni, contro il 25,9% nazionale. Nei consigli solo il 35,6% include almeno un terzo di donne (39% la media Aub) e la presenza di almeno un consigliere non familiare si ferma al 52,4%, sotto la media dell’Osservatorio (55,5%). L’unico segnale positivo riguarda i giovani: il 30,4% dei board annovera almeno un under 40, contro il 26,1% nazionale.

Il settore con la maggiore solidità finanziaria è così anche quello in cui il passaggio generazionale avviene meno spesso. Dopo il picco del 2,3% nel 2020, la quota di aziende che effettuano la transizione è scesa all’1% nel 2024, quando la media Aub si attestava all’1,6 per cento.

«I numeri del food raccontano un settore che sa fare impresa, ma che fatica ad aprire i processi di successione. La solidità finanziaria può diventare un fattore che ritarda la transizione, riducendo la pressione esterna a cambiare», spiega Quarato. Quando avviene, il passaggio è più spesso accompagnato da mentoring – la coesistenza nella carica di co-amministratore delegato tra il fondatore uscente e il successore. Nel 2015-2024, il 42,4% dei casi ha seguito questa modalità, contro il 34,4% della media Aub; nel solo 2024 la quota ha raggiunto il 66,7 per cento.

Migliora la formazione

Le nuove generazioni del food sono le più istruite: l’89,2% ha almeno un diploma (80,6% la media Aub), con le donne al 95,7%. La formazione è orientata prevalentemente verso discipline economiche e finanziarie (57,1%, contro il 50,4% nazionale). Ma solo il 19,4% dei successori ha lavorato per almeno un anno fuori dall’impresa di famiglia (24,3% la media Aub) e appena il 3,1% ha maturato esperienze all’estero, meno della metà della media nazionale (6,8%). Una “nextgen” che arriva al vertice senza aver respirato aria diversa rischia di essere un limite per un settore che compete su mercati globali e deve affrontare sfide – dalla transizione digitale alla sostenibilità – che richiedono apertura verso l’esterno. Mettendo insieme i tasselli – leader anziani, passaggi rallentati, eredi poco esposti, governance chiusa – emerge un rischio sulla tenuta dell’intero sistema.

Secondo le stime dell’Osservatorio Aub, oltre un terzo delle imprese familiari italiane potrebbe essere coinvolto in un passaggio generazionale nel prossimo decennio. Per il food, dove la pressione demografica è maggiore che altrove, la finestra per agire in modo ordinato si sta restringendo. Le risorse ci sono: bilanci risanati, redditività in crescita, una nuova generazione istruita. La domanda è se le famiglie proprietarie sapranno usarle in tempo; e se sapranno farlo aprendo le porte, oltre che passando le chiavi.

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